Premiato alla Mostra di Venezia 2024 “L’anno nuovo che non arriva” è l’ottimo debutto del regista-sceneggiatore rumeno Bogdan Muresanu. Che colloca in un giorno e mezzo gli eventi decisivi nella vita di un gruppo di personaggi, alla vigilia del crollo del dittatore nel dicembre del 1989. Una tragicommedia con molti spunti storico-politici, in cui si intrecciano umorismo nero e riflessione sociale, con un finale in forte crescendo. Eccellente il cast da Nicoleta Hancu a Adrian Vancica
“Caro Babbo Gelo (Babbo Natale, ndr) ti scrivo per i regali. Per mamma una borsa nuova, per me una locomotiva, papà come regalo vuole la morte di zio Nicu”. Ovvero Nicolae Ceausescu, dittatore rumeno in quel momento, dicembre 1989, ai suoi ultimi giorni di potere e di vita. Questa pericolosissima letterina la scrive un bimbo di sette anni, uno fra i personaggi chiave insieme al padre di L’anno nuovo che non arriva di Bogdan Muresanu, vincitore della sezione Orizzonti alla Mostra del cinema di Venezia dello scorso anno. Un film a incastri collettivo, un puzzle tragicomico che sullo sfondo della fine di un regime sanguinario racconta un giorno e mezzo decisivi per un intero paese e in particolare per la sorte di sei donne e uomini in bilico tra le svolte della Storia e quelle della loro vita.
Come ha detto lo stesso Muresanu, 51enne produttore, sceneggiatore e regista qui al suo esordio, “il mio non è il solito film sulla rivoluzione rumena, bensì un’opera sulla vigilia della rivoluzione, sul momento in cui tutto può cambiare ma nessuno lo sa ancora”. Piccolo recap storico. Nicolae Ceausescu, ritenuto in Occidente per molti anni una sorta di leader quasi democratico che si contrapponeva al potere sovietico della Russia, si rivelò sempre più un sovrano megalomane che teneva i cittadini costantemente sotto controllo della polizia segreta, la famigerata Securitate. La sua caduta, probabilmente prevista e di certo assai sperata, fu decisamente repentina: la avviarono grandi proteste popolari iniziate a Timișoara, seconda città del paese, teatro il 16 dicembre 1989 di una violenta repressione delle forze armate con migliaia di morti per le strade. La rivolta però si estese nella capitale Bucarest, dove il 21 dicembre il dittatore fu contestato durante un comizio dalla popolazione, e il 22 dicembre l’esercito lo abbandonò. “Zio Nicu” e sua moglie Elena tentarono la fuga, ma vennero catturati, processati sommariamente e fucilati il 25 dicembre.
Se questa è la location storica del film, noi seguiamo innanzitutto la complicata impresa di un regista televisivo che deve salvare il suo show di Capodanno, un imbarazzante inno al dittatore salvatore della patria, dopo che la show girl principale è fuggita e l’attrice teatrale scelta per sostituirla le tenta tutte per evitare questa umiliante performance. Intanto il figlio del regista ha organizzato con un amico la fuga in Jugoslavia a nuoto attraverso il Danubio, ma viene scoperto dalle guardie di confine su segnalazione di un ufficiale della polizia segreta, la cui madre, una signora distinta e disperata, deve lasciare la casa avita, destinata alla demolizione, per stabilirsi in un nuovo appartamento che lei detesta. Il trasloco è eseguito da un operaio, che va nel panico dopo che il figlio ha scritto e imbucato l’assai compromettente letterina a Babbo Gelo di cui sopra, mentre Ceausescu è ancora al potere.
Insomma una satira a sfondo storico-politico che usa il grottesco della realtà narrata senza metterne in secondo piano la drammaticità, ed esplora la psicologia collettiva di un Paese vittima dell’assurdità del potere, ruotando attorno alle vicende di sei personaggi che cercano di mantenere un equilibrio mentre il sistema si sgretola intorno a loro: esistenze fragili, sotto pressione, alcune coinvolte nel regime altre meno, in un intenso crescendo, dal ritmo quasi alla Kusturica e supportato dal pathos trasmesso dal Bolero di Ravel. Una narrazione caleidoscopica, in cui si intrecciano umorismo nero e riflessione sociale, con un cast eccellente da Nicoleta Hancu a Adrian Vancica. Che a suo modo ha in parte anche un lieto fine. Sicuramente per la Romania, le cui piazze sono visibili nelle conclusive immagini d’epoca, che documentano la festa di un popolo per la caduta di un potere sempre più odiato.
L’anno nuovo che non arriva di Bogdan Muresanu, con Adrian Vancica, Nicoleta Hancu, Emilia Dobrin, Julian Postelnicu, Mihai Calin, Andrei Miercure