Il mondo fragile e ferito di Laura, un enigma che si specchia nella musica

In Cinema

Il terzo dei “Miroirs” di Christian Petzold nasce da un brano di Ravel che la protagonista Laura, colpita dall’improvvisa morte del fidanzato, suona al pianoforte. Rimandando la nitida immagine di un destino precario, in balia delle onde, eppure spinto in avanti, guidato da un ineluttabile istinto di sopravvivenza. Che non si spegne nemmeno nel momento del dolore più atroce. Un film all’incrocio tra ciò che può essere svelato e ciò che deve restare nascosto, una raffinata sintesi poetica fatta di inquadrature di geometrica precisione. Un cinema del non detto, che interpella, affascina e coinvolge

Laura (Paula Beer), personaggio centrale di Miroirs 3 di Christian Petzold, è una studentessa berlinese in vacanza con due amici che non sopporta e un fidanzato che forse vorrebbe lasciare. Un banale incidente d’auto interrompe la routine nel modo più crudele: il fidanzato muore e Laura si trova d’improvviso sola, libera, ma del tutto incapace di decidere che cosa fare di sé. Il caso l’ha portata sulla soglia di una casa isolata, in mezzo alla campagna, dove vive Betty (Barbara Auer), donna dal sorriso accogliente e triste che conduce un’esistenza solitaria ma forse è meno sola di quello che vorrebbe far credere. Laura le chiede ospitalità perché non vuole tornare a Berlino e affrontare il vuoto imprevisto che si è aperto, come un abisso vertiginoso, nella sua tranquilla esistenza di studentessa di pianoforte. Betty è a sua volta ben contenta di accoglierla. Forse fin troppo. Quando fanno la loro comparsa Richard (Matthias Brandt) e Max (Enno Trebs), rispettivamente il marito e il figlio di Betty, la rete delle relazioni si completa ma non per questo diventa meno enigmatica.

La parola “enigma” si adatta in effetti in modo pressoché perfetto a definire il fulcro del nuovo film del regista e sceneggiatore tedesco Petzold, l’undicesimo della sua carriera, il terzo della trilogia degli elementi iniziata nel 2020 con Undine e proseguita nel 2023 con Il cielo brucia. Ancora una volta la protagonista è Paula Beer, presenza magnetica e misteriosa, potente e al tempo stesso sfuggente. Di Laura sappiamo infatti pochissimo, eppure è il suo sguardo ad illuminare il mondo, o perlomeno il frammento di mondo che l’autore tedesco ha deciso di raccontarci. Ancora una volta un microcosmo ferito, abitato da corpi fragili e anime danneggiate, attraversato da tensioni indicibili e silenzi fin troppo eloquenti. Un universo che si rispecchia nella musica come riflesso liquido e cangiante del mondo, ma al tempo stesso specchio oscuro.

Il terzo dei Miroirs di Maurice Ravel – brano che dà il titolo al film – è quello che la protagonista a un certo punto suona, proprio all’incrocio tra ciò che può essere svelato e ciò che deve restare nascosto. E si deve tenere conto che il sottotitolo di questo soave brano per pianoforte è Une barque sur l’océan, Una barca sull’oceano, nitida immagine di un destino precario, in balia delle onde eppure ineluttabilmente spinto in avanti, guidato da un istinto di sopravvivenza che non si spegne nemmeno nel momento del dolore più atroce. Quello che Petzold possiede è prima di tutto il dono della sintesi poetica. Una sintesi fatta di inquadrature di geometrica precisione, solo apparentemente ripetitive, perché ogni volta che uno stesso movimento ritorna, e una stessa scena sembra riproporsi, in realtà la macchina da presa si è spostata, ha cambiato anche solo leggermente angolo visuale, ha lasciato che la composizione delle figure all’interno dell’immagine si modificasse, anche solo un po’.

Petzold si conferma ancora una volta autore raffinato e prezioso, controllato e al tempo stesso profondamente lirico. Il suo è un cinema di fantasmi, dove passato e presente si rispecchiano continuamente e ogni personaggio deve prima di tutto fare i conti con la propria identità, a volte perduta (come nel caso della famiglia di Betty, sconvolta dal lutto e dal bisogno di riempire il vuoto) altre volte ancora tutta da costruire, come nel caso della giovanissima Laura, anima fuggitiva alla ricerca del suo posto nel mondo. Qualunque esso sia. Un cinema del non detto, che interpella, affascina e coinvolge anche e soprattutto per quello che non mostra, quello che lascia fuori dall’inquadratura. Ciò che il regista non ci fa vedere, che lascia invisibile lavorando di ellissi e fuoricampo, è proprio quello che noi siamo chiamati a immaginare. Dando il nostro contributo a mantenere viva l’illusione, a perpetuare l’incantesimo. Forse per sempre. Forse solo fino a quando non si riaccenderanno le luci in sala.

Miroirs n. 3 – Il mistero di Laura, di Christian Petzold, con Paula Beer, Barbara Auer, Matthias Brandt, Enno Trebs, Philip Froissant

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