Ci sono molti modi per avvicinarsi alla comprensione di un grande compositore (che, nel nostro caso, il 19 febbraio compirà 100 anni). La scelta interessante compiuta dai giovani pianisti Dénes Varjon e Izabella Simon, che si esibiranno domani al Lac di Lugano, è di affiancare la sua musica a quella di illustri colleghi appartenenti a un passato più o meno recente. Un viaggio affascinante nel tempo e nel suono
Sembra un’idea molto raffinata omaggiare un musicista come György Kurtág (che domani compie 100 anni) non partendo dalle trascrizioni orchestrali – meravigliose – ma dal rapporto che il grande artista aveva con le composizioni e i compositori per pianoforte. Il 19 febbraio la sala Teatro del Lac di Lugano (spazio di invenzione, studio e condivisione) metterà questo ideale confronto con grandi del passato come Bach, Bartók, Debussy nelle mani di due suoi allievi espertissimi di musica contemporanea: Dénes Varjon e Izabella Simon, attivi da sempre nelle dimensioni più varie connesse al fatto pianistico: dalle grandi interpretazioni solistiche alla didattica per bambini.

Dénes Varjon e Izabella Simon (foto Simon © Labady)
Il concerto si aprirà con un pezzo per quattro mani di Schumann, Bilder aus Osten, e si svilupperà attraverso un itinerario apparentemente tortuoso e probabilmente rivelatore (lo scopriremo il 19) del rapporto di Kurtag con la tradizione pianistica. Saremo dunque ansiosi di riascoltare nell’interpretazione dei due giovani giovani pianisti le trascrizioni dei preludi corali di Bach, dall’organo ridotti al pianoforte, resi noti dalle splendide registrazioni video dove la moglie di Kurtag amplia la melodia attraverso la mano sinistra del marito. Seguiranno alcuni estratti dal ciclo pianistico concepito dallo stesso Kurtág per l’esplorazione infantile (Jatékok, cioè Giochi) e la trascrizione del primo movimento, cioè dell’Andante Tranquillo, dalla Musica per archi, percussioni e celesta di Bartók.
ll concerto si concluderà con un’idea di semplicità pianistica come quella contenuta nella Petite Suite di Debussy.
Sembra così che l’introduzione a uno dei più grandi compositori viventi debba passare più che attraverso la storia della musica del novecento, o del suo rapporto col passato, attraverso la semplice spiegazione di ciò che sta “dietro” al grande fatto creativo, dietro a quella maestà espressiva che fa di Kurtag l’erede di Stravinski. Così come la presenza del suono francese, in alternanza a Bartok, aiuta a capire tanto di quell’atmosfera che si sprigiona quando si ascolta Stele nella versione per orchestra.
In copertina: György Kurtág (foto Hrotkó Bálint / BMC)