Mirandolina attraverso lo specchio, sulle note della canzone italiana

In Teatro

La sorprendente Mille e La Scapigliatura si immergono nelle ombre di una Mirandolina che rovescia la storia partendo dalla fine, per illuminarne le chiavi attraverso le note di Nada, Loredana Bertè, Piero Ciampi, Patty Pravo e Luigi Tenco.

Mirandolina femminista, Mirandolina manipolatrice, Mirandolina sensuale, misteriosa o Mirandolina arresa al suo destino. La più importante protagonista di Goldoni viene raccontata da secoli nei modi più diversi. Forse, se uno ne mancava, era quello della musica. Ci pensano, nella stagione ostinatamente lunga del Teatro Franco Parenti, Mille, cantautrice che raccoglie con eleganza e ambizione l’eredità e la sfida di tutte le grandi interpreti del teatro, e La Scapigliatura. La loro, in scena il 28 di luglio è una Mirandolina attraverso lo specchio: rovescia il racconto partendo dalla fine, dall’abito da sposa che qualcun altro voleva per lei. Ma La Locandiera long play quello stesso specchio l’ha distrutto per abitare una scena disegnata da Paolo Bignamini dalle atmosfere gotiche e trasformare la sua storia. Partendo dal suono di synth sempre più alti, il rovesciamento continua guardando all’indietro, trasformando cioè la storia che tutti pensano di conoscere in un long play(ing), un disco del tempo del vinile, ma anche una rappresentazione che della musica fa non solo parte  integrante ma meccanismo di svelamento degli stessi protagonisti, quando parlano con le parole della grande canzone italiana.

A partire dalle note basse di Nada restituite – come le altre – con una sorprendente vicinanza,e una postura tra il jazz e il blues, usate per fotografare un momento – Non c’è niente di meglio / Che stare ferma dentro a uno specchio – mentre lei si spoglia del vestito bianco per un più pratico pantalone e gli uomini della pièce magnificano le loro piccolezze. Questa lettura, firmata Giulia Asselta, infatti asciuga il testo facendone emergere soltanto i rapporti di genere e di potere, molto prima che sentimentali. Tanto è vero che se a Nicolò e Jacopo Bodoni, alias La Scapigliatura sono affidati i ruoli, pur meno grotteschi di alcune altre interpretazioni, del Conte e del Marchese,  il Cavaliere diventa invece, grazie a un semplice cappello,una sorta di alter ego, un doppio della Locandiera. Lei qui ha una sfrontatezza che ricorda quella di Carla Gravina, e insieme una cifra popolana tramite un mercato dialetto romano un po’ napoletano che sembra volere toccare certa Anna Magnani

In effetti Mille gioca anche col personaggio, gestendo un modo convincente misurato brani corposi del testo originale senza volersi togliere il gusto di conferirle un’ironia che la fa parlare dell’oggi, tra cantanti dai pubblici ocenici ed ex generali discriminatori, e coinvolgere il pubblico con una naturalezza da performer di razza.
Dentro questa versione compatta in termini di durata c’è, se non tutto, molto di ciò che ha  reso questo testo un classico. La rivendicazione femminile qui tradotta nel grido di Loredana Bertè – non sono una signora, ma una per cui la guerra non è mai finita! -e le incertezze del maschile che del teorema di Marco Ferradini vedono qui restituito il significato reale -opposto alla singola strofa che sovente se ne ricorda.

 Scelte non solo intelligenti. ma che permettono di capire lo svolgersi della storia, offrendo ai personaggi un grado di sincerità che alla lingua di Goldoni era necessariamente sconosciuta, e talvolta sono perle nascoste ai più, come la dolente – il vino, di Piero Ciampi,sono dentro a un fosso – voce della disperazione della ossessione ma privata del suo disperato e catartico finale che pure avrebbe potuto essere perfettamente coerente. Ma se non c’è spazio per gridare “Spera Mira, spera!“, ce n’è invece per un gioco della seduzione che in questa lettura diventa più esplicita e giocosa, come un Pensiero stupendo che allude senza alludere affatto. Con Patty Pravo si evoca anche quell’immagine un po’ ambigua e un po’ queer che alcuni avevano rintracciato in Goldoni nelle due commedianti – Latella ad esempio lo aveva reso esplicito. C’è però l’amore mancato e spiazzante, specchio in pezzi della mente umana, a cui non si può non dare le parole di Luigi Tenco. Ne esce un concerto teatrale sorprendente e di qualità, in primo luogo per il talento dell’interprete, convincente sia come interprete che come attrice, e poi perché dimostra cosa succede quando la musica riesce a rendere presente il teatro e quest’ultimo la riempie di senso nuovo ma coerente. Così, mentre l’uomo convinto di poter comandare si ritrova solo, abbandonato in uno stupido hotel a scontare le conseguenze della propria presunzione, il vestito da sposa si incarna in una visione passata, diventa interlocutore di fronte a un’attualità senza tempo.E la locandera, oggi come allora, si fa garante della propria libertà. Perché

Amarsi un po’
È un po’ fiorire
Aiuta sai
A non morire
Senza nascondersi
Manifestandosi

Per diventare noi
Veramente noi

ph. © Marcella Foccardi