Il pianista salentino apre con misura e suono cristallino la stagione dell’associazione concertistica. La sua esibizione, Schubert e Chopin, conquista il pubblico del Conservatorio e lascia ben sperare per i prossimi appuntamenti. Protagonista il 12 ottobre l’Orchestra Scarlatti Young diretta da Gaetano Russo
Sarà che il lunedì è un giorno impegnativo, sarà che il concerto dell’altro ieri, in quanto primo fra quelli “ordinari” delle tre principali società concertistiche milanesi, aveva la responsabilità di risvegliare ufficialmente la Sala Verdi dai torpori musicali estivi, sarà che il calendario del Conservatorio a partire da questo momento diventerà fittissimo: in ogni caso, l’appuntamento che ha aperto la programmazione delle Serate musicali è iniziato in punta di piedi. Ciò nulla toglie all’alto valore dell’esibizione né all’accoglienza tributata al pianista Roberto Cappello, protagonista della serata, uno tra gli «Amici più fedeli» dell’ente concertistico; ma fa in un primo momento aggrottare la fronte, e dà inevitabilmente luogo alle annose riflessioni sulla situazione attuale della classica.
Quando il Maestro entra sulla scena, con passo schietto, il pubblico, che occupa qualcosa come la metà della sala, è ancora in parte distratto, intento a sfogliare il programma di sala, da lui stesso firmato. Ma l’esperienza che Cappello ha alle spalle è lunghissima e gli bastano poche battute della Sonata D. 960 di Schubert per cambiare l’atmosfera: cala il silenzio e l’attenzione si fa palpabile.
Il suono è cristallino, controllato, pienamente coerente con la nobiltà ascetica che la musica suggerisce. La sua cantabilità è pulita, franca, tuttavia venata da un’asincronia tra basso e linea melodica talvolta forse ridondante. Nel dilatato primo movimento, il raccordo fra lo sviluppo e la ripresa rappresenta un momento di rara sospensione, che il Maestro rende magnificamente, con una sonorità diafana, ‘da lontano’.
Oltre al senso di tersa sobrietà che spicca dal suo pianismo, almeno altri due sono i punti forti di Cappello: una grande capacità di creare piani sonori ben distinti e una gestione magistrale delle risonanze e del pedale. Entrambe caratteristiche che emergono pienamente nell’Andante sostenuto, dove, su un tappeto sonoro sempre perfettamente organizzato, si stagliano con diversa brillantezza il canto e gli elementi interni dell’accompagnamento. Uno Scherzo forse un po’ più presente di quanto non ci si aspetterebbe, concluso da un timido applauso (che vorrebbe dunque un finale di sonata ripiegato su un pianissimo), lascia spazio a un ultimo movimento frammentario ed esitante, così come la partitura richiede, che trova i suoi momenti più alti nelle tante frasi sussurrate. La coda chiama i battimani, che questa volta esplodono convinti, senza nemmeno attendere la completa chiusura dell’ultimo accordo.

Una sola uscita e nessun intervallo. Cappello inanella subito il seguito del programma, che non si prospetta meno impegnativo: tutto Chopin, con la Sonata op. 35, i due Notturni op. 62 e la Polonaise-Fantaisie op. 61. Il clima, naturalmente, cambia del tutto: a uno Schubert in generale più asciutto e a tratti trasparente risponde uno Chopin più rotondo, pastoso. La Sonata inizia assertiva, in totale contrasto con quanto appena ascoltato. Lo Scherzo è bellissimo, tutto guizzi, improvvisi crescendo e nervosismo, nel più meticoloso rispetto della scrittura di Chopin. Per la celeberrima Marcia funebre, Cappello sceglie di non abbandonare del tutto il vitalismo ansiogeno del movimento precedente, offrendone una lettura che inizia vagamente inquieta e sembra volersi ribellare all’immobilità della morte. Così come nel finale, dove predilige il fiammeggiare vertiginoso delle terzine al loro spettrale fruscio, optando per continui bagliori dinamici piuttosto che per una sonorità più monotona e impalpabile.
Come se gli episodi di carattere meditativo fino a questo punto non fossero stati abbastanza, il resto del concerto è quasi una lunga coda introspettiva, animata da «una voce sommessa e inquieta che pare rivolgersi soprattutto al proprio spazio intimo». Il vertice si raggiunge nel secondo notturno, dove ancora una volta il senso della misura del Maestro porta a dei magnifici risultati di fluttuazione lirica. Al termine della Polonaise-Fantaisie, brano in cui «il ricordo della danza eroica sopravvive soltanto quale eco remota», il pubblico è pienamente soddisfatto. Gli applausi sono calorosi”. Cappello saluta l’uditorio un paio di volte, senza dare l’impressione di voler concedere un bis. Quando i più hanno perso ogni speranza, gli applausi convincono il pianista a un fuori programma. Sarà di nuovo Schubert, un altro brano «verso il silenzio» (per ricordare il titolo del programma di sala), il delicatissimo Improvviso D. 899 n. 3.
La serata è un successo franco, nonostante le tiepide premesse, e la stagione 2026/2027 delle Serate musicali è ufficialmente aperta. Per le prossime settimane il cartellone prevede un appuntamento per la serie Il Settecento napoletano e dintorni, con l’Orchestra Scarlatti Young diretta da Gaetano Russo (anche nella veste di clarinettista) e i soprani Rossella Costa e Dorothy Manzo (12 ottobre), e uno dedicato ai Primi Premi internazionali, con il ventisettenne Jaeden Izik-Dzurko, vincitore nel 2024 del Leeds International Piano Competition (19 ottobre).
Certo, il lunedì è un giorno difficile, ma iniziarlo sapendo che alla sera si ascolterà un concerto come quello dell’altro ieri è forse un modo per partire al mattino con il piede giusto.