La voce tersa di una donna cui la vita (e la dittatura) hanno strappato amici, affetti, conoscenti vince, umanamente, sul danneggiamento possibile. Con occhio che non rinuncia ad essere umano, Natalia nell’ultima stagione della sua vita continua a guardare con amore le ombre – e le ombre, naturalmente, sono con lei benevolenti. Feltrinelli Gramma pubblica il romanzo di Juliana Leite: una delle più interessanti autrici brasiliane contemporanee.
‘Lei apre gli occhi un altro giorno e non può impedire a se stessa di sentirsi un po’ libera, è così che si sente, come una che ha dormito su un’amaca fresca e si è svegliata libera di scegliere cosa fare in una mattina come tante’.
Quel che sconvolge nell’ultimo libro di Juliana Leite, Esemplari umani, è che la protagonista di queste delicate sensazioni, così piene di serenità, è una vecchia, vecchissima, Natalia. Lei vive nella sua piccola casa isolata dal mondo, con le tapparelle semichiuse come per far credere che non ci sia nessuno. Tutti i suoi amici sono morti, qualcuno ucciso in modo violento dai miliziani della dittatura, qualcuno di stenti, qualcuno di vecchiaia, come capiterà a lei.

La vecchia si alza, prepara una buona colazione, sistema i cuscini e rinfresca la stanza; sorride: è tutto in ordine, qualcuno potrebbe sempre venire a trovarla. Si guarda attorno con un sorriso appena accennato, in fondo ha avuto una vita piena, ha amato ed è stata amata, ha combattuto per la libertà del suo paese, si è nascosta in clandestinità, forse la spiano ancora, è per questo che tiene le tapparelle abbassate, forse è solo una precauzione inutile.
Guarda la casa, ogni oggetto le richiama alla mente le persone che ha conosciuto e, a poco a poco, affiorano nella sua memoria e prendono vita.
Vincente, il marito così amato, collezionava carte geografiche meravigliose; negli ultimi anni era diventato magro, tutto rattrappito dalle torture; era così goloso di quegli appiccicosi biscotti al rum, se li mangiava di nascosto come un bambino.
Laggiù in fondo alla strada c’è Jorge, il senzatetto, che aveva piantato la sua tenda coi suoi sacchetti proprio davanti a casa, facevano due chiacchiere, gli dava da mangiare, in cambio di un Campari prediceva il futuro. Una notte erano arrivati gli squadristi e per ripulire la città gli avevano dato fuoco.
Tutti gli amici che avevano vissuto con lei gli anni della violenza della dittatura, del crollo delle ideologie, di quel Brasile, il suo Brasile che non è più quello che aveva tanto amato, si affacciano tra i mobili, le tende delle sua casa come personaggi di un teatro della vita niente affatto perduto, ma allegro e attuale.
Mentre si prepara qualcosa da mangiare, Natalia risente la forza, il calore del loro affetto, la pienezza della vita.
Juliana Leite riesce a compiere un miracolo, cioè a mantenere la gioia di vivere in un mondo violento e ingiusto. Qualsiasi dittatura non può distruggere noi stessi, l’amore che abbiamo dentro. La vecchia Natalia dovrebbe essere un esempio per tutti col suo magnifico insieme di forza e delicatezza.