Il calcio, la vita: la quarta stagione di Ted Lasso promette e mantiene

In serieTV, Weekend

Buonista? Rassicurante? O, invece, capace di parlare di sentimenti (e di football) con profondità, delicatezza e ottime battute? Gran lavoro di squadra e scrittura di qualità per la quarta stagione di ‘Ted Lasso’, l’improbabile e ottimista allenatore cui dà vita Jason Sudeikis, che a sorpresa vira verso il calcio femminile

Ted è un signore di mezza età dall’aspetto rassicurante, abbigliamento casual ma curato quanto basta, folti baffi alla Magnum P.I., sorriso contagioso e un ottimismo apparentemente inattaccabile. Ha solo un problema: allena nel campionato di calcio più competitivo al mondo, e non ha ancora capito il fuorigioco. Diciamolo subito: arrivata ormai nel pieno di una inattesa quanto sperata quarta stagione, Ted Lasso è la serie di cui non sapevate di avere un gran bisogno, a meno che, ovviamente, non ne siate già innamorati. Nato nel 2013 come protagonista di alcuni spot del canale americano NBC Sports, il personaggio creato dal comico Jason Sudeikis ha saputo da subito entrare nel cuore di milioni di spettatori, appassionati di calcio e non solo. Sì, perché per Ted, catapultato dagli States su una panchina di Premier League con i suoi modi garbati e le fattezze da “cosplayer di Ned Flanders”, lo sport è soltanto la linea di partenza (o il pretesto) per l’evoluzione emotiva di chiunque abbia attorno, protagonista o comparsa che sia. Il suo mestiere non è vincere o perdere, ma aiutare ogni componente del team “a essere la miglior versione di sé stesso, dentro e fuori dal campo”. Sembrerebbero i presupposti per il più classico sport movie all’americana, di quelli in cui il coach in cerca di una seconda chance finisce per fare da figura paterna a uno o più giovani talenti dal carattere indomabile. E invece no: fin dall’episodio pilota, ecco che figure apparentemente macchiettistiche riescono a centellinare, un indizio alla volta, storie di debolezze e rivincite, cadute e nuovi inizi, in cui non esistono mai solo il bianco e il nero, e niente è davvero come sembra. 

Troppo buonista? Forse. Ma, come dichiarato dallo stesso Sudeikis, in un periodo storico come questo, tornare a parlare di buoni sentimenti (pur senza banalizzarli) farà a molti l’effetto di una vera e propria boccata d’aria fresca. Forse è proprio lì il segreto del successo di Ted Lasso, certificato anche da una pioggia di premi tra Emmy e Golden Globe: la capacità di raccontare quel che sembravamo aver dimenticato, e riuscire a farlo con profondità e delicatezza insieme. Un ritratto che non potrà fare a meno di suonare familiare ai fan di Scrubs, altra serie storica e mai dimenticata (al punto da guadagnarsi un trionfale ritorno sedici anni dopo la prima conclusione) che, guarda caso, con Ted Lasso condivide la firma e l’impronta inconfondibile di Bill Lawrence in qualità di co-autore e produttore esecutivo. Non è ovviamente l’unica: le avventure dello sgangherato ma inaffondabile club calcistico “Richmond FC” e del suo improvvisato allenatore sono un vero e proprio lavoro di squadra, e non potrebbe essere altrimenti. A scriverle e dargli vita sul set, oltre a un Sudeikis sempre più tutt’uno con il suo personaggio, sono infatti altri due tra i protagonisti della saga, ovvero l’irresistibile aiuto-allenatore “Beard” Brendan Hunt e lo scorbutico ma carismatico capitano Brett Goldstein/Roy Kent, ricalcato sulla figura del quasi omonimo storico leader del Manchester United Roy Keane.

Ma attenzione a non cadere nell’errore di considerarla soltanto una serie scritta da uomini per uomini. Se già nei suoi primi tre capitoli le vicende del gruppo squadra viaggiavano in parallelo con quelle della pin-up (prima) e business woman (poi) Juno Temple, e soprattutto della strepitosa Hannah Waddingham nei panni della vendicativa proprietaria del club, la stagione in corso spinge ancora più in là l’asticella del ribaltamento di premesse e luoghi comuni troppo spesso associati al soccer o football che dir si voglia. La Season 4, prodotta e distribuita da Apple TV+ come le precedenti, vira a sorpresa verso il mondo del calcio femminile, almeno in Europa decisamente meno mainstream e ben più bistrattato della controparte maschile. Un mondo tutto da scoprire, dunque, soprattutto nel suo dietro le quinte fatto di difficoltà logistiche, finanziarie, di visibilità e reputazione. A non cambiare è invece la ricetta che ha fatto fin qui la fortuna del format: personaggi e gag esilaranti, dialoghi arguti e infarciti di citazioni a raffica (a tal proposito regge ancora benissimo il continuo confronto tra yankee e brits), ma anche la capacità di affrontare argomenti serissimi, riuscendo a parlare direttamente al cuore di chi guarda. In questo, anche dopo quattro stagioni e la chiusura di un primo arco narrativo, Ted Lasso si dimostra comunque in pienissima forma: nella capacità di prendere per mano il suo pubblico e accompagnarlo col sorriso lungo la strada panoramica della crescita interiore, verso un lieto fine scontato, sì, ma mai paternalistico o banale. Un messaggio di speranza come solo lo sport sa regalarne (“Believe” recita il cartello nello spogliatoio del Richmond FC), e un invito ad andare oltre l’immagine, per apprezzare il contenuto nascosto in ognuno di noi. Be curious, not judgmental

Ted Lasso, di e con Jason Sudeikis, Brendan Hunt e Brett Goldstein, con Juno Temple, Hannah Waddingham, Jeremy Swift, Phil Dunster, Toheeb Jimoh, Nick Mohammed, Tanya Reynolds, Faye Marsay, Anthony Head, Sarah Niles.