Corpi sul prato a Villaggio Barona. Quando una residenza artistica diventa un’esperienza di comunità

In Arte

Si è svolta al Villaggio Barona di Milano Corpi sul prato, la residenza a km 0 ideata nell’ambito di Corpi 2.0®, il progetto di residenze nomadi di Corpi sul palco® e Teatro Linguaggicreativi dedicato alla performance nelle arti visive, che ha visto protagoniste le artiste e gli artisti selezionati per la residenza assieme alle persone che abitano il Villaggio e il suo circondario. Un momento che ha visto intrecciarsi le proposte degli artisti con la vita quotidiana di chi assiste e partecipa fino a diventarne parte.

Ci sono performance che chiedono al pubblico di fermarsi passivamente a guardare. Altre che si intrecciano con la vita quotidiana di chi assiste e partecipa fino a diventarne parte. È quanto accaduto al Villaggio Barona di Milano con Corpi sul prato, la residenza a km 0 ideata nell’ambito di Corpi 2.0®, il progetto di residenze nomadi di Corpi sul palco® e Teatro Linguaggicreativi dedicato alla performance nelle arti visive, che ha visto protagoniste le artiste e gli artisti selezionati per la residenza, César Ernesto Arenas Ulloa, Chiara Aru, Alessandra MR D’Agostino, Greta Dell’Oro, Neri Javidiani e Jacopo Peroni, Martina Lamberti ed Elena Lerra.

I partecipanti a Corpi sul prato, da sx: Chiara Aru, Jacopo Peroni, Neri Javidiani, Andrea Contin, Greta Dell’Oro, Martina Lamberti, Elena Lerra, Alessandra MR D’Agostino (in attesa di Neri Javidiani e Jacopo Peroni)

La restituzione finale, inserita nel programma della Seratona al Villaggio Barona – quattro giorni di spettacoli, intrattenimento, musica e arte proposto per il secondo anni di seguito da Teatro Linguaggicreativi – ha trasformato il parco e gli spazi comuni del Villaggio, uno dei primi esperimenti di housing sociale realizzati in Italia, in un percorso performativo diffuso, attraversato dagli abitanti con una partecipazione ben superiore alle aspettative. Famiglie, bambini, anziani, frequentatori del bar e semplici passanti hanno seguito gli artisti nella preparazione dell’evento e all’evento conclusivo tra un’azione e l’altra, sostando, intervenendo, offrendo aiuto, ponendo domande, modificando spesso il corso stesso delle opere. Una risposta spontanea che racconta molto della qualità delle relazioni costruite negli anni all’interno del Villaggio Barona e del lavoro culturale sviluppato da Teatro Linguaggicreativi nel territorio.
In un tempo in cui le residenze artistiche coincidono sempre più spesso con l’idea di spostamento, viaggio e isolamento produttivo, Corpi sul prato ha scelto una direzione diversa. La ricerca si è sviluppata “a km 0” nel luogo in cui gli artisti vivono, lavorano e si incontrano abitualmente. Lo Studio Albatros, condiviso da Andrea Contin e Andrea Kvas con altri artisti più giovani all’interno di Villaggio Barona, è diventato il punto di partenza di un percorso costruito sul concetto di prossimità, da cui osservare il territorio, abitarlo, attraversarlo lentamente, lasciarsi trasformare dalle relazioni che vi si instaurano.

Gli interventi di Aronne pleuteri, Roberto Casiraghi e Marcella Vanzo

Durante le settimane di residenza i partecipanti hanno incontrato quattro artisti invitati, ciascuno portatore di una diversa idea di trasmissione. Andrea Contin ha aperto il percorso condividendo il proprio studio, la propria ricerca e alcune riflessioni sui processi creativi sviluppate intorno al concetto di Euristica del cazzeggio. Aronne Pleuteri ha guidato una lunga azione collettiva nel parco, trasformando una marcia con scope e improvvisazioni performative in un esercizio di ascolto reciproco culminato in un gelato condiviso al bar del Villaggio. Roberto Casiraghi, docente di Pittura all’Accademia di Brera, ha spostato l’attenzione sul rapporto tra gesto e segno attraverso pratiche di improvvisazione grafica e di fiducia corporea. Marcella Vanzo ha infine ricondotto il gruppo alla storia della performance, facendo sperimentare direttamente alcune azioni tratte dalle ricerche di Bruce Nauman, Vito Acconci, Fabio Mauri e altri protagonisti del secondo Novecento. Incontri hanno costruito un ambiente di ricerca nel quale il confronto tra generazioni, poetiche e linguaggi è diventato parte integrante del processo creativo.

Le performance della restituzione finale al Villaggio Barona, 16 luglio 2026
foto di Guia Pozzoni tranne Achievement, foto di Alessandra MR D’Agostino

Le opere presentate nella restituzione hanno riflesso questa pluralità di approcci. Martina Lamberti ha trasformato in una paradossale somma di opposti la fatica fisica nello sforzo di trascinare una piccola motocicletta per bambini fino allo sfinimento. Elena Lerra ha evocato la figura del Babau intrecciando fili neri tra gli alberi con maschere e guanti realizzati in corteccia, palma e ricamo. César Ernesto Arenas Ulloa ha invitato il pubblico a tagliargli ciocche di capelli, trasformando un gesto intimo in un intenso e in parte cruento rituale condiviso di affidamento. Greta Dell’Oro ha costruito una lenta relazione con il paesaggio, con l’aura quasi di un’apparizione, muovendosi bendata entro il raggio di una corda fissata al terreno. Neri Javidiani e Jacopo Peroni hanno presentato una versione site-specific del progetto La Lucertola, affidando a un’automobile la diffusione sonora della performance, su cui i loro gesti coreograficamente sensuali ed evocativi hanno abbracciato i passanti incantati dalla loro grazia. Chiara Aru ha coinvolto gli abitanti del Villaggio sin dall’inizio della residenza chiedendo loro di lasciare bottiglie di plastica vuote nel cesto lasciato appositamente al bar, che ha poi disseminato il giorno della restituzione sul campo da basket organizzando un torneo. Mentre i ragazzi del quartiere correvano e giocavano, il rumore delle bottiglie trascinate e lanciate sul pavimento produceva un paesaggio sonoro inatteso, simile al frangersi delle onde o alla pioggia, mentre la presenza dell’artista a centro campo segnava, togliendosi strati su strati di vestiti, il tempo del gioco. Alessandra MR D’Agostino ha invece affidato agli abitanti una semplice richiesta: lasciare un messaggio anonimo in risposta a due domande sull’impronta lasciata dalle persone nella propria vita. Alla fine della serata la scatola conteneva decine di foglietti scritti a mano, testimonianze spontanee che hanno trasformato la performance in un archivio collettivo della memoria del quartiere. Ad accompagnare infine il pubblico lungo questo percorso è stato Andrea Contin, direttore artistico per la performance di Teatro Linguaggicreativi, che ha concluso la serata sedendosi a un tavolino del bar del Villaggio per leggere i tarocchi a chiunque desiderasse fermarsi per un’ultima occasione di incontro e condivisione

Andrea Contin durante una lettura di tarocchi, foto di Guia Pozzoni

L’esperienza di Corpi sul prato suggerisce una riflessione che va oltre il progetto stesso. La partecipazione degli abitanti del Villaggio Barona non rappresenta un episodio isolato, ma il risultato di un lavoro culturale sviluppato nel tempo, capace di mettere in relazione spazi, persone, associazioni, artisti e pratiche quotidiane. In un contesto di housing sociale concepito come luogo di comunità, l’arte entra con naturalezza nella vita del quartiere e viene riconosciuta come una delle forme attraverso cui quella comunità continua a immaginare e raccontare se stessa.