Marcella Vanzo. Qui ed ora, e ancora, e stop

In Arte

Il 29 aprile scorso si è inaugurata Anemone, mostra personale di Marcella Vanzo per il terzo capitolo di “e quel che Alice vi trovò”, ciclo di mostre tra opere, spazio e performance presentato da Red Lab gallery di Milano e Corpi sul palco®, a cura di Lucia Pezzulla e Andrea Contin. Presentiamo qui non una recensione ma il testo curatoriale, che asseconda e abbraccia la poetica e l’intensità dell’evento che continuerà, carico di tracce e di memorie, fino al 26 giugno prossimo.

“Mi ricordo un giorno, dopo aver giocato tutto il pomeriggio a pallone con gli amici, ci siamo stesi su un prato. Il sole se n’era appena andato, eravamo stanchi, sudati, guardavamo il cielo che diventava sempre più scuro, sentivamo quest’erba fresca, e nessuno parlava. Ecco, quel giorno io sono stato felice”. Così Don Giulio, il giovane prete protagonista de La messa è finita di Nanni Moretti, parla al corpo immobile della madre, steso sul letto, ormai simulacro della persona che fu.
“Raccoglimi dalla Terra come un fiore, come un bambino stanco ora voglio riposare”, canta Giuni Russo nel testo de La sua figura, ispirata ai testi di San Giovanni della Croce.
“Buonanotte mio tesor, che riposi tra gli angeli”, mi cantava la mia mamma quand’ero piccino, improvvisando a memoria la Ninna nanna di Brahms, che ancora oggi io, sempre piccino, abbasso le palpebre in un alito di calore nel sentirla.

La felicità come abbandono infantile alla gioiosa stanchezza del corpo, tra braccia sicure, riposo dal frenetico presente dell’esistenza al suo inizio, possibilità cosmiche infinite, nessuna responsabilità, nessun pensiero di morte, perché questo dovrebbe essere l’infanzia. Solo qui ed ora e ancora e stop, adesso dormo per poi ricominciare, qui ed ora, e stop. L’infanzia, stato di grazia e onnipotenza, che in quanto eterno presente non può essere passato. Così come il futuro non può essere futuro perché è profezia nel presente, oracolo quotidiano in cui tutto è simbolo e analogia, proiezione di sé in un’ipotesi di domani che forgia, un passo alla volta, quel che siamo, di nuovo, qui ed ora.
È in questo turbine di qui ed ora dislocati in una girandola spazio-temporale che si muove Marcella Vanzo in Anemone, fiore del ricordo, la sua mostra da Red Lab Gallery che non è mostra ma installazione. Meglio ancora, environment, ambiente, opera unica e unitaria i cui elementi ruotano attorno al fulcro immobile e vivissimo del suo corpo innalzato in cima a un letto principesco, che è altare e sepolcro, da cui colano capelli e pittorici panneggi.

“Un’immagine – ci dice – raggiungibile invece che irraggiungibile, diversa da tutti i punti di vista.
Un’immagine fiabesca da esplorare da vicino e da vedere intera da lontano.
Meraviglia e vulnerabilità una accanto all’altra, a disposizione di chi guarda.
Una piccola offerta di gioia”.
Offerta del suo che è il nostro corpo, identità cangiante, catalizzatore di ricordi e prospettive come la madre di don Giulio, come la principessa sul pisello sopra mille materassi, come Biancaneve avvelenata dalla mela. Innalzato da noi, suoi nani devoti, il corpo vestito di feste domina la luce intima e calda che avvolge l’ambiente, sotto lo sguardo vitreo di facce antiche a cui, con mano sapiente, ha ridato carne pulsante ceramico-vetrosa e alchemici umori solidi e neri. La circondano i legni del mare, la materia plasmata, la sedia dei bimbi che giocano agli adulti, in un gioco che noi adulti giochiamo di continuo e per questo, noi come loro, siamo immersi nell’eterno presente dell’infanzia.
Intanto le note della Ninna nanna di Brahms, che non è una ninna nanna ma è la ninna nanna, escono dallo spazio stratificato della galleria e si spandono liquide nel circondario, verso il politeama di finestre e terrazzini che circondano lo spazio oltre la finestra. Mentre noi, rapiti, ritroviamo l’abbandono rigenerante, adesso dormo per poi ricominciare, qui ed ora, e stop.

E Alice? Apparirà, se apparirà, se e quando deciderà di attraversare lo specchio. E allora giocheremo, assieme, finché stanchezza – felicità – ci colga.

Marcella Vanzo, Anemone, Red Lab gallery, Milano, fino al 29 giugno 2026

Tutte le immagini: Marcella Vanzo, Anemone, ph. Angelo Iaia, Courtesy l’artista, RedLab Gallery e Corpi sul palco®

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