Raccontami una storia per non andare a dormire. Due parole su Speednews di Matteo Bergamini

In Arte, Letteratura

Appena uscito per art-frame books, “Speednews. L’arte scritta veloce” di Matteo Bergamini attraversa vent’anni di giornalismo culturale per interrogare il rapporto sempre più problematico tra informazione, critica e velocità. Tra memoir professionale e saggio, il libro riflette su come social media, algoritmi e intelligenza artificiale stiano trasformando il modo di raccontare l’arte e, forse, di guardarla.

Matteo Bergamini, giornalista e critico d’arte, ci racconta di essere entrato nella storia dell’arte al liceo, scegliendo Guernica di Picasso al posto della Venere di Botticelli, e di non essersi più fermato.
Lo scrivere d’arte, come mestiere, forse glielo ha ispirato Sophie Calle quando, nella notte bianca in cima alla Torre Eiffel nel 2002, chiede ai parigini di raccontarle una storia per non andare a dormire. Ecco, Speednews. L’arte scritta veloce, la sua ultima fatica letteraria uscita per i tipi di ART-FRAME Books, è una storia, anzi un libello intero, un altro manifesto anarchico di Matteo Bergamini (si firma @matthewbergamino su IG) che per parlare di giornalismo d’arte ha già scritto nel 2021 per postmedia books L’involuzione del pensiero libero, un libro che analizza in modo lucido e poetico, radicale e senza ipocrisie le dinamiche del mondo dell’arte. Esige, citando Francesca Alinovi, di cui tra l’altro ha curato gli scritti insieme a Veronica Santi, “elettroshock e climax di lavori irritanti e sublimi”.
Cinque anni dopo e dall’altro emisfero – da subito dopo la pandemia Bergamini vive soprattutto in Brasile – ci descrive l’arte come Speednews, ovvero “una tesi condensata in un telegramma: la goccia nel mare che tiene in vita l’ecosistema diario di un giornale, la virgola che fa la differenza in un periodo complesso. Una news lanciata nel modo giusto è l’anima della rivista online.”

Di esperienza in questo senso Bergamini ne ha parecchia. Oltre a descriversi come cane sciolto dotato di perplessità e ironia, è critico d’arte e curatore, ha diretto Exibart (a proposito, quella che era la sezione delle speednews della rivista, quindici anni fa, ha ispirato il titolo) ha scritto per D La Repubblica e Umbigo Magazine in Portogallo, collabora con Il Giornale dell’Arte ed è redattore capo di ArtsLife. E oltre al già citato L’involuzione del pensiero libero. Arte e giornalismo all’epoca del non detto (Postmedia Books, 2021) ha anche curato un racconto di viaggio, Prisa Mata. Diario Marocchino (Postmedia Books, collana Sartoria Editoriale, 2020) e tiene banco in diverse accademie italiane e non.
Speednews è un secondo manifesto militante, potremmo definirlo un saggio di antropologia cannibale del sistema dell’arte. Consumato in prima persona nella prima parte del libro, vedi indice: Un lavoro bellissimo; Engagment; Il lavoro è gratuito? Incontrare il mondo e Come si scrive? titoli che saltano subito all’occhio; l’autore è piuttosto indigesto nella seconda, il cui sottotitolo molto eloquente è: Una pretesa di scientificità. Mi fermo qui.
Prima e seconda parte, corpo e mente, fanno da preludio alla terza parte del libro, definita ironicamente Appendice, che invece consta del banchetto vero e proprio per chi legge. Troviamo infatti una serie molto curata di articoli di questo autore a partire dal primo, La isla bonita, del 2011 sulle dinamiche dell’arte Manhattan, che lo fece entrare ufficialmente nella redazione di Exibart, fino a un paio di reportage bollenti dall’Amazzonia del 2025, passando per una splendida intervista a Massimo Minini per i 40 anni della sua attività, la recensione della mostra di Wim Delvoye al MAH di Ginevra, un’intervista mordente a Teresa Margolles e, per concludere, un articolo provocatorio intitolato: L’arte deve tornare reazionaria?

Insomma, secondo Bergamini scrivere d’arte non è mai una condizione imparziale: è schierarsi, è militare, è navigare e navigare può essere pericoloso, non ci si può esimere dal fatto che si sta scrivendo per una questione poetica e, come ci ricorda Giorgio Manacorda in Apologia del critico militante, citata dal nostro autore: “La poesia, essendo espressione del nostro corpo, è un inspiegabile fatto di natura, che non ha nulla a che vedere con la produzione di senso”.

Restare indifferenti è impossibile, non vi resta che leggerlo. E magari assistere a qualche presentazione, trovate le date sul profilo IG di Art-frame.

In copertina: Matteo Bergamini