Memory Foam. In Sicilia la memoria è deformazione permanente

In Arte

Lo Spazio Amigdala di Castelvetrano (TP) presenta Memory Foam, mostra bipersonale di Alessandro Di Giugno e Laboratorio Saccardi, un progetto espositivo che indaga le relazioni tra memoria, trauma mafioso e trasformazione del paesaggio culturale siciliano attraverso il confronto tra linguaggi visivi e dispositivi formali differenti.

In Sicilia la memoria non è mai qualcosa di astratto. Rimane addosso ai luoghi, alle architetture, perfino alla luce. E forse è proprio da questa sensazione molto concreta che parte Memory Foam, il progetto di Alessandro Di Giugno e Laboratorio Saccardi ospitato da Spazio Amigdala a Castelvetrano (TP), il cui titolo richiama quel materiale capace di trattenere per qualche istante l’impronta dei corpi prima di tornare lentamente alla forma iniziale. Una definizione che, più che spiegare la mostra, sembra descriverne il ritmo interno. Entrando nello spazio si ha infatti l’impressione di trovarsi dentro qualcosa che continua a registrare e attutire, accogliendoli, le pressioni e gli urti. Non la memoria come celebrazione o archivio, ma come deformazione permanente e quindi, per definizione, come forma di resilienza.

Alessandro Di Giugno, Polittico della capitale, 2018/25. Stampa gliceè, dim. variabili.


Le fotografie di Alessandro Di Giugno lavorano soprattutto su questo scarto sottile. Nei due polittici esposti, immagini apparentemente ordinarie — un citofono, un sottopassaggio, un fornello acceso, una figura isolata, dettagli urbani o periferici — vengono accostate senza costruire una narrazione esplicita. Eppure, viste insieme, producono una tensione strana, quasi trattenuta. Alcuni scatti sembrano immobili fino all’eccesso, altri hanno qualcosa di minaccioso e sospeso, come se dietro la normalità dell’inquadratura continuasse a premere una presenza invisibile. Di Giugno non fotografa l’evento traumatico ma quello che resta dopo, il paesaggio mentale e fisico che il trauma lascia dietro di sé.

Laboratorio Saccardi, Strage di Via D’Amelio, 2025. Tecnica mista su legno, cm 150×70.

Diverso, molto più frontale com’è nella loro prassi, è invece il lavoro del Laboratorio Saccardi. In Gazaco il logo della Coca-Cola viene deformato e contaminato da una scrittura araba, trasformandosi in un’immagine volutamente ambigua, in una sospension tra pubblicità globale, propaganda e conflitto culturale che non può non rimandare alle celeberrime e anticapitaliste “Coca Cola” di Mario Schifano. In Strage di Via D’Amelio il riferimento storico emerge invece apertamente, ma senza alcuna retorica commemorativa. Il lavoro sembra quasi un’insegna popolare esplosa o corrosa, dove il colore acceso e i motivi decorativi finiscono per rendere ancora più disturbante il tema evocato.

Alessandro Di Giugno, Polittico dell’aviazione 01, 2015/26. Stampa gliceè, dim. variabili.

Quello che qui pare meglio funzionare è che due linguaggi non cercano mai davvero di illustrarsi a vicenda. Le fotografie di Di Giugno trattengono il trauma fino quasi a renderlo invisibile. I lavori di Laboratorio Saccardi fanno l’opposto, trasformandolo in immagine bulimica e quasi indigesta. Ma entrambe le ricerche sembrano partire dalla stessa domanda: cosa resta nei luoghi e nelle persone dopo che la violenza è diventata parte del paesaggio? In questo senso appare naturale anche il sostegno dell’Associazione Musica e Cultura di Cinisi, realtà che raccoglie l’eredità delle attività culturali promosse da Peppino Impastato e che continua ancora oggi a organizzare premi, incontri e iniziative legate al rapporto tra arte, partecipazione civile e territorio. Non come semplice esercizio di memoria, ma come tentativo di mantenere vivo uno spazio culturale ancora capace di produrre domande.

Alessandro Di Giugno e Laboratorio Saccardi, Memory Foam, Spazio Amigdala, Castelvetrano (TP), fino al 31 maggio 2026

In copertina: Laboratorio Saccardi, Gazaco, 2025. Acrilico su tela. cm 100×70