La risonanza degli esseri nel tempo crudo di Claudia Losi

In Arte

Alla galleria Monica De Cardenas di Milano è in corso Tempo crudo, personale di Claudia Losi che presenta una serie di opere inedite realizzate negli ultimi cinque anni e il cui titolo, ispirato all’insegnamento dell’antropologa, poeta e attivista colombiana Judy Jacanamejoy Chicunque, indica quel preciso momento in cui tutti gli esseri – viventi e non viventi – risuonano nello stesso accordo, allineati tra loro, in un tempo di grazia. Il tempo crudo in cui sono immerse le opere in mostra.

Ho osservato le sue lunghe dita affusolate mentre strappano nervosamente, tra il tic compulsivo e la maestria artigianale, sagome di figure fantastiche, piene di entusiasmo fanciullesco e di atavica inquietudine. E in quei gesti ho intravisto il filo sottile, ma tenace, che lega Claudia Losi – capace di estrarre da quelle sottili anime di carta delle ombre vive – alle antenate ancestrali e all’irrequietezza del presente.

Claudia Losi, Le anime sottili #donne, 2025, acciaio tagliato al laser

Tempo crudo, titolo della sua personale in corso da De Cardenas a Milano a cura di Leonardo Regano, indica, da tradizione altrettanto ancestrale, quel preciso momento in cui tutti gli esseri – viventi e non viventi – risuonano nello stesso accordo, allineati tra loro, in un tempo di grazia. Ed è questa la linea, il legame che proietta il percorso artistico di Claudia Losi in una visione diacronica, trasformandola da artista a coraggiosa esploratrice di mondi invisibili, e poi di nuovo artista, a raccontare il viaggio attraverso gesti minimali e dirompenti.

Claudia Losi, Come giardino foresta (cane multitesta), 2002 – 2026
tessuto jacquard di cotone, ricamo in lana, filo riflettente

Tempo crudo mette in scena questa tensione, questo flusso, in modo evidente. Le opere esposte – tra arazzi, tessiture, disegni, presenze sospese e forme che sembrano emergere da un tempo primordiale – costruiscono un paesaggio sensibile in cui l’atto del fare diventa forma di conoscenza. Il lavoro manuale, proprio e collettivo, è il luogo in cui si sedimentano racconti, saperi arcaici, tracce antropologiche e intuizioni poetiche, e ogni opera porta con sé una memoria stratificata, risultato di una qualche forma di trasmissione orale che si traduce in dialogo e poi in materia.

Claudia Losi, Rimettaggi – Cervo alla fonte (serpenti), matite colorate su carta

Ogni opera è corpo, pelle, territorio attraversabile. I fili, le trame, i segni precisi e le irregolarità dichiarate raccontano un tempo non lineare, un tempo “crudo”, appunto, in cui umano, animale, vegetale e fantastico convivono senza gerarchie. E riaffiorano alla memoria le ombre che vagavano, un paio di natali fa, tra i Giganti di Palazzo Te a Mantova, mentre tentano inutilmente di sottrarsi alle macerie del crollo voluto dagli dei. Le ombre sinuose ed evocative di Claudia, figlie di quegli strappi sapienti animati da una lampada indossata e guidata dalla sua mano, si insinuanavano tra i volti stravolti e gli sguardi stralunati riattivando l’impressionante dispositivo di Giulio Romano, rinnovandolo nel dialogo e nella narrazione.

Claudia Losi, Anìmule da Camera, Camera dei Giganti, Palazzo Te, Mantova, 27 dicembre 2024

È in questo slittamento continuo tra visibile e invisibile, tra gesto minimo e visione cosmica, che si riconosce la forza del lavoro di Claudia Losi. I suoi esseri fantastici, i tessuti, le trame di segni, sono mediatori, figure liminali che risvegliano sentimenti archetipici simili a epifanie, che cambiano lo sguardo, il tempo e l’ascolto. Con il sogno, oggi più che mai urgente e necessario, di risuonare tutti, nello stesso accordo, in un tempo di grazia. In un tempo crudo.

Claudia Losi, Tempo crudo, Galleria Monica De Cardenas, Milano, fino al 21 marzo 2026

In copertina: Claudia Losi, Rimettaggi – Dimenticare il proprio animale guida (dettaglio), 2025, matite colorate su carta

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