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In Weekend

Il meglio da vedere, ascoltare e leggere delle ultime due settimane a nostro motivato e insindacabile giudizio. Stavolta comprensivo di gita fuori porta

Scene madri

Priscilla
Uno spettacolo di culto, un musical che ha fatto ballare e che ha definitivamente sdoganato il travestitismo non solo come forma d’intrattenimento, ma soprattutto come riconosciuto status culturale: Priscilla, da poco rientrato a Milano sul palco del Manzoni, si presenta quasi in sottrazione, un trionfo in sottrazione con eccessi, piumaggi e barocchismi dosati con apparente discrezione. Ne guadagna lo spessore del racconto e il talento dei bravissimi interpreti, a cominciare da un Cristian Ruiz di memorabile intensità. (Giuseppe Paternò Raddusa)

Ragazzi di vita
Serata eccezionale e unica al Parenti con Fabrizio Gifuni che passa dagli shabbat della famiglia Lehman ai Ragazzi di vita di Pasolini, di cui legge alcune parti, 70 minuti su un totale di audiolibro di oltre 9 ore, facendo del reading un’arte teatrale sottile in cui egli attore gioca a nascondino col personaggio in continua dialettica tra prima e terza persona secondo la lezione di Ronconi. Dopo Gadda, Camus e prima di Bolaño, Gifuni si riconferma un pezzo unico e nel neorealismo da borgata egli sa mettere, invisibili, le virgolette del presente storico. (Maurizio Porro)

Schermi delle mie brame

Nessuno Siamo Perfetti
Ci piace perché, per usare le parole del suo regista Giancarlo Soldi, “è il racconto di un creativo che si stava perdendo”: nel mondo del fumetto e della letteratura noir italiana, Tiziano Sclavi è una leggenda vivente. Personaggio in apparenza schivo e riservato, l’inventore di Dylan Dog si racconta per la prima volta ( e ne parliamo nel pezzo qui accanto) attraverso i suoi ricordi e quelli di chi l’ha conosciuto, in un susseguirsi di immagini e atmosfere da brivido. Dal 25 Giugno allo Spazio Oberdan di Milano. (Stefano Benedetti)

Eisenstein in Messico
Il mitico autore di Ottobre e La corazzata Potemkin, l’innovatore d’immagini più sovietico e meno di regime, raccontato dal più raffinato regista e artista inglese Peter Greenaway (Prospero’s Book, Il ventre dell’architetto), che se n’è dichiarato fin da giovane fan assoluto. Ne esce un film fantasioso e scanzonato, tra amori gay, rivelazioni antropologiche, folgorazioni artistiche, forse un po’ snob ma molto godibile. E più aderente al vero Eisenstein di quanto si possa credere (Alberto Crespi)

Le nostre note

Ensemble Biscantores
Non è una musica per vecchi quella di Palestrina, almeno a giudicare dall’interpretazione fresca e intensa dell’Ensemble Biscantores, che il 7 giugno ha eseguito la Missa Papae Marcelli nell’ambito del Festival dell’Ascensione a San Calimero: un caldo mix di voci e strumenti per un mito che non tramonta mai. (Gianni Salis)

I Mumford & Sons sanno sorprendere. Nell’ultimo disco, Wilder Mind, la band britannica ha il coraggio di cambiare, ma allo stesso tempo ha la forza di rimanere se stessa. Il banjo cede il passo alle ruvide corde della chitarra elettrica. Tranquilli, “folk is not dead”. Anzi, pulsa ancora forte nel loro cuore. E danza col rock. (Niccolò Cesare)

Scriver m’è dolce

Un viaggio verso il basso, dalla bocca al retto, attraverso l’organo più sottovalutato e vilipeso del nostro corpo: l’intestino. La giovanissima biologa Giulia Enders illumina con curiosità, precisione e senso dell’umorismo il prezioso e umile lavoro dell’intestino, così affine per forma e funzione al cervello, che ha sempre avuto invece le luci della ribalta. Il messaggio è semplice: trattalo bene e lui manterrà in salute tutta l’azienda,  l’organismo e l’umore. Finendo il libro ho pensato che se Enders fosse stata la mia professoressa di biologia a quest’ora sarei diventata medico. (Sarah Barberis)

Troppa importanza all’amore
Troppa importanza all’amore è il titolo bellissimo della nuova raccolta di Valeria Parrella. Otto racconti brevi, voci e argomenti diversi, e una lingua flessibile e affilatissima asserviti a un ambizioso obiettivo: catturare la scoperta della propria condizione da parte dei protagonisti. Anime inquiete, che si dibattono nell’incessante ricerca di risposte e soluzioni, o forse solo di un po’ di meritata pace. Personaggi a cui, infine, miracolosamente, appare chiaro e sostenibile il destino che è stato pensato per loro. (Giulia Mandrioli)

Prendi l’arte

Giovanni Serodine 
Inizia a fare caldo, e nel weekend urge il recupero della tradizionale gita fuori porta. Roba démodé, dite? E allora siate démodé fino in fondo. Che poi significa anche essere fuori dagli schemi, e quindi #cool, #trendy. A parte le idiozie, andate in Ticino, alla mostra sul misconosciuto Giovanni Serodine curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa: «Un Serodine non confuso da emissari o immissari. Volevamo tentare di spiegare il pittore con se stesso». (Giulio Dalvit)

Vincenzo Agnetti 
Vincenzo Agnetti era un genio. E come tanti geni dell’arte ha vissuto troppo poco. Uno di questi era Piero Manzoni, suo amico con cui lavora ad Azimuth. È un paradigma che si ripete per grandi artisti e grandi critici, come Giovanni Previtali. Ma comunque, l’arte concettuale, in Italia, non sarebbe stata la stessa senza Agnetti. Due righe scritte su un muro possono davvero cambiare se non il mondo intero, almeno una giornata: “Tra me e te l’infinito inesistente”. (Giulio Dalvit) 

Immagine di copertina: Scribbletaylor
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