Ma certo che la conosciamo, questa storia: lui e lei si incontrano, si amano, si perdono. E poi comincia una tortuosa ricerca per riuscire a ritrovarsi. L’abbiamo già letta, no? È un meccanismo antichissimo: ed è per questo che funziona. Soprattutto perché, a dispetto di quanto pensiamo di sapere, Kiran Desai investe questo rodato standard delle contraddizioni e degli scossoni che appartengono al nostro presente: eccoci dunque tra due mondi (l’India e gli Stati Uniti), che si propongono l’uno come originario e l’altro come approdo. Ed eccoci davanti a due giovani benestanti, che però decidono di migrare pur di sottrarsi all’ingombro delle rispettive famiglie. La ricerca della realizzazione, lo sradicamento, la tentazione del ritorno. Mettiamoci pure la spezia di un amuleto nel quale nessuno crede più, e l’intrigo ordito dai vertici dei clan, superato in curva dal destino stesso. Sonia e Sunny sono pronti per l’avventura della rispettiva e reciproca ricerca. E i draghi, naturalmente, sono tutti in giacca e cravatta.
Intenso, esondante, umoristico, sorprendente: il nuovo romanzo di Kiran Desai, pubblicato da Adelphi.
Dopo quasi vent’anni dall’uscita del meraviglioso Eredi della sconfitta, Kiran Desai pubblica un altro attesissimo romanzo, La solitudine di Sonia e Sunny , sempre per Adelphi.
Kiran Desai racconta di un’India di oggi e di indiani di oggi, che restano in patria o partono e vanno all’estero per studiare, lavorare, che tornano, ripartono, prigionieri del passato e incapaci di diventare altro, che simulano sicurezza e esercitano il medesimo razzismo degli occidentali soprattutto nei confronti dei loro stessi compatrioti.
È un punto di vista completamente lontano da folclore e dagli esotismi alla Bollywood, lontano da misticismi esoterici, da rivendicazioni di genere o di classe: Kiran Desai entra piano piano nelle vite, e ancora più piano nelle menti e nei cuori dei suoi personaggi, tutti imprigionati in rancori e sconfitte passati, e arrancano per risalire e costruire una vita che gli assomigli.

La storia sembrerebbe deliziosamente semplice, quasi una piccola beffa nei confronti dei luoghi comuni dell’amore vero, della passione, della libera scelta, dei miti occidentali su cui – apparentemente – concordiamo tutti.
Sonia e Sunny, due nomi quasi gemelli, non si conoscono.
Studiano e lavorano negli Stati Uniti Sono l’orgoglio delle loro (benestanti, e ingombranti) famiglie: come bravi figli, stanno realizzando i loro sogni; ma, nonostante i successi che raccontano a casa, non sono ragazzi felici.
Così, come per caso, tanto per tirar fuori una vecchia tradizione mai dimenticata, quasi vergognandomene e non credendoci affatto, i genitori, che sono vicini di casa e conoscenti, provano a combinare il loro matrimonio, senza neanche consultarli.
Sonia sogna di diventare scrittrice, ma per ora lavora sottopagata in una galleria d’arte ed è invischiata in una relazione masochista con un pittore fascinoso e crudele. Dopo l’ennesimo litigio, arriva al punto di donare all’amante un antico magico amuleto tibetano di famiglia che l’ha sempre protetta: è quasi come se le si grippasse il cuore; lui se lo prende – è un uccello rapace, un demone – e poi la scaccia. Non ha più bisogno di lei: è tornata la moglie, di cui Sonia non sapeva nulla.
Così, senza nulla, distrutta, la ragazza decide di tornare in India.
Nel frattempo, Sunny arranca a New York facendo il giornalista, vive con una bionda yankee di cui i genitori non sanno nulla, perché lui se ne vergogna, e le cose, tra di loro, non vanno affatto bene.
Sonia e Sunny non si conoscono, ma tutti e due avvertono la solitudine di chi, sradicato, non si riesce a trovare, vorrebbe inserirsi fino in fondo nel nuovo mondo, nei suoi modelli, nei suoi valori, nel suo cibo anche, ma entrambi sentono che il loro essere è da un’altra parte: nel profondo delle loro anime si muove qualcos’altro di cui hanno nostalgia, nonostante ormai, nella vita lontano che si sono scelti, tutte quelle tradizioni puzzino troppo di controllo e di immobilismo.
I due, che non sanno di essere promessi sposi, si incontrano per caso su un treno notturno in India e si amano. Si amano appassionatamente. Poi si lasciano. Hanno vinto i retropensieri: ha pena di me, vuol sistemarsi e prendersi la green card, ma si può amare davvero e donarsi completamente, e poi se mi lascia?
È così che Sonia e Sunny finiscono dentro a una serie di avventure e sventure: liti famigliari, assassini mafiosi, fughe sull’Himalaya, viaggi in Europa, malattie; il romanzo diventa picaresco.
Viaggiamo con loro attraverso un mondo di immigrati moderni, alcuni più integrati degli annoiati europei, altri paninduisti, altri ancora che annaspano tra una tradizione e un’altra. In pochi emergono, forti di un equilibrio nuovo, e sembrano essere proprio un bel melting-pot.
E dunque: ci sarà un finale rosa anche per Sonia e Sunny? Riuscirà lui, come un cavaliere antico, a penetrare nella fortezza del diabolico pittore nel deserto messicano per rubargli l’amuleto tibetano e riportarlo alla sua bella?