SostieneCultweek

In Weekend

Il meglio delle ultime due settimane da vedere, leggere, ascoltare a nostro insindacabile giudizio. Menzione per un film collettivo su Sarajevo

Prendi l’arte

Kounellis
Christian Stein, dopo una stupenda mostra su Alighiero Boetti, ritorna a parlare del secondo Novecento Italiano con coscienza di causa. La possibilità di un dialogo intimo tra i protagonisti dell’arte del secolo scorso non toglie spazio a prospettive per il futuro, tanto dell’artista (un Kounellis sempre pieno di energie) quanto del gallerista, che ha trovato un modo non trash di rinnovarsi nell’era di Expo. (Giulio Dalvit)

Il principe dei sogni
Chi fosse Cosimo I de’ Medici lo si scopre quasi sempre meglio dall’arte che dalla storia. Un uomo attento alla propaganda come pochi altri prima (e dopo) di lui. La serie di arazzi commissionati a un parterre d’artisti che va da Bronzino a Pontormo, passando per Francesco Salviati, intessuti da Jan Rost e Nicolas Karcher è ora in mostra a Palazzo Reale. Il pensiero corre a come gli arazzi potessero cambiare le relazioni internazionali. Oggi, al caldo dei caloriferi, in case piccole e termoisolate, nessuno li vorrebbe più. Chissà che un giorno qualcuno guardi con stupore a Berlusconi che aveva conquistato la gente attraverso la TV. (Giulio Dalvit)

Le nostre note

Il frontman dei Killers canta da solo al Fabrique. Al concerto un pubblico piccolo ma buono, e Brandon ha fatto ballare tutti tra classici dei Killers e pezzi tratti dal nuovo album, The Desired Effect, squisitamente pop in stile anni ’80. (Chiara Amoretti)
Vasco Live Kom 2015
Vasco è sempre Vasco, e il Komandante è tornato in gran forma per il suo tour. Due ore e mezza di show, dai pezzi più ironici e irriverenti a quelli più personali ed emozionanti. Il denominatore comune? L’incredibile atmosfera che solo il Blasco sa creare, facendoci sentire per una sera che ci siamo solo noi. (Gianluca Raspatelli)

Scene madri

Memorie di Adriano
Uno spettacolo che è ormai diventato leggenda, un interprete tra i più raffinati e acclamati di tutti i tempi, i frammenti di un testo dall’incredibile potenza: le Memorie di Adriano calano sulla Milano in piena Expo, nelle sale del Teatro Parenti. Albertazzi, imperatore di carriere e sulla scena, somatizza le forti intimità di Adriano e le rende teatro vivido, tangibile. 26 anni fa lo spettacolo debuttava, oggi continua ancora a mietere applausi. A buon rendere. (Mattia L.Palma)

La bottega del caffè
Tra tradizioni, colpe e immoralità un divertito Maurizio Scaparro dirige lo straordinario Pino Micol in uno dei testi per eccellenza del corpus goldoniano: La bottega del caffè, tragicommedia di vocazione dolcemente borghese composta nel 1750. Al vigore del testo, straordinariamente moderno, si aggiunge la disinvolta fluidità della messinscena di Scaparro, disposta a indagare con acume le psicologie dei personaggi di una lunga giornata nella Venezia carnevalesco. Musiche (bellissime) del premio Oscar Nicola Piovani, cast in stato di grazia. (Andrea Meroni)

Schermi delle mie brame

Diamante nero
Una banda di ragazzine nere, rabbiose e fragili, pronte a tutto pur di rivendicare il loro diritto a sognare, sulle note di Diamonds di Rihanna. Ma il cielo sopra Parigi non riesci a vederlo dai palazzoni grigi della banlieue. La regista Céline Sciamma viene proprio dalla periferia, e sulla
capacità di “vedere” oltre gli stereotipi ha costruito questa storia di formazione e bullismo al femminile. Un film imperfetto, commovente, pieno di energia, che non rinuncia alla speranza (Marina Visentin).

Vulcano
Premiato all’ultimo Festival di Berlino, il film di Jairo Bustamante racconta il crudele Guatemala di oggi, dove i mestizos, la parte meno povera della popolazione, arrivano a metter le mani sui neonati degli indios campesini, di discendenza Maya, per rivenderli a ricchi locali ed esteri: è ciò che accade anche a Maria (Marìa Mercedes Croy, brava, naturalissima), che è poco più di una bambina e vive in un arcaico equilibrio familiare sulle pendici del vulcano Ixcanul. Sognando la fuga negli States col suo amato Pepe, ma restando incinta di lui, che una mattina se ne va, senza lasciare tracce. (Gabriele Porro) 

Scriver m’è dolce

Stato di minorità
Stato di minorità di Daniele Giglioli è una presa d’atto della paralisi politica che ha colpito l’uomo contemporaneo: impossibilitato ad agire politicamente perde la sua stessa essenza riducendosi a puro essere biologico. Che io ci sia o non ci sia è del tutto ininfluente. Altri agiscono, altri decidono. Wall Street, Bruxelles, il rating, gli algoritmi. I terroristi, le intelligence, i grandi network. Un panorama frustante, insomma: bisognerebbe imparare di nuovo a prendere una parte e a riscoprire la vitalità del conflitto. (Giuseppe Carrara)

Menzione speciale

I ponti di Sarajevo
Passato a Cannes lo scorso anno, esce in varie città, a cominciare da Milano, il documentario in 13 corti d’autore dedicato alla capitale bosniaca. Il cast dei registi va dal guru Jean-Luc Godard con il suo cinema tutto di parola a Ursula Meyer, Teresa Villaverde e gli italiani Leonardo Di Costanzo e Vincenzo Marra, ciascuno a raccontare la propria Sarajevo dall’attentato all’arciduca al tragico assedio durante la guerra degli anni ’90. Da vedere per la varietà degli approcci – tutti partecipi –  e degli stili ad una città unica. (Gabriele Porro)

Immagine di copertina di Scribbletaylor

(Visited 1 times, 1 visits today)