Con Liminale, mostra personale esito della prima residenza artistica di Spazio Marameo a Firenze, Luca Granato trasforma il centro storico fiorentino in un campo di osservazione tra visibilità pubblica e spazio abitato.
Nel cuore del centro storico di Firenze, tra Borgo Santi Apostoli e Ponte Vecchio, una piccola stanza a vetri al piano terra dell’Hotel Torre Guelfa ospita uno spazio dedicato all’arte ma che sfugge alle categorie tradizionali. Qui ha sede Marameo, uno spazio indipendente aperto ventiquattr’ore su ventiquattro, visibile direttamente dalla strada come una soglia trasparente tra città e ricerca artistica. Questo spazio nasce come naturale evoluzione di Eterotropie Dissidenti, progetto ideato nel 2020 durante la sospensione pandemica, quando le stanze dell’hotel, chiuso al pubblico, si trasformarono in residenze temporanee per artisti. Da quel contesto di sperimentazione è nato poi il collettivo Eterotropie formato da Cristoforo Maria Lippi, Corso Zucconi, Jonathan Soliman e Gianluca Braccini, che porta avanti oggi con Marameo un’idea diversa di spazio artistico: un luogo di prossimità, di dialogo e di cura.
Infatti il termine eterotopia, introdotto da Michel Foucault, indica uno spazio “altro”: un luogo reale ma separato, in cui le regole ordinarie vengono sospese, invertite, reinventate. Un luogo che accoglie ciò che non trova posto altrove. «L’eterotopia è un territorio di dissidenza poetica», spiega Lippi, «È una zona intermedia dove le cose possono cambiare stato, dove l’arte si fa habitat. Marameo eredita da Eterotopie Dissidenti proprio questo: la volontà di essere spazio sospeso, rifugio e fessura dentro la città».

-È proprio questo spazio ad ospitare Liminale, la mostra personale dell’artista visivo Luca Granato (Cosenza, 1999), a cura di Eterotropie e Lucrezia Caliani, esito della prima residenza artistica attivata da Marameo nel 2026. Più che una semplice esposizione, il progetto nasce come indagine situata nello spazio urbano: un processo sviluppato dall’artista durante il periodo di permanenza a Firenze, dal 27 febbraio al 12 marzo, negli stessi ambienti che oggi ospitano la mostra, visitabile fino al 3 maggio.
Granato ha lavorato in uno spazio al contempo visibile dalla strada attraverso la vetrina, ma integrato negli ambienti interni dell’hotel. Questa configurazione trasforma la residenza in un dispositivo di osservazione reciproca: il processo creativo si svolge in una condizione di esposizione continua, attraversato dallo sguardo dei passanti e inscritto nel ritmo quotidiano della città. La stanza vetrata di Marameo diventa così una soglia. Il passante osserva senza entrare; l’artista lavora sapendo di essere parte del paesaggio urbano. Il gesto creativo non è più separato dallo spazio pubblico, ma costantemente misurato dalla distanza tra chi guarda e chi è osservato. Proprio questa condizione di visibilità ha orientato la riflessione di Granato su Firenze che ha indagato il contrasto costante di Firenze e di chi la vive: «Attraverso pratiche multidisciplinari, il mio progetto di residenza ha voluto indagare la frizione tra immagine e vita, tra città rappresentata e città abitata, interrogando ciò che resta quando un centro smette di essere casa e diventa spettacolo», spiega l’artista.

Firenze, tra le città più rappresentate al mondo, appare oggi sempre più come una superficie iconica prodotta e riprodotta dallo sguardo turistico; il centro storico tende progressivamente a trasformarsi in una sorta di spazio espositivo permanente: attraversato, fotografato e consumato come esperienza temporanea. In questo ribaltamento il centro smette di essere luogo dell’abitare e diventa una nuova periferia funzionale al turismo. La città si organizza come dispositivo di consumo dell’esperienza: di giorno sovraesposta e satura, di notte quasi deserta. Chi lavora nel centro arriva ogni mattina dai quartieri limitrofi per mantenere attivo il meccanismo, per poi ritirarsi altrove. Rimane così una scenografia urbana efficiente e reiterata. La vetrina di Marameo accentua ulteriormente questa tensione. Lo spazio di lavoro si trasforma in una sorta di acquario urbano: una soglia in cui la distanza fisica è minima ma quella simbolica rimane massima. Il pubblico osserva senza entrare, consumando l’immagine del lavoro artistico come parte del paesaggio cittadino.
È all’interno di questo contesto che ha preso forma il progetto di Liminale, interrogando le modalità di presenza e sopravvivenza nello spazio urbano contemporaneo a Firenze. Per articolare questa riflessione Granato introduce una prospettiva inattesa: quella animale. Il cinghiale, figura profondamente radicata nell’immaginario fiorentino e allo stesso tempo trasformata in icona turistica (il famoso Porcellino, copia in bronzo dell’originale marmoreo, realizzata su commissione di Cosimo II de’ Medici a Pietro Tacca nel 1612) diventa il punto di osservazione simbolico della ricerca.

Animale prevalentemente crepuscolare e notturno, il cinghiale emerge al tramonto per nutrirsi e attraversare lo spazio, mentre durante il giorno rimane nascosto nella vegetazione per evitare il contatto con l’uomo. Questo comportamento diventa metafora delle modalità di presenza di chi continua ad abitare la città pur trovandosi progressivamente espulso dai suoi spazi centrali. Nel suo movimento il cinghiale lascia sul terreno i segni del grufolamento: porzioni di suolo rivoltate, tracce di un passaggio che altera temporaneamente l’ordine superficiale dello spazio. Allo stesso modo la pratica di Granato introduce piccoli gesti di perturbazione nel paesaggio urbano e simbolico della città. Come l’animale che normalmente evita il contatto ma reagisce quando si sente intrappolato, l’artista mette in scena strategie di adattamento, difesa e improvvisa irruzione nello spazio pubblico.
Attraverso l’esplorazione di media diversi come tele, fotografie, video e scultura, Liminale diventa così un’indagine sulle forme di resistenza all’interno di una città sempre più regolata e spettacolarizzata. Tra visibilità e occultamento, tra attraversamento e resistenza, la pratica artistica si muove come un corpo notturno dentro la scenografia urbana, rivoltandone temporaneamente la superficie.
Liminale, di Luca Granato, Spazio Marameo, Firenze, fino al 3 maggio 2026
Tutte le immagini: Luca Granato, Liminale, installation view a Spazio Marameo, Firenze. Foto Jonathan Soliman Awadalla, courtesy l’artista e Eterotropie.