Quando Caterina divenne Caterina: dentro “Il palazzo d’inverno”

In Letteratura

Non si sopravvive a corte se non si parla la lingua dell’intrigo. Nessuno avrebbe scommesso sulla giovane promessa sposa dell’erede al trono della zarina Elisabetta, la principessa di Anhalt-Zerbst: e invece… Tra amori clandestini, attentati sanguinosi e fastose ricostruzioni storiche, “Il Palazzo d’Inverno” racconta l’ascesa al potere di Caterina la Grande, la più moderna e amata imperatrice di tutte le Russie, e celebra una straordinaria amicizia femminile.

Il palazzo d’inverno di Eva Stachniak, appena uscito da Neri Pozza, è un romanzo sulla Russia del Settecento, ambientato le due grandi zarine, Elisabetta e Caterina, tra intrighi di corte, amori mercenari e passioni violente, feste e balli sontuosi, gioielli meravigliosi, merletti e sete cangianti, appetiti sessuali insaziabili e, sempre, cupo e implacabile, il terrore di essere fatti fuori in qualsiasi momento, senza nessun motivo.
Arbitrio e crudeltà sono le regole di chi vive nei palazzi: mai, mai fidarsi di nessuno, dal momento tutto ma proprio tutto si può comprare, a fronte di nessun principio morale, religioso, di nessun affetto vero; manipolazione, interesse e potere dominano le vite di tutti, dai più grandi ai più miseri.




Se il modello è ancora il grande Alexander Dumas, in questo romanzo l’affresco storico è coerentemente colorato da passioni e interessi di piccoli e grandi personaggi, comparse di una Storia oscura: non c’è particolare compassione o simpatia per le crudeli vicende subite da innocenti fanciulle o giovani ussari, masticati e sputati via dal potente di turno, perché è così che funziona il mondo e lo sanno tutti, vittime e carnefici – non c’è scampo.

La cornice è sontuosa e sembra già pronta per un’appassionante serie televisiva con star internazionali, budget miliardario, sangue e sesso strabordanti e qualche lacrimuccia.
L’io narrante è la giovane Varvara, povera orfana di un restauratore di libri antichi, che viene ammessa alla corte della zarina Elisabetta per pietà e riconoscenza per gli splendidi lavori del padre.
È un’insignificante ragazza tra le decine a servizio, ma sa leggere e scrivere, è sveglia, nota ogni dettaglio e si muove con astuzia tra gli intrighi.
Così, viene notata dal potente cancelliere Bestužev che la ingaggia perché diventi la sua ‘lingua’: deve riferirgli ogni dettaglio, frugare in ogni cassetto e in ogni spazzatura.
Il maturo cancelliere, per renderla più succube, per umiliarla e dominarla, la tocca dappertutto: che lei sia ancora intatta lo sanno e lo sapranno solo loro due e al momento giusto le procurerà un marito adeguato. Bestužev la violenta ‘in bianco’ perché lo ha sempre fatto con tutte le altre decine di sue spie, e poi lei è un’appetitosa e piacente fanciulla, è sveglia, e può diventare una schiava preziosa.

Il compito di Varvara sembra facile, ma è estremamente delicato: deve diventare l’amica e la sorvegliante della principessa di Anhalt-Zerbst, scelta da Elisabetta proprio perché insignificante e giovanissima, per sposare l’erede al trono, Pietro Fëdorovič.
Nessuno immagina che la fragile fanciulla saprà muoversi con audacia e scaltrezza, adottando tutte le più raffinate e spietate strategie, per scalare i vertici del potere e diventare, contro ogni aspettativa, la Grande Caterina, la più potente e amata zarina di tutti i tempi.

Così, tra alcove e segreti, amanti scelti o liquidati, cinismo e necessità di sopravvivere, di sacralità della dinastia non c’è nessuna traccia, né, tanto meno, di un qualche affetto, in questa le due zarine, Elisabetta e Caterina: mai veramente avversarie.
Lettura ideale per la lunga torrida estate che si preannuncia: con le aurore boreali e la neve che ricama fantastiche guglie sul Palazzo d’Inverno nel gelo di San Pietroburgo; lettura che ti incolla nelle sue trame, nelle strategie delle due eroine che sono davvero straordinarie, ancor più che moderne: mitiche e terribili.