È tutto vero, è tutto falso, è tutto finto, alla locanda che prende il nome da un crudele uxoricida di secoli prima? Maurice Allington, scettico proprietario che l’ha riportata ai suoi fasti originari, non ha molto tempo per interrogarsi sui fantasmi: la sua vita di maturo etilista corre già da sola sul filo del rasoio, e le elucubrazioni filosofiche può permettersele al massimo nel perimetro di qualche sbornia. Qualcosa, però, a un certo punto non gira come dovrebbe.
Kingsley Amis scrive un romanzo horror predittivo pieno di brio, irriverenza e – naturalmente – gotica campagna inglese. In catalogo per Neri Pozza.
Kingsley Amis ci regala un succoso romanzo, pieno di tormentoni psicologici tra padri e figli, mariti e mogli e amanti, fantasmi assassini, alcol, nostalgica campagna inglese, ambientato in un’antica locanda chiamata “L’uomo verde” che dà, appunto, il titolo al libro, pubblicato di recente da Neri Pozza.

A raccontare la vicenda, con tono molto sincero e molto autoironico, è Maurice Allington, il simpatico proprietario dell’antica locanda di posta che, su una strada secondaria tra Londra e Cambridge, esiste fin dal Medioevo con alterne fortune, finché Mr Allington non l’ha comprata nel 1961 e l’ha riportata all’antico splendore. La descrizione del luogo, il menù servito agli avventori, è quanto di più pittoresco (e succulento) si possa immaginare.
È Mr Allington che accoglie gli ospiti e racconta la storia del luogo, anche quella del sanguinario fantasma che le ha dato il nome, illustra i piatti gustosi, i vini d’annata, che in realtà lui disprezza:
Mi ha sempre divertito lo spettacolo di quei bicchieri di Chablis o di Pouly-Fuissé, così simili a un miscuglio di zuppa di gesso fredda e cordiale all’allume, con un paio di additivi per conferire al vino il colore della pipì dei bambini, studiati e annusati, rigirati sulla lingua che rattrappisce e buttati giù un po’ a fatica da un pubblico di pseudo-intenditori.
Se pensiamo che il libro è stato pubblicato nel 1969, un bello sberleffo alla martellante ossessione (tutta contemporanea?) per l’enogastronomia.
Torniamo al romanzo. Il nostro Mr Allington, attivissimo, intelligente, è un gran ubriacone, ogni tanto ha addirittura delle convulsioni con annesse visioni orribili, poi passano, lui butta giù un’altro paio di whiskey e ricomincia a trottare.
Si barcamena tra una giovane moglie formosa e bellissima, che si annoia a morte, un vecchio padre con cui litiga, una figlia in piena crisi adolescenziale, una sensuale amante (moglie del suo miglior amico e medico), clienti saccenti, la spesa da fare ogni giorno a chilometro zero.
Dopo tre whisky doppi già stavo meglio: ero ubriaco, con quell’elevazione quasi mistica che, ogni volta, sembra destinata a durare per sempre. Non c’era nulla di degno da sapere che già non sapessi, nulla che non avrei scoperto di sapere già non appena avessi trovato il modo di applicarmici. La vita e la morte non erano problemi, bensì soltanto punti intorno a cui tendeva ad agglutinarsi un certo tipo piuttosto circoscritto di errate convinzioni.
Tra un crampo allo stomaco, un’allucinazione, vede ogni tanto in fondo al corridoio uno strano uomo vestito in antica foggia, discretamente inquietante, lo chiama, lo segue, questi si eclissa.
Compare a volte anche una donna dalla chioma ramata.
Mr Allington crede siano allucinazioni da alcolista, non ha mai creduto ai fantasmi, altrimenti non si sarebbe mai sognato di comperare “L’uomo verde”, ne raccontava le gesta per compiacere i clienti. Ma una brutta sera il padre muore improvvisamente, lo sguardo terrorizzato e fisso verso la porta: Mr Allington, a poco a poco, si mette in testa che il padre è stato ucciso dallo spirito dell’Uomo Verde.
La paura dei fantasmi, però, non è niente di fronte alla disperazione che nessuno gli creda. Deve trovare delle prove schiaccianti per inchiodare il fantasma.
Il romanzo è un’incursione nell’horror del versatile maestro dell’ironia Kingsley Amis (1922 -1995), che ha scritto romanzi che hanno segnato la seconda metà del Novecento (il più famoso è Lucky Jim). Lettura insolita e crudele in tempi di correttezza politica, questo atipico romanzo di genere parla e mescola questioni esistenziali, sberleffi, buonsenso, morale, sesso, cucina e religione, tutto innaffiato da fiumi di whisky.