Julie va veloce: perché la vita delle donne è una corsa a ostacoli

In Cinema

L’ottima Laura Calamay (star della serie tv “Chiami il mio agente!”) è la trafelata protagonista di “Full time al cento per cento”), secondo film da regista del franco-canadese Eric Gravel. Che senza sentimentalismi disegna il ritratto assai efficace e contemporaneo di un’esistenza femminile sempre all’inseguimento di un ex marito, di figli esigenti e lavori precari mal pagati e senza soddisfazioni

È una vita in apnea quella condotta da Julie (Laure Calamy) in Full time – Al cento per cento di Eric Gravel: due figli piccoli ed esigenti, una baby-sitter anziana e stanca, un ex marito latitante (che spesso e volentieri si dimentica di pagare gli alimenti) e un lavoro precario e ampiamente al di sotto delle sue qualifiche. In più è un periodo di scioperi selvaggi nei trasporti pubblici, e riuscire ad arrivare in centro a Parigi dalla provincia è un’impresa che ogni tanto sembra proprio disperata, fra autostop e bus sostitutivi, notti in albergo e chilometri a piedi. E sempre a passo di corsa. Nonostante tutto Julie riesce a sorridere, mentre cerca un lavoro migliore e più redditizio, trova un regalo per il compleanno del figlio più piccolo, immagina un futuro che non sia semplicemente una disperata lotta contro il tempo.


È un piccolo miracolo di ritmo ed empatia il film di Gravel (canadese trapianto in Francia, al suo secondo lungometraggio), capace di seguire passo passo la protagonista (una meravigliosa Laura Calamy, ve la ricorderete nella serie tv Chiami il mio agente!) senza eccedere in sentimentalismo ma al tempo stesso senza paura di schierarsi al fianco di questa giovane madre confusa e stanca, costretta a vivere in uno stato di preoccupazione perpetua, come se lo stress fosse una normale modalità dell’esistenza. E invece no, sembra volerci gridare il regista, mentre segue le peripezie dell’impavida Julie facendo il tifo per lei, ma al tempo stesso mantenendo gli occhi asciutti. Perché non è di lacrime che la protagonista ha bisogno, piuttosto di opportunità, o magari di complicità, invece che di porte sbattute in faccia.

Qualcuno ha scritto che è una mamma superoina della vita quotidiana, la protagonista di Full
Time al cento per cento
. Qualcosa che in realtà abbiamo già visto più di una volta, soprattutto
in film americani dove alla fine la morale più o meno è questa: le donne devono smetterla di
pensarsi perfette wonderwomen e supermamme e devono accettare di diventare imperfette
per conquistare un po’ di quotidiana felicità. Ecco, qui non si tratta di accettare l’imperfezione
della vita quotidiana, ma di imparare a sopravvivere. E basta. È un film profondamente
politico, questo di Gravel, e sincero. E tutt’altro che consolante. Perché anche se nelle ultime
scene sembra affacciarsi un happy end, per Julie come per moltissime donne la vita continua
ad essere ogni giorno una faticosissima corsa a ostacoli.

Full time al cento per cento di Eric Gravel, con Laure Calamy, Anne Suarez, Geneviève Mnich, Nolan Arizmendi, Sasha Lemaitre Cremaschi.

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