La Milano postmoderna del cantante Pacifico

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Le mosche, il nuovo spettacolo del cantante-poeta, è nato osservando la metropoli lombarda da Parigi, nuova residenza del cantante-poeta. Appunti musicali di un migrante molto speciale

Pacifico è una spugna. Di quelle ispirate, intelligenti, che assorbe tanta roba e te la restituisce in forma di poesia e pensiero, con quelle note a margine che ti appartengono, anche se non le hai scritte tu.

Pacifico sa scrivere e sa raccontare, e con questo talento pieno ha costruito le sue carriere parallele: quella di autore, che lo vede collaborare ai massimi livelli con Gianna Nannini (Sei nell’anima), Samuele Bersani (che interpretò la sua Le mie parole e con cui ha scritto Le storie che non conosci, premio Tenco 2015) Malika Ayane (tanti brani, fra cui Adesso e qui per Sanremo dello scorso anno) e molti ancora.

E poi c’è la carriera di artista in prima persona, sui palchi e nei dischi, ed è di questo che andiamo a raccontarvi ora nel segnalare la data finale del suo spettacolo Le mosche, da poco diventato libro e in scena questa sera alla Santeria Social Club in Viale Toscana 31 con un ospite veramente speciale come Neri Marcorè.

«Le mosche è un taccuino» racconta Pacifico in alcuni appunti di presentazione «che non aveva, finora, la presunzione di farsi libro. Era un quaderno tutto rattoppato, pieno di segnacci e cancellature. Ora queste mosche sono appiccicate alla carta moschicida di un libretto vero, con copertina e rilegatura, un nugolo di mosche su carta».

Le mosche di Gino De Crescenzo – vero nome di Pacifico – sono nate osservando Milano, la sua città, da lontano. Trasferitosi con la famiglia a Parigi da qualche anno, vede Milano dal doppio punto di vista di chi ci è cresciuto e poi se ne è allontanato, con un rapporto di amore e odio che ha cambiato solo la posizione dello sguardo, non l’intensità.

«Ci sono nato a Milano. Sono cresciuto nella sua periferia. Con gli amici si diceva “domenica si va a Milano”, la città era solo a 800 metri dai nostri palazzoni ma era comunque un altro posto. Anche perché con Milano si intendeva il centro. Ogni giorno costruisci la tua nostalgia, in qualunque posto passi la costruisci. Milano poi, ha la nebbia, un effetto scenico, annerisce e ingrigisce, rende tutto impreciso e fumoso, accaduto e sognato. Io, senza saperlo, la mia nostalgia la costruivo fuori, al cinema d’essai in via Lanzone, nell’estate di musica all’Arco della pace, intorno a certi calcetti col recupero fulmineo della pallina nella buca, nei locali dove si ascoltava jazz, con pochi soldi in tasca, noi freaks specialisti del far durare la birra tutta la serata».

Quella Milano postmoderna Pacifico l’ha già cantata in tante sue canzoni, così come ha raccontato una città povera ed eroica in Boxe a Milano, un brano che raccontava il mondo del pugilato in città negli anni cinquanta con la voce narrante di Ottavio Tazzi, allenatore leggendario che parlava come un filosofo dell’importanza del coraggio e della “capacità di saper perdere”.

Poesie, letture, canzoni riarrangiate, racconti dedicati e delicati che partiranno e arriveranno sempre alla nostra città: «A me Milano oggi sembra un posto di cui altri, e molti, avranno nostalgia – chiude Pacifico nella sua presentazione – Da qui la fortuna di tornarci a suonare. Sarà una grande festa, di cui spero, alla fine, avremo tutti un po’ nostalgia». E la presenza di Neri Marcorè garantirà anche qualche risata e qualche riflessione in più.

Pacifico Le mosche stasera alla Santeria Social Club (ospite speciale Neri Marcorè)