“Clayface”, che mix! Super-anti-eroi e body horror, con un tocco di Batman

In Cinema

James Watkins regala una direzione poco convenzionale al suo protagonista “faccia di argilla”, ben interpretato da Tom Rhys Harries: star in ascesa, insieme umano e demoniaco, si muove tra Faust e Dorian Gray. Un ennesimo prototipo di underdog con cui la Dc Comics, in questa fase più creativa del colosso concorrente Marvel, lancia un suo nuovo corso. Senza grandi star nel cast, con tanto splatter e talento visivo, lasciando quasi da parte gli effetti speciali cinecomic e la computergrafica

“Rise, and rise again, until lambs become lions”, diceva Russel Crowe nel suo Robin Hood, supereroe ante litteram e paladino degli underdogs, gli ultimi della scala sociale in cerca di riscatto. Provare, e provare ancora, per non rassegnarsi alla parte dell’agnello tra i leoni: potrebbe essere questo il mantra della divisione cinematografica in seno alla DC Comics, storica casa editrice di fumetti, da sempre in contrapposizione al gigante Marvel di Stan Lee. Se in edicole e fumetterie la battaglia si combatte più o meno ad armi pari fin dagli esordi, sul grande schermo è innegabile che l’etichetta di Batman, Superman, Flash e soci soffra ormai di un ritardo cronico nei confronti del suo competitor, per non dire di un complesso d’inferiorità senza apparente via d’uscita.

Ben vengano allora esperimenti come Clayface, ultimo arrivo nelle sale del nuovo corso DC su pellicola, ufficialmente sotto l’egida del plenipotenziario James Gunn, ma di fatto molto più simile all’universo Batman (con cui condivide l’ambientazione di Gotham City) targato Matt Reeves o, per scomodare i grandi, al magnifico Joker di Joaquin Phoenix e Todd Phillips. Atmosfere cupe e metropolitane, personaggi falsi e sgradevoli, e soprattutto il dipinto di una società in cui gli ultimi, appunto, sono destinati a restare tali, accumulando rabbia pronta a esplodere. Non è un caso, dunque, che anche la pellicola di James Watkins scelga di ignorare completamente la figura dell’uomo pipistrello, per raccontare l’origin story, con annessa discesa agli inferi (in senso figurato ma non solo) di un suo antagonista, facendone un tragico antieroe.

Quel che invece sorprende eccome è che il regista britannico, già esperto di film del brivido alla pari del soggettista e co-sceneggiatore Mike Flanagan, scelga di farne un horror in piena regola, rendendo di fatto il progetto un prodotto quasi di nicchia, più che l’ennesima proposta per il grande pubblico. Anzi, di più: Clayface ha tutte le caratteristiche di un film del terrore di serie B (o “d’autore”?) che, furbescamente, mostra fin troppo per non mostrare quasi nulla. Con tanto, tantissimo splatter, ma ben pochi effetti speciali in stile cinecomic, è infatti soprattutto sul piano visivo che il lavoro di Watkins sembra rivolgersi a un ristretto gruppo di appassionati del genere.

Premesso che è difficile capire quale piacere artistico si possa trarre da riprese in primissimo piano di operazioni chirurgiche e mutilazioni varie, quando anche Watkins decide di ricorrere ai superpoteri in computergrafica del personaggio, più che citare Cronenberg o The Substance li scopiazza direttamente a mani basse e con un gusto dell’orrido tanto reiterato da essere in fin dei conti quasi eccessivo. Eppure è proprio questo mix inaspettato di super(anti)eroi e body horror a salvare il risultato finale, se non altro conferendogli un’originalità tutta particolare e ampliando ulteriormente il già variegato catalogo DC Studios, rispetto a un Marvel Cinematic Universe sicuramente in vantaggio, ma ormai stabilmente monocolore e blindato su stili e target ben più mainstream.

Una direzione anticonvenzionale, quella del team di Watkins, evidente anche nella scelta di un cast del tutto privo di grandi nomi, ma di buon effetto, a cominciare dal protagonista assoluto Tom Rhys Harries. Perfettamente a suo agio nel ruolo quasi autobiografico di star in ascesa, è lui a dare volti, corpi e smorfie a un “Faccia di argilla” mostruosamente umano e demoniaco insieme, tra un richiamo al Faust e un’allusione al Ritratto di Dorian Gray. Ma, soprattutto, il suo personaggio incarna a meraviglia quello che è lo stato dei lavori sul fronte cinema a marchio DC: costantemente a un passo dalla consacrazione, finalmente capace di essere chiunque, ma proprio per questo ancora alla disperata ricerca di un’identità che non sia solo presa in prestito.

Clayface di James Watkins, con Tom Rhys Harries, Naomi Ackie, Max Minghella, Eddie Marsan, Joshua James, David Dencik, Joana Ribeiro