Quarto capitolo del nuovo filone canonico targato MCU, “Brand New Day” porta la firma di Destin Daniel Cretton e conferma i pezzi forti del cast: Tom Holland. Zendaya e Jacob Batalon. Con l’aggiunta in primo piano della giovane Sadie Sink. L’Uomo Ragno si conferma anche stavolta un personaggio eclettico, capace di passare per diverse sfumature di genere. Al netto di alcune scene d’azione che valgono il biglietto, il racconto spazia da una svolta dark, ma mai estrema, all’uso dei sentimenti. Nell’apprezzabile tentativo di andare al di là del puro block-buster. In attesa dei prossimi episodi
Di tutti i personaggi in maschera e calzamaglia dell’universo Marvel su carta e pellicola, l’Uomo Ragno è sempre stato quello buono per tutte le stagioni. È facile riconoscere in buona parte delle creazioni di Stan Lee e soci generi narrativi ben precisi, fin dalle loro origini: ai Fantastici Quattro spetta la space opera, agli Avengers la fanta-politica, al Dr. Strange l’esoterismo fantasy, a Daredevil il crime/hard-boiled e al Punitore il war movie più o meno solitario alla Rambo. Nel corso dei suoi decenni di vita editoriale, prima che cinematografica, Spider-Man è riuscito invece a passare senza colpo ferire da amichevole arrampicamuri adolescente a eroe quasi tragico, da ambientazioni più realistiche e metropolitane a toni scanzonati e color pastello, dall’attualità del piccolo crimine di quartiere all’horror e alla fantascienza.
Non sorprende allora che anche la sua versione cinematografica finisca per ricalcare lo stesso percorso: se i primi due episodi del nuovo filone canonico targato MCU (Spider-Man: Homecoming e Spider-Man: Far From Home) erano una re-introduzione in medias res e con qualche elemento sci-fi del personaggio per la gioia di fan vecchi e nuovi, ecco che già il terzo Spider-Man: No Way Home iniziava a pasticciare con magia, multiverso e affini. Con simili premesse, era inevitabile che anche in questo nuovo Spider-Man: Brand New Day finisse per esserci molta, forse troppa carne al fuoco, tanto che è davvero difficile parlarne in maniera esaustiva evitando spoiler.
Certo, in buona parte è perché quasi tutto ruota intorno a una figura, quella interpretata dalla giovane Sadie Sink, sulla quale è stato volutamente mantenuto finora il segreto più assoluto, al netto di congetture e indizi disseminati qua e là (l’ultimo, pare, direttamente da Ryan Reynolds in costume da Deadpool durante il Comic-Con di San Diego). Di sicuro, però, la scelta di ritrarre uno dei personaggi chiave della continuity Marvel in versione adolescente o quasi, e altro ovviamente non si può dire, farà storcere il naso a più di uno spettatore. Tuttavia, quello della ex stellina di Stranger Things non è l’unico coprotagonista del film a uscirne fortemente rimaneggiato, per usare un eufemismo: il sempre ottimo Punitore di Jon Bernthal, per esempio, reduce dalle efficaci comparsate in Daredevil: Born Again e soprattutto dal profondo e violentissimo The Punisher: One Last Kill, appare qui in modalità PG 13, ammorbidita e troppo bonaria per essere vera, confermando tutti i timori post-trailer al riguardo.
Il che è paradossale se si pensa che, almeno nelle intenzioni del regista Destin Daniel Cretton (già dietro alla macchina da presa per i cinecomic Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli e la serie Wonder Man), Brand New Day prova a essere il capitolo più cupo e serioso del franchise. E invece, per quanto alcune scene d’azione valgano già da sole il prezzo del biglietto o quasi, sul piano delle novità nella narrazione il risultato finale è poco più che un Thunderbolts ad alto tasso di spettacolarità. Anzi, per assurdo, a tenere a galla il tutto sono proprio i punti saldi delle puntate precedenti, a cominciare dai soliti noti del cast, primo fra tutti un Tom Holland che ormai è tutt’uno con Peter Parker, prima ancora che col suo alter-ego in tutina e ragnatele. Sono ancora lui, la Mary Jane di Zendaya, il Ned Leeds di Jacob Batalon e le vicende a seguito di quanto accaduto in No Way Home, la parte più interessante di una sceneggiatura altrimenti un po’ pretestuosa e sicuramente con qualche salto o buco di troppo, persino per l’abituale sospensione di incredulità richiesta dal genere.
In definitiva, Spider-Man: Brand New Day è un prodotto di difficile collocazione nella saga dell’Arrampicamuri vista fin qui, a metà tra il “vorrei ma non posso” e il “potrei ma non voglio”. Prova a imprimere a storia e personaggi una svolta dark, ma senza mai davvero affondare il colpo. Prova a inserire nuovi volti d’importanza potenzialmente capitale nelle trame del Marvel Cinematic Universe, ma fermandosi a una caratterizzazione poco più che abbozzata. Prova a concentrarsi sui sentimenti e sul senso di solitudine del protagonista, ma trasforma la pellicola in un pasticciato team-up di comprimari (compreso l’Hulk di Mark Ruffalo), la cui presenza o rilettura spesso fatica a convincere. Eppure, nonostante tutti i difetti del caso, traspare in ogni inquadratura la sincera volontà di raccontare qualcosa che vada oltre il vuoto blockbuster, peccando forse nell’esecuzione, ma non nell’onestà delle intenzioni. E se è vero che, come ribadito sullo schermo al termine della proiezione, “Spider-Man ritornerà” nel prossimo, attesissimo Avengers: Doomsday, ci sarà tempo e modo per correggere la rotta, e rendere nuovamente giustizia a un personaggio tra i più amati dell’MCU, proprio perché capace di fare dell’adorabile imperfezione umana il suo superpotere più grande.
Spider-Man: Brand New Day di Destin Daniel Cretton, con Tom Holland, Zendaya, Jacob Batalon, Sadie Sink, Mark Ruffalo, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Marisa Tomei, Florence Pugh