Un racconto universale, un’avventura senza tempo, il fascino buio del cinema: insomma, “Odissea” di Nolan

In Cinema

Al suo 13mo titolo il più hollywoodiano dei film maker europei porta sullo schermo con mano ferma e sicura uno dei più grandi classici della letteratura. Ma a dispetto dei 250 milioni di dollari spesi, del formato 70mm Imax su pellicola e delle quasi tre ore di proiezione, nel film c’è davvero poco di monumentale e spettacolare nel senso in cui il cinema Usa ci ha abituati. A tratti si ha l’impressione di trovarsi davanti a una pellicola d’autore d’altri tempi, tutta regia, fotografia e interpretazione. Il cast è il migliore possibile, guidato da Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway e Robert Pattinson

Se aveste le possibilità, il cast e il budget per realizzare lo spettacolare adattamento cinematografico di un poema epico ricco di azione, avventura e magia, a chi ne affidereste la regia? Tra gli specialisti di epopee monumentali sul grande schermo, la scelta è più risicata di quanto sembri: c’è chi è fuori dal giro già da un po’ (Peter Jackson, George Lucas), chi forse è nel giro ormai da troppo tempo (Steven Spielberg, Ridley Scott), chi in fondo non ha mai convinto del tutto (Zack Snyder) e chi ha convinto tanto da essere già occupato su fronti altrettanto impegnativi (Denis Villeneuve e il suo Dune Parte Tre, in uscita a dicembre). E se l’azzardo scuola Marvel di affidare progetti importanti a registi esordienti o quasi ha dimostrato di funzionare a fasi alterne, ecco rimanere un solo nome plausibile, e fortunatamente è il migliore del mazzo.

Odissea di Christopher Nolan arriva nelle sale avvolto dal mistero, grazie a una campagna pubblicitaria orchestrata per svelare il meno possibile prima, durante e dopo le riprese, alimentando a dismisura l’hype tra i fan sfegatati del regista britannico e il chiacchiericcio tra i suoi storici detrattori. Divisivo proprio perché unico nel suo genere, a Nolan va infatti riconosciuta nel bene e nel male un’impronta autoriale che è ormai un marchio di fabbrica tra gli odierni specialisti del blockbuster d’azione o simili. Non fa eccezione il suo tredicesimo lungometraggio, viaggiando dritto e sicuro verso una precisa direzione artistica fin dalle prime immagini: Odissea è un film buio, cupo ed essenziale, fatto di ombre, primi piani e scene di combattimento che sembrano condannare la violenza piuttosto che esaltarla. In definitiva, un prodotto più simile per atmosfere alla sobrietà di Dunkirk che agli eccessi di Tenet, Inception o Interstellar, e forse è proprio questo il colpo di scena in una trama già letta e riletta.

A dispetto dell’epicità della fonte , nelle quasi tre ore di proiezione c’è davvero ben poco di spettacolare o monumentale nell’accezione cinematografica a cui Hollywood ci ha ormai abituati. Anzi, per certi versi l’impressione è a tratti quella di trovarsi davanti a una pellicola d’autore d’altri tempi, di quelle tutte regia, fotografia e interpretazione, ma con scene e costumi quasi dichiaratamente low-budget, ben lontani dal gusto peplum di alcuni illustri colleghi e connazionali (qualcuno ha detto Il gladiatore?). La cosa suona addirittura paradossale, se si pensa che, con una spesa di circa 250 milioni di dollari, siamo davanti alla produzione più costosa mai realizzata da Nolan. Ma per il più hollywoodiano dei film maker europei, si sa, è una questione di principio: il suo cinema sarà sempre e soprattutto artigianato di livello assoluto, che si tratti di girare il mondo alla ricerca di location naturalmente perfette, garantire la massima qualità dell’immagine attraverso avveniristiche tecniche di ripresa (il tanto anticipato formato 70mm IMAX su pellicola) o rinunciare alla scorciatoia della CGI per ricreare imponenti effetti speciali con i cari vecchi animatronics di una volta, compreso un ciclope robot alto 6 metri in scala 1:1.

Persino la dimensione temporale, secondo le parole di Nolan, è volutamente di difficile collocazione, come forse è giusto che sia per un mito senza età: i personaggi parlano in inglese contemporaneo, indossano alternativamente gonnellini e pantaloni, vanno a caccia vestiti come Robin Hood e recitano poemi come incipit di pezzi hip-hop. In sceneggiatura, ovviamente, non manca il consueto gioco di incastri tipico dello stile di racconto del regista inglese fin dai suoi esordi, traducendo efficacemente la struttura dell’opera originale in un continuo andirivieni di oracoli, flashback e “Narrami, o musa” in cui ogni personaggio si fa a turno narratore o protagonista. Difficile, d’altra parte, non concedere a ciascuno il suo spazio, quando nel cast, oltre al sempre ottimo Matt Damon (nei panni di un Ulisse che fa tantissimo Jason Bourne), hai anche il meglio del panorama cinematografico odierno anglo-americano, a cominciare dai coprotagonisti Tom Holland, Anne Hathaway e Robert Pattinson, più le comparsate di Lupita Nyong’o, Zendaya, Charlize Theron, Jon Bernthal, Samantha Morton, Mia Goth, John Leguizamo, Elliot Page e il sempre presente Himesh Patel, tutti più che convincenti nella rilettura “modernizzata” dei rispettivi personaggi.

Non potrebbe essere altrimenti. Per portare a termine un progetto tanto ambizioso senza scadere nello scontato o nel kitsch, serviva necessariamente un meccanismo di ingranaggi perfettamente funzionanti, orchestrato da un direttore con mano ferma e sicura. In questo, e in tanto altro, l’Odissea di Nolan è esattamente quello che dovrebbe essere: un viaggio nella magia del cinema, alla (ri)scoperta di un racconto universale e del fascino dell’avventura, capace di lasciare un segno indelebile nello spettatore dall’ignoto del buio in sala fino alla strada verso casa.

Odissea di Christopher Nolan, con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya, Charlize Theron, Jon Bernthal, Samantha Morton, Mia Goth, John Leguizamo, Elliot Page, Himesh Patel