Omar Sy, divo nero, torna alla sua Africa: ma c’è chi gli dice “sei bianco dentro”

In Cinema

Il brillante co-protagonista di “Quasi amici” interpreta in “Il viaggio di Yao” in qualche modo se stesso, un attore francese di fama internazionale che visita il suo continente d’origine per presentare un fortunato libro autobiografico. In realtà troverà, con qualche contrasto, la sua reale identità, soprattutto grazie al dialogo con una brava e bellissima cantante e un ragazzino tredicenne, suo fan sfegatato, che ha percorso da solo 387 chilometri per riuscire a incontrarlo

Il regista francese Philippe Godeau torna sul grande schermo – dopo Le dernier pour la route del 2009 e 11.6 del 2013 – con la sua terza pellicola Il viaggio di Yao, una commedia on the road in salsa africana. Un progetto portato avanti con la collaborazione costante del protagonista Omar Sy, che tutti ricordiamo per la sua grande interpretazione in Quasi Amici (2011), che è un trionfo di luci, colori e profumi, un inno ai paesaggi e alla cultura africani. Il copione, scritto e pensato sulla figura di Omar, è un toccante viaggio di scoperta dell’identità personale, che il personaggio riesce a completare solo verso la sua conclusione, attraversato da esperienze e persone che lo porteranno sempre più vicino alle sue origini, dimenticate da tempo.

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Seydou Tall è un attore francese di successo internazionale che vive a Parigi, separato dalla moglie e con un figlio piccolo che vede di rado. Viene invitato a Dakar per presentare il suo ultimo libro autobiografico e spera di cogliere questa occasione per fare un viaggio nella sua terra d’origine col ragazzo, ma la madre glielo impedisce per la difficile relazione coniugale. Accolto e idolatrato da folle di fan scatenati che lo inondando di foto e selfie, viene colpito dalla presenza di Yao (Lionel Louis Basse), 13enne senegalese che è fuggito dalla sua casa, distante 387 chilometri, per incontrare il suo idolo e farsi fare un autografo sulla propria copia del libro, sgualcito e ricucito personalmente, di cui conosce a memoria ogni singola parola.

Sensibile al gesto del ragazzo, Seydou decide di riaccompagnarlo a casa attraverso una regione del paese da cui egli stesso proviene, senza conoscerlo realmente. I due sono molto diversi, ma da questo viaggio nascerà una meravigliosa amicizia, e l’attore imparerà molto di sé e del suo paese d’origine grazie al rapporto con Yao, che si mostra vivace e di una straordinaria curiosità e saggezza. Così, tra vecchi taxi, auto che cadono a pezzi e musica reaggae, i due arrivano a destinazione: non senza imprevisti, ma i piccoli ostacoli che incontrano arricchiranno l’esperienza di entrambi.

Dopo le prove in Samba (2014) e Mister Chocolat (2015), in cui già Sy aveva interpretato personaggi che dovevano affrontare il tema dello “straniero” in mezzo a una società di bianchi in cui essi dominano, qui egli impersona un attore di colore arrivato alla vetta della fama, ma che si è così allontanato dalle sue origini da averne perso le tracce. Un “bianco dentro”, come gli viene fatto notare da Yao e dalla bella cantante Gloria, interpretata da Fatoumata Diawara: “non conosci l’Africa, non conosci la musica”. Ovvero, non conosci me e questo paese, non conosci le tue origini, ragioni come uno straniero che pretende di ambientarsi subito solo grazie al colore della pelle.

Gloria rappresenta così una metafora di “mamma Africa”, bellissima, allo stesso tempo dolce e forte, con una voce roca e un’energia vitale che affascina, incanta. La bella cantante è una nomade che vive della sua voce per mantenere la vecchia madre e il figlio, lontani da dove si trova lei e che vede molto poco, ma nonostante questo la passione e l’amore per quelle terre e la musica la rendono un vortice di positività. Un’influenza positiva che farà avvicinare Seydou al vero cuore dell’Africa cantando le canzoni di Bob Marley, mangiando coi locali, accettando consigli, aiuti e accoglienza. Atteggiamenti molto diversi da quelli che sperimenta nel continente europeo dove l’attore vive: così egli inizia a sentire il conflitto interiore tra le due parti di sé, il ricco occidentale che vive nella capitale francese e l’africano nipote di immigrati che hanno preferito tornare alle proprie origini per finire la loro vita. Un racconto tenero e sincero, sull’amicizia e l’accettazione di sé, che grazie alle luci e ai suoi colori, riattiverà nello spettatore che vi è stato, anche solo in vacanza, un vero mal d’Africa.

Il Viaggio di Yao di Philippe Godeau, con Omar Sy, Lionel Louis Basse, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta

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