Franco Vaccari, artista visionario tra i più influenti nell’Arte Contemporanea degli ultimi cinquant’anni, si è spento a Modena il 12 dicembre 2025, nella città dove era nato 89 anni prima. Luca Panaro, critico d’arte, curatore e docente, ne ricorda i meriti e la storia.
Ci ha lasciati un grande artista, il più grande. Franco Vaccari non è stato tra gli autori maggiormente celebrati della sua generazione, ma è stato senz’altro il più influente degli ultimi cinquanta anni, un artista visionario, sempre in anticipo sui tempi, un’attento osservatore della contemporaneità. All’inizio degli anni settanta la ricerca di Vaccari inizia ad acquisire quei caratteri che gli saranno riconosciuti in seguito, legati all’arte concettuale, all’automatismo della tecnologia e alla creazione di installazioni ambientali, come la celebre opera alla Biennale di Venezia del 1972 intitolata Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, che affermerà l’ascesa di Vaccari nel mondo dell’arte internazionale. Qui sta il genio. L’artista non riprende in prima persona ma affida l’atto creativo all’automatismo di una cabina per fototessere. L’artista si occulta, cedendo al pubblico parte dell’autorialità. Ma non finisce qui.

Negli anni successivi Vaccari avrà a disposizione tutte le cabine installate sul territorio nazionale, estendendo i risultati ottenuti alla Biennale, è così che ha origine il progetto Photomatic d’Italia (1972-1974). Interessante è la modalità di reclutamento del pubblico, chiamato ad autoritrarsi e cedere all’artista la propria immagine. Vaccari, infatti, ideò un manifesto che recitava: «Per il suo prossimo film Franco Vaccari cerca volti nuovi espressivi di ogni età. Per partecipare alla selezione fotografatevi in questa macchina, ed inserite le vostre foto nell’apposita fessura all’esterno della macchina, con sul retro, il vostro nome e indirizzo». Non mancava certo di ironia Vaccari, che dimostra in altre opere definite “esposizioni in tempo reale”, un termine introdotto dallo stesso autore per distinguere il suo peculiare atteggiamento rispetto a quello di altri artisti che in modo differente basavano le proprie opere sull’azione (performance o happening). Con esposizione in tempo reale Vaccari intende sottolineare la necessità di generare un lavoro dalla contingenza del momento, in presa diretta con il luogo e mettendo in relazione l’automatismo della tecnologia con il pubblico partecipante.

Oggi sappiamo quanto il termine “tempo reale” faccia parte della nostra vita, così come il concetto di “spazio privato in spazio pubblico”, che ben si addice alle opere di Vaccari, dove un momento di raccoglimento privato trova ospitalità all’interno della dimensione pubblica del museo. I sacchi a pelo su cui riposare la notte all’interno di una galleria d’arte (I sogni n.1, 1975), il bar funzionante per offrire ristoro ai visitatori affaticati in visita alla Biennale (Bar Code-Code Bar, 1993), gli studi privati di anonimi artisti resi pubblici su internet (Atelier d’artista, 1996), una piccola costruzione dove mostrare le opere di autori che mai avrebbero potuto esporre nel museo della città (Casetta dell’arte, 1998).
Le opere di Vaccari si aprono all’altro, sono l’occasione per dedicare attenzione a quei momenti quotidiani che rendono speciale la vita e che il più delle volte trascuriamo: bere un caffè, ricordare un sogno, fare una foto, mangiare un chicco d’uva, documentare le scritte nei bagni pubblici, consegnare una mimosa a una prostituta, osservare un cane randagio. La grandezza di un artista si vede dalle piccole cose, Franco era così, un grande uomo che amava fare “viaggi minimi”, alcune sue opere si caratterizzano per documentare spostamenti di piccola entità, valorizzando l’aspetto esperienziale piuttosto che l’esotismo che solitamente si associa alla dimensione del viaggio. Opere nate all’interno dell’albergo diurno Cobianchi di Milano, oppure durante i 700 km che collegano le città di Modena e Graz, o ancora sul fiume Reno da Düsseldorf a Basilea, e nel tragitto a piedi da Carpi a Ferrara per omaggiare il poeta Ludovico Ariosto.

Vaccari si è spento a Modena il 12 dicembre 2025, nella città dove era nato 89 anni prima, luogo che ha amato e documentato già a partire dagli anni cinquanta, poi nella serie Modena vista a livello di cane (1967-68), città che ritorna nelle sue opere fotografiche, filmiche, editoriali, anche più recenti. Vaccari ha saputo riflettere su tutti i media, dobbiamo ricordarlo per avere utilizzato alcune pratiche artistiche “in tempi non sospetti” (come amava dire lui), il prelievo di immagini d’archivio per esempio, ma è stato anche tra i primi in Italia a realizzare installazioni con l’uso del video e del web, opere ambientali costruite con materiali di recupero. Numerosi sono i libri d’artista e l’apporto teorico che ha accompagnato la sua ricerca, come il concetto di “inconscio tecnologico” che si dimostra ancora oggi un utile strumento per leggere la contemporaneità. Franco Vaccari ha lasciato più di una traccia del suo passaggio. Ora sta a noi seguire la strada da lui indicata.
In copertina: Franco Vaccari, Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, 1972