Il giardino dell’anima alla Biennale di Venezia

In Arte

Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede presenta un insieme di nuove opere commissionate a 24 artisti, realizzate per il progetto ‘The Ear is the Eye of the Soul’, a cura di Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in risposta alla proposta curatoriale di Koyo Kouoh per la Biennale 2026, volta a rallentare il ritmo e a sintonizzarsi su un registro più quieto. La mostra assume la forma di una preghiera sonora, un invito all’atto contemplativo dell’ascolto, ispirata alla vita e all’eredità di Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), badessa medievale, poetessa, guaritrice e compositrice.

Finalmente, niente da vedere. Durante la settimana del vernissage della Biennale Arte di Venezia, dopo giorni e giorni di inquinamento visivo, spesso di dubbia qualità, giungiamo finalmente in un luogo dove non c’è nulla da vedere. Ci troviamo nel Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, un’oasi verde di pace nascosta all’interno di un convento dei XVII secolo gestito dalla comunità dei Carmelitani Scalzi. Il luogo è la prima tappa del progetto ‘The Ear is the Eye of the Soul’, presentato dal Padiglione della Santa Sede in occasione della 61. Biennale di Venezia. A cura di Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers in collaborazione con i Soundwalk Collective, il progetto si sviluppa ulteriormente nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, trasformato in un’ampissima biblioteca multilingue.

Padiglione della Santa Sede, The Ear is the Eye of the Soul. Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Venezia

Il percorso del Giardino Mistico raccoglie le opere sonore di 20 compositori, musicisti e poeti contemporanei, ispirandosi all’eredità di Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), badessa medievale, poetessa, guaritrice e compositrice. Superate le mura del convento, dopo una breve fila composta e silenziosa, veniamo dotati di un paio di cuffie. La rapida attesa ci prepara all’esperienza, calma il nostro battito, rallenta i pensieri, le ansie, le inquietudini. Ci rendiamo velocemente conto di non essere catapultati nell’ennesimo luna park dell’arte, dove giganti installazioni ci sovrastano, facendo a gara su quale verrà maggiormente fotografata e pubblicata sui social. Inizia così il nostro viaggio, un lento cammino all’insegna dell’ascolto. Veniamo accolti nel giardino dell’anima, un luogo devoto alla preghiera e al sentire, casa dello spirito. Il percorso è libero, non tracciato, una piantina ci indica semplicemente quali sono le aree di ascolto dedicate a ogni compositore. Ma le stesse si intrecciano, i cambi di traccia risultano volutamente appena percettibili, mai violenti, sempre organici al punto di divenire un unicum sonoro. Sensori disposti nell’intera area verde mandano alle nostre cuffie un segnale che gradualmente trasmette loro la melodia pensata per quella metratura. Brian Eno, Meredith Monk, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Caterina Barbieri, sono solo alcuni dei compositori chiamati ad animare il giardino. All’estremità opposta all’entrata troneggia una cappella, giunti alla quale emerge l’unica voce dell’intero percorso. È quella di Patti Smith, che ci avvicina tramite un monologo intenso e profondo alla figura mistica della Madonna.

Padiglione della Santa Sede, The Ear is the Eye of the Soul. Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Venezia

Non appena varcato l’ingresso tutto cambia, rallenta, si dilata, siamo profondamente immersi nel presente, senza distrazioni, senza spazio per null’altro. Percepiamo la ghiaia sotto ai piedi muoversi a ogni passo, ritmo che scandiamo in totale libertà. Può essere lento, leggermente più rapido, ci si può fermare, rimanendo in piedi o cercando un punto di sosta dove sedersi ogni volta che il nostro corpo ne sente il bisogno. Vaghiamo come anime sconnesse dalla materia lungo uno spazio dove essa diviene secondaria, irrilevante, dedita unicamente a contenere lo spirito. A sua completa disposizione, veniamo condotti verso la contemplazione dell’interiorità. Ci aggiriamo senza meta tra una grande varietà di erbe, fiori, arbusti, fino a sbirciare la sola apertura del giardino su un canale, dove il movimento dell’acqua diventa protagonista. Più che di una visita si tratta di un percorso di guarigione, un trattamento intensivo volto alla riconfigurazione della nostra interiorità dopo essere stata drasticamente frammentata in mille pezzi. Questa cura dell’anima passa attraverso la preghiera, pratica intesa in senso non strettamente religioso, ma universale, totalizzante. Perché è solo tramite la presa di consapevolezza della nostra radicata connessione a ciascuna particella dell’universo che lo spirito risorge, riflettendosi nello specchio dell’immensità del tutto.

Padiglione della Santa Sede, The Ear is the Eye of the Soul. Giardino Mistico, Venezia. Foto David Levene

Ascoltiamo per una durata indefinita musiche eteree, che nonostante le differenze artistiche dei loro autori, si amalgamano perfettamente in un insieme quasi inscindibile. L’ascoltare diventa sentire, percepire le composizioni lentamente pervadere ogni parte di noi, non lasciando spazio per altro. Nell’epoca dell’instabilità e del frenetico mutamento, dove nulla appare più sicuro ma volto verso la distruzione, la Santa Sede si rivela l’organismo più capace, all’interno di questa Biennale, di cogliere i bisogni del contemporaneo. In una quotidianità rumorosa, violenta, dove la pace sembra non avere spazio, ci viene offerto un piccolo scorcio per riprendere fiato, per rimuovere temporaneamente dalla nostra mente il costante pensiero della rovina verso la quale l’umanità sta marciando.
Tra le molteplici (e giuste) proteste, provocazioni, opere mirate a suscitare reazioni di shock o riflessioni sulla drastica situazione geopolitica che ci circonda, approdiamo finalmente sulle sponde di un gesto che ci abbraccia, che non ci respinge. Un sussurro di speranza, di tregua, un’invito a rivolgere lo sguardo verso l’interno anziché all’esterno. Appare quasi una sfida, al giorno d’oggi, fare arte senza parlare del presente concreto. Ogni azione deve essere argomentata, supportata da molteplici apparati teorici e politici, giustificata. Il rischio è che talvolta si perda di vista l’essenza, quella cosa che sta sotto a tutte le altre, che se viene a mancare fa crollare ogni castello concettuale apparentemente incontestabile.

Padiglione della Santa Sede, The Ear is the Eye of the Soul. Giardino Mistico, Venezia. Foto David Levene

‘The Ear is the Eye of the Soul’ è capace di portare decine di persone ogni ora a vagare per un giardino senza interagire, senza guardare schermi, senza parlare, privandole degli esorbitanti stimoli a cui sono giornalmente sottoposte, distrazioni che condannano a una costante superficialità esperienziale che ammorba il nostro presente. La notevole risonanza di questo progetto, piuttosto curiosa visto il contesto caotico e avverso che lo contiene, rivela il profondo bisogno appartenente alla nostra società di tornare a una dimensione contemplativa e spirituale. Di fermarsi, ascoltare, abbandonarsi e poi procedere.
Una volta usciti da questa magica oasi ci si ritrova in stazione, dove il caos regna, i turisti si affollano, le bancarelle strabordano e le ruote delle valigie rimbombano nelle orecchie. La pace è finita, ma qualcosa dentro è cambiato.

L’orecchio è l’occhio dell’anima, 61. Mostra Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Padiglione derlla Santa Sede, Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, Cannaregio, Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Castello, fino al 22 novembre 2026

In copertina: Padiglione della Santa Sede, The Ear is the Eye of the Soul. Giardino Mistico, Venezia. Foto David Levene

(Visited 16 times, 1 visits today)