Una maestosa, magnifica quercia dai tenui colori autunnali è la protagonista di “Silent Friend” della regista ungherese Ildikò Enyedi, premiato nel 2025 alla Mostra di Venezia. Racconta la realtà affascinante e impenetrabile di un mondo vegetale con cui ora stiamo tutti facendo duramente i conti, in un intreccio di natura e cultura, vita sessuale delle piante e discutibili vicende umane. Un film bellissimo e misterioso, struggente e razionale, diviso in tre parti e tre epoche (2020, 1908, 1972), che si chiude lasciandoci uno strascico di nostalgia. Nel cast Tony Leung e Lea Seydoux
L’amica silenziosa che da il titolo al film è una enorme, maestosa, magnifica quercia dai tenui colori autunnali che sembra abbracciare ciò che le sta attorno, laggiù nel giardino botanico tedesco di Marburgo. Respira, vive e osserva, ed ha anche le sue abitudini sessuali, può essere maschio o femmina. E’ lei che, mobile e immobile nello stesso tempo, assiste e vive lo scorrere del tempo in ogni sua foglia, è lei che rappresenta il mistero impenetrabile di una natura con cui noi stiamo facendo in questo momento un redde rationem molto pesante e in cui gli studi del botanico svedese Linneo, ampiamente citati, servono a poco.
Il rapporto tra l’uomo e questo albero di ginkgo biloba, protagonista del film dell’ungherese Ildikò Enyedi, si basa sulla poesia dello sguardo, il suo e il nostro, perciò si citano Goethe e Rilke non a sproposito. A noi tutto il film, bellissimo e misterioso, struggente e razionale, fa venire in mente L’infinito di Leopardi, il cui panorama era più ristretto, ma la partenza dalla visione della natura verso la fantasia cosmica indossata da ciascuno, è assoluta.
Per dare un’impronta ancora più universale, la regista del film, che l’anno scorso ha trionfato alla Mostra di Venezia, divide la sua pellicola, di 147’ minuti, in tre storie e tre epoche (2020, 1908, 1972) che si intrecciano e si rincorrono; così si passa, non necessariamente in quest’ordine, dal bianco e nero al colore, dal digitale ai 16 mm., dalle gonne lunghe e pudiche di Greta, la prima allieva ammessa all’università con tutti i professori pronti a linciarla con i registri e il libretto, allo scienziato che studia la mente dei bambini (Tony Leung, In the mood for love) con la mascherina per il Covid.
Si scoprono cose incredibili, come l’attività cerebrale di un geranio rosa, si imprime su lastre la millesimale crescita dei vegetali, si parla appunto del lato sessuale del mondo vegetale, di sperma della quercia, in un film che riassume la libertà di un’ispirazione sincera e che comprende anche un pizzico di proto femminismo. Se la natura – questa che vediamo è roba scelta, intendiamoci – vive in sub affitto nel nostro quotidiano, l’autrice riesce a collegare cultura e natura, non solo stimola la curiosità ma infilza il suo conflitto di interessi con la scienza, lo studio ed anche le piccolezze umane di flirt, pur mancati anche per colpa o merito del geranio che apre la porta.
Il finale tramonta piano sulla quercia mentre si fa buio, ma intanto noi abbiamo intuito alcune cose di raffinata sensibilità sulle piante, e il cinema, ancora una volta, ha dato il colpo di partenza con un’opera che è un pezzo unico ma che approda facilmente nella nostra mente, lasciandoci uno strascico di nostalgia specie in questi anni in cui combattiamo la guerra della crisi climatica. La quercia non è su un ghiacciaio, ma la sua essenza e la sua esistenza fanno parte in generale del concetto di clima del pianeta.
Silent Friend, di Ildikò Enyedi, con Tony Leung, Luna Wedler, Lea Seidoux, Enzo Brumm, Sylvester Groth, Chiu Wai