Cosa accadrà dopo il trionfo democratico alle elezioni di midterm? In un paese stravolto da due anni pazzeschi e angosciato dal costo della vita e da una sanità a pezzi, Il partito democratico ha davanti il difficile compito di fare sintesi delle sue anime, in casa repubblicana è cominciata la grande fuga dal presidente che, intanto, sembra occuparsi solo del cantiere della nuova sala da ballo alla Casa Bianca
L’euforia di mercoledì mattina, il giorno dopo le elezioni di medio termine, è stata sentita da tutti, o quasi. Certamente ha risvegliato gli animi di gran parte degli americani, ormai stravolti da due anni estremamente complessi e talmente assurdi da sbalordire tutto il mondo. Gli Stati Uniti, per quanto siano pieni di difetti, contraddizioni e decisioni incomprensibili di amministrazioni fastidiose, sono di fondo un Paese democratico e questo aspetto, fortunatamente, non è stato intaccato dalla megalomania e dalle sparate di Donald J. Trump. Già questo è un lato molto positivo. Adesso, però, iniziano le analisi emerse dopo l’euforia.
La prima che mi permetto di fare riguarda il partito democratico: riuscirà almeno questa volta a trovare una strada comune a tutte le sue fazioni interne, o rimarrà sfilacciato come è adesso? I centristi riusciranno a mettersi d’accordo con chi è più a sinistra? Riusciranno effettivamente ad ascoltare gli americani e impegnarsi a risolvere almeno in parte gli enormi problemi causati dall’amministrazione Trump?
Sono domande ancora un po’ azzardate da fare, ovviamente. La prima, forse la più urgente di tutti, è ripristinare la sanità pubblica, tra virgolette, s’intende. Trump ha distrutto il sistema sanitario per persone poco abbienti, anziani e persone con disabilità; i costi sono alle stelle, sia per chi può ottenere una copertura statale e per chi invece deve pagare un’assicurazione privata. Poi devono affrontare i costi in generale, i dazi che li hanno aumentati, la guerra in Iran, che non è stata neanche autorizzata dal Congresso e ovviamente le indagini sulla corruzione dell’attuale amministrazione. I candidati socialisti, l’ala più a sinistra del partito democratico, rivendicano almeno 105 vittorie tra cariche elettive e referendum: un traguardo inaspettato per i centristi e che adesso non possono ignorare. Insomma, hanno tanto sul piatto, e se non riusciranno a trovare una strada che in qualche modo li faccia andare tutti d’accordo, potrebbe davvero essere un disastro.
E il partito repubblicano, quello che è stato costruito attorno alla figura di Trump, che fine farà? I sondaggi hanno parlato chiaro: molti repubblicani, stufi del loro presidente, più poveri di prima, coinvolti in una guerra impopolare che ha creato disagi personali, economici e sociali a tutti, non hanno votato oppure hanno votato democratico. Quanti, dunque, continueranno a seguire il loro guru e quanti invece sono pronti a metterlo da parte per creare una nuova immagine del partito, meno controversa, meno divisiva e meno radicale? Cosa ne sarà, poi, di tutti quei repubblicani che per anni hanno mentito pur di stare nella cerchia del presidente, che hanno detto e fatto di tutto pur di rimanere nella cerchia dei preferiti del tycoon? E cosa succederà al movimento MAGA, che ormai sembra essere l’unico a sostenere il suo santone?
Il vicepresidente JD Vance, in preparazione per le elezioni del 2028, ha già cominciato a prendere le distanze dal presidente, attribuendo senza mezzi termini la sconfitta repubblicana alla guerra in Iran. Un’affermazione che fino a qualche mese fa sarebbe stata difficile immaginare da parte di un membro così importante della sua amministrazione. Ha voltato le spalle a Trump pubblicamente, come se adesso il presidente non facesse più paura e si possa attaccare senza paura di ripercussioni. Se è vero che Vance ha da subito dichiarato di non essere d’accordo con Trump riguardo la guerra, è anche vero che non è stata solo questa la responsabile per una sconfitta così eclatante. Molti repubblicani sono stufi della corruzione, della violenza dell’ICE nei confronti degli immigrati, degli Epstein files e di molto altro.
Insomma, staremo a vedere cosa succede. Nel frattempo, il presidente Trump non fa che parlare della sua sala da ballo e di quanto è contento che si costruisca. Ci è diventato un umarell, e forse sta già pensando a una pensione tra i cantieri. Ovviamente, gli diamo tutto il nostro appoggio e incoraggiamento.