Animali da bar, ma sono Swarovski non Bukowski

In Teatro

Con il suo stile scorretto e grottesco la Carrozzeria Orfeo di Gabriele De Luca presenta il suo nuovo spettacolo con una fauna di disperata e comica umanità

Sono al bar, sono in quattro, ma non sembrano granché amici e più che a cambiare il mondo, pensano a come il mondo ha cambiato loro. In peggio, naturalmente. E poi, a conti fatti, Swarovski, Colpodifrusta, Sciacallo e Milo Cerutti – avventori così abituali da avere il proprio soprannome da ‘battaglia’ – non sono i soli protagonisti di questa storia. C’è anche Mirka, barista ucraina poco avvenente, che affitta l’utero per arrotondare e, dulcis in fundo, la voce fuori campo del vecchio, irascibilissimo, proprietario del locale (Alessandro Haber per la cronaca) , odiatore di cinesi e forse del mondo intero. Insomma un’accolita niente male di residui umani: veri e propri Animali da bar con cuore e speranze messi sotto spirito a macerare.

Dopo il fortunatissimo Thanks for Vaselina, premio Hystrio-Castel dei Mondi 2015, Carrozzeria Orfeo torna con una commedia nero-brillante fondata sul binomio ‘personaggi eccentrici/comicità irriverente’. È infatti di questi elementi che vive il nuovo spettacolo della compagnia lombarda, improntato per buona parte della sua durata al tratteggio dei profili psicofisici dei suoi protagonisti, messi in scena, come vuole l’aneddotica da bar, in situazioni/episodi di (stra)ordinaria epicità. “Ti ricordi quando tizio si è presentato al bar strafatto e con una motosega?” “E quando la barista racchia ha ricevuto quell’invito a cena?” E così via. Teatro di parola a tutti gli effetti quello di Carrozzeria Orfeo, dove il discorso diretto si mischia a quello indiretto in un cocktail di (presunta) oralità e dove con ‘parola’ s’intende quella pirotecnica di certe serie televisive a 180 bpm (battute per minuto!). La drammaturgia, firmata da Gabriele Di Luca, corre infatti a un ritmo indiavolato sui binari di un umorismo risolutamente politically incorrect dove, in linea con la tradizione anglosassone più smaliziata, è ammessa tanto la comicità triviale (le battute a sfondo sessuale, il leitmotiv della flatulenza di Mirka) quanto quella satirica (i ‘vegetariani melaniani’) o quella cinico-grottesca (“Se hai fame ti cucino la tartaruga!”). Un vortice vivace e sincopato che si interrompe solo di tanto in tanto, quando viene messo a fuoco, con sguardo patetico-misericordioso, il substrato di infelicità su cui poggia l’intero carrozzone di questa UnHappy Family.

FOTO SPETTACOLO ?ANIMALI DA BAR?

Al bar, si sa, il pericolo è quello di esagerare: un bicchiere di troppo e anche la battuta più divertente finisce per risultare insipida quando, sformatasi l’euforia in ubriacatura, la si ripete all’infinito. C’è anche il caso che, all’ennesimo brindisi, si possa diventar melodrammatici e cedere alla prosopopea. Carrozzeria Orfeo si espone su entrambi i fronti: nell’ebbrezza ridanciana delle innumerevoli gag corre il rischio di disinnescare la sua (innegabile) verve comica rendendola, a lungo andare, vuoto esercizio ritmico (botta-risposta); sul versante della riflessività drammatica tende invece a indulgere nella retorica a buon mercato. È così che Swarovski e i suoi compagni di sbronze non raggiungono certo lo spessore e il carisma dei personaggi bukowskiani a cui si vorrebbero ispirati, tanto più che il filo narrativo che li tiene uniti è piuttosto esile. Al limite – in forza della loro simpatia e della buona performance attorale di tutta la compagnia in cui spicca la sempre convincente Beatrice Schiros – possono ambire ad inverare il malinconico aforisma di Vincenzo Costantino Cinaski: “Il bar non ti regala ricordi, ma i ricordi portano sempre al bar!”.

(foto di Laila Pozzo)

Animali da bar, fino al 17 gennaio al Teatro Elfo Puccini

(Visited 1 times, 1 visits today)