Rimini Protokoll: e se gli spettatori sono zombie?

In Teatro

RImini Protokoll: un viaggio performativo, una gita urbana che ha conquistato il mondo

New game. Multiplayer. Avanzano silenziosi tra le tombe del cimitero Monumentale e si muovono in gruppo: quaranta, cinquanta esemplari, procedono sicuri, poi, quasi all’unisono, si bloccano. Sembrano incerti sulla direzione da prendere, su cosa fare: uno stand-by che è questione di attimi, di gestualità incomprensibili, di pensieri nascosti. Play e Il capannello si scioglie, ridiventa uno sciamare fluido, orda in piena. Ready? Go! La città sta per esserne invasa. “Winter is coming?” Questa non è una serie tv, è teatro.

Teatro? Meglio performance, percorso esperienziale, tutorial videoludico, esperimento sociale: difficile imbrigliare il format che i Rimini Protokoll, realtà berlinese attiva dai primi anni 2000 e tra le più interessanti del panorama europeo, hanno messo a punto ed esportato nel mondo sotto il nome di REMOTE X. Prima di Milano (dove sono stati accolti dall’associazione culturale Zona K) è toccato a Berlino, a New York, a San Pietroburgo. Anche qui, cuffie in testa, centinaia di persone etero-dirette da una voce artificiale si sono prestate a un’esplorazione inedita dell’ambiente urbano, a un ri-uso della città che è anche riflessione sull’identità dell’essere umano inteso sia come soggetto sociale sia come unità di misura del panorama architettonico.

Le domande che sorgono durante il cammino sono diverse: come si prospetta la convivenza tra gli uomini e le intelligenze artificiali nella società di un prossimo futuro? Come si riconfigurerà il rapporto individuo-collettività in un mondo dove persino un piccolo esercito di persone può apparire ridicolo e fragile (poiché sempre divisibile e mortale) rispetto a un’intelligenza artificiale che è collettore (eterno ed inscindibile) di molteplici nozioni, identità, volontà? L’uomo o la macchina? Chi avrà il controllo e chi sarà controllato?

RemoteMilano2

A proposito dell’ultimo quesito si potrebbe constatare che seppur nel lavoro dei Rimini Protokoll la parola zombie non venga mai pronunciata, l’orda comandata a distanza richiama implicitamente il mito dei morti-viventi di tradizione haitiana (uomini stregati che agivano, anche dopo la morte, sotto il controllo di un sacerdote che aveva loro rubato l’anima). Modulato su parametri più fantascientifico-distopici e meno apocalittico-orrorifici, l’espediente degli zombie come critica iperbolica a un sistema sociale (potenzialmente distruttivo e, letteralmente, “auto-fagocitante”) passa tuttavia in secondo piano nel progetto REMOTE X. Ciò che più colpisce dell’impresa del collettivo berlinese è infatti la capacità di fare da apripista per alcune tendenze del teatro contemporaneo: da un lato rendere lo spettatore sempre più soggetto attivo, dall’altro trasformare la suggestione performativa in vissuto, in esperienza del reale.

Pur non venendo spettacolarizzata in alcun modo la realtà diventa “materia spettacolare” nella sua forma più pura grazie ad una drammaturgia che dà allo spettatore-performer una percezione aumentata, quasi straniante, del reale. Ci si diverte quando in stazione Garibaldi l’orda si ferma a fissare le persone che attendono il treno; si rabbrividisce quando si attraversano i corridoi del Fatebenefratelli e una voce impone di pensare a chi tra i presenti sarà il primo ad avere un tumore.

In Italia non mancano estimatori ed epigoni (tra gli ultimi: Werther (?) O dell’Assoluto di Circolo Bergman, le Audio guide di Christian Chironi): la speranza è che si possa vedere la stessa qualità d’indagine.

(Foto di Luca Meola) 

Remote Milano, di Rimini Protokoll. Fino al 25 ottobre presso Zona K

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