Pasolini, ritratto di poeta da giovane: la terra e il dialetto, la madre e i ragazzi

In Cinema

Francesco Costabile e Federico Savonitto raccontano con “In un futuro aprile” l’adolescenza del grande poeta e regista a Casarsa, nel suo amato Friuli, che lascerà per Roma nel 1950. Li aiuta Nico Naldini, cugino e intellettuale, che descrive i loro percorsi paralleli di vita, ma anche la precoce passione di PierPaolo per la scrittura, lo studio del dialetto e le prime appassionate scoperte di vita

Il 2 novembre 1975, all’idroscalo di Ostia, è morto un poeta. Il 2 novembre 2020, 45 anni più tardi, quel poeta viene celebrato da un documentario, In un futuro aprile – Il giovane Pasolini di Francesco Costabile e Federico Savonitto. In seguito alla nuova chiusura delle sale di cinema, il film viene distribuito online, puntando su www.iorestoinsala.it: il circuito digitale delle proposte italiane di qualità.

Raccontare Pasolini in una maniera fresca e nuova potrebbe sembrare un’impresa impossibile, è un artista di cui si è detto tanto. Eppure l’angolatura scelta dai due registi come filo conduttore del documentario, menzione speciale al recente Biografilm, offre nuovi spunti per rileggere il poeta, scoprire o trovare le conferme delle sue idee, del suo modo di vedere il mondo e di come affrontarlo. Se Abel Ferrara, di Pasolini aveva raccontato la fine, le ultime ore, Costabile e Savonitto ci raccontano l’inizio, durante gli anni Quaranta a Casarsa, in Friuli, nel paese d’origine della madre Susanna, dove i Pasolini si rifugiano rovinati dal vizio del gioco del padre. Sono gli anni della giovinezza quelli che vediamo sullo schermo, in cui il giovane artista scopre il paesaggio, la campagna friulana, i contadini e il loro dialetto. Un incontro con la terra, con la natura che si porterà sempre dietro, tanto da diventare il centro del suo rapporto con la realtà.

La vita di Pier Paolo scorre attraverso la voce di Nico Naldini (cugino di Pasolini, qui nella sua ultima intervista), svelando due percorsi di vita inevitabilmente connessi. Entrambi, in quel momento, assorbono un mondo sconosciuto, che si svela nella sua cruda realtà: un universo che influenzerà tutta la successiva opera pasoliniana. I due giovani registi sono bravissimi a raccontarci il paese di ieri e la campagna oggi devastata da pubblicità e supermarket, tentando di interiorizzare, con parole e immagini, la forza del linguaggio usato da Pasolini agli inizi. Il dialetto è basilare, è il rapporto con la lingua, con la gente e i luoghi intorno al Tagliamento. Raccontano così il familiare ambiente friulano, ma anche la violenza estetica ed erotica della giovinezza e della scoperta dell’amore, naturale e innocente per quei giovani che lo porterà allo scandalo e alla partenza mattutina con la madre nel 1950 per Roma, inseguito dall’anatema del partito comunista.

Una vena di intimità si snoda lungo tutto il documentario, attraverso la lettura dei testi e dei diari del poeta e regista. È questo il periodo in cui sperimenta la scrittura con le prime opere letterarie come Poesie a Casarsa e i romanzi Atti impuri e Amado mio, in cui comprende il legame profondo che si crea tra pensiero e territorio. Per questo si professa dalla parte dei contadini, votato alla scoperta e allo studio di un mondo popolare e istintivo, pronto a perdere il senso del reale e a ritrovarsi immobile per ore davanti a una foglia o a un tronco, per cogliere il punto di rottura tra l’uomo e la natura, dove finisce l’uno e inizia l’altra.

Costabile e Savonitto, oltre ad occuparsi con ampiezza di materiali iconografici di un periodo della vita di Pasolini che aveva ancora bisogno di un approfondimento, hanno realizzato un più che interessante documentario sulla parola. Il titolo è un verso della poesia Supplica a mia madre, l’altro indissolubile vincolo d’amore di Pasolini.

In un futuro aprile – Il giovane Pasolini, documentario di Francesco Costabile e Federico Savonitto