Maurizio Nannucci, la semantica dell’arte e il potere della parola

In Arte

“Una parola è morta quando viene detta- pensano alcuni- ma io dico che comincia a vivere soltanto allora”. Ecco chi è davvero Maurizio Nannucci.

Fino al prossimo 22 Luglio, alla galleria Fumagalli  di Milano sarà possibile immergersi nel luminoso ed enigmatico mondo di Maurizio Nannucci. Dopo la grande antologica del 2015 al MAXXI di Roma l’artista che dagli anni 60 ad oggi ha saputo tener viva l’attenzione sul suo lavoro attraverso una continua sperimentazione, approda nella capitale meneghina con un progetto site-specific.

Perché sì, le cinque nuove opere neon di grandi dimensioni presentate sono frutto, dialogano e si confrontano con lo spazio espositivo della galleria.

Già dal titolo della mostra “WHAT TO SEE WHAT NOT TO SEE” si intuisce la necessità da parte dell’artista di esplorare il rapporto tra l’arte, il linguaggio e l’immagine, tra luce-colore e spazio, creando così inedite proposte concettuali caratterizzate dall’utilizzo di un supporto immateriale come la luce.

Perché il Neon, spiega Nannucci, conferisce “la possibilità di formare e trasformare lo spazio in sensazioni e concetti, aprendo nuove prospettive e orizzonti di percezione e interazione con la realtà”. E la luce incalza rischiando di abbagliare (metaforicamente) lo spettatore in cui permane l’urgenza di prendere una decisione.

WHAT TO LOVE// WHAT NOT TO LOVE

WHAT TO SEE// WHAT NOT TO SEE

WHAT TO FEEL// WHAT NOT TO FEEL

WHAT TO HEAR// WHAT NOT TO HEAR

WHAT TO SAY // WHAT NOT TO SAY

La parola, lo spazio e l’immagine, la lettera e il senso, la percezione e il contesto sono poli opposti in costante equilibrio entro i quali si muove sin dagli esordi il corpus dell’opera di Maurizio Nannucci.

Frasi che enucleano possibilità apparentemente inconciliabili perché opposte, che generano veri e propri sentimenti paradossali. Proprio per questo, le parole non si limitano a definire qualcosa di specifico ma ridefiniscono la nostra concezione di verità e realtà.

Ogni qualvolta ci venga presentata una frase, eccola subito accompagnata dal suo “diametralmente opposto”.

Nannucci prende in considerazione delle azioni per l’uomo, seminali: vedere, amare, sentire, ascoltare, dire e ci porta a riflettere sulla idea di scelta creando una dimensione sospesa in cui lo spettare si trova a dover reagire a questi incalzanti messaggi proiettati attraverso il filtro percettivo dell’occhio e quello analitico del linguaggio.

Questa trans-medialità è il più profondo risultato di quei miti anni 60, anni di esordio per l’artista fiorentino. Anni in cui la cultura occidentale stava vivendo un grande fermento filosofico e politico, così profondo dall’aver rivoluzionato l’arte visiva e tutti i linguaggi artistici: in quel momento di transizione e modificazione della figura dell’artista in quanto tale, Nannucci ha elaborato un nuovo territorio sensibili del fare e del pensare l’arte.

Significative le parole del critico Gillo Dorfles:

“Le qualità di incessante sperimentatore che sono alla base del lavoro di Maurizio Nannucci, trovano un loro filo conduttore in quella costante che potremmo definire l’ipotesi tautologica: ossia il tentativo volutamente precario e ambiguo di affermare con mezzi, linguaggi, metri diversi, quello che in apparenza o in realtà risulta già affermato in una dimensione prima, e di trasferire in una dimensione seconda queste stesse affermazioni”.

Come ci ricorda il grande neon custodito alla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia: “Changing place Changing time Changing thoughts Changing future” tutto è soggetto al passare del tempo; ma Nannucci, di stampo crociano, considera tutto come un “presente contingente”. Ne è la più viva dimostrazione la serie di Neon “All art has been contemporary” istallate al Altes Museum di Berlino, alla Galleria degli Uffizi di Firenze, alla Gam di Torino e al Casino Luxembourg.

La semantica dell’arte e il potere ambiguo e abbacinante della parola si fondono e anche se ”Una parola è morta quando viene detta“ a detta di molti, per Maurizio Nannucci è solo allora che comincia a vivere. Davvero.

 

What to see what not to see, Milano, Galleria Fumagalli, fino al 22 luglio

Tutte le immagini: courtesy Galleria Fumagalli