Michelangelo privato

In Arte

Il Rinascimento non è solo questione di pale d’altare. Al Castello sono in scena i disegni, privatissimi ma di immediato successo, che Michelangelo donava agli amici

È una mostra raccolta, complessa e preziosa quella che inaugura la seconda ala dell’Ospedale Spagnolo del Castello Sforzesco, pendant dell’ambiente che dallo scorso maggio ospita la Pietà Rondanini.

Volendo immaginare una mostra su Michelangelo (1475-1564), qualcuno privo di buon senso e di buon gusto avrebbe puntato sui grandi cantieri papali, sul nome dei Medici o sulla fama universale del Giudizio, magari propinando al pubblico gigantografie o ricostruzioni digitali. Alessia Alberti, Alessandro Rovetta e Claudio Salsi invece hanno optato per una soluzione meno sensazionalistica ma di gran lunga più sensata, scovando – fra le tante possibilità legate al nome di Michelangelo – un argomento proporzionato agli spazi disponibili e capace di intessere un dialogo onesto e non banale con un’opera come la Pietà che, nonostante la sua bellezza e importanza, rischia sempre di apparire come un meteorite piovuto per caso a Milano.

Nel filmato che accoglie i visitatori, i curatori rievocano la natura privata della Rondanini, scolpita da Michelangelo per se stesso, all’incrocio fra studio e meditazione. Un’intimità e una profondità qualitativa che corrispondono a quelle dei disegni che l’artista usava spedire in regalo ad alcuni amici. Doni, non opere site-specific, nella cui carta d’identità la “collocazione originaria” è sostituita dal “destinatario originario”, perché si tratta – prima di ogni altra cosa – di testimonianze di un’amicizia e di comuni interessi.

Michelangelo, Cleopatra, 1535c (per Tommaso Cavalieri). Firenze, Casa Buonarroti.
Michelangelo, Cleopatra, 1535c (per Tommaso Cavalieri). Firenze, Casa Buonarroti

Ma anche su questo argomento si è scelto di andare controcorrente, calando un velo di riservatezza: nessun pettegolezzo sull’amicizia fra Michelangelo e Tommaso Cavalieri, nessuno sbilanciamento sui travagli spirituali condivisi con Vittoria Colonna. Temi interessanti certo, che si spera saranno affrontati con serietà nel catalogo in via di pubblicazione, ma che avrebbero probabilmente distolto l’attenzione dallo svolgimento della mostra, incentrata sulla diffusione delle invenzioni di Michelangelo.

D’après Michelangelo racconta infatti come queste carte, privatissime per nascita, abbiano conosciuto una diffusione straordinariamente rapida, imprevista dal loro artefice, volenti o nolenti i destinatari. Già Tommaso Cavalieri dopo aver mostrato ad alcuni ospiti la Caduta di Fetonte (oggi ne conosciamo tre versioni, una delle quali è esposta in mostra), scriveva a Michelangelo: «io non so già per qual causa sia desiderato di vedere. Il cardinal de’ Medici à voluti veder tutti li vostri disegni, e sonnogli tanto piaciuti che voleva far fare quel Titio e ‘l Ganimede in cristallo». Ippolito de’ Medici vuole i disegni-dono del maestro (con soggetti mitologici: le storie di Tizio e Ganimede) per trarne riproduzioni in cristallo di rocca; e a nulla valgono le resistenze di Tommaso: «non ò saputo far sì bel verso che non habbia fatto far quel Titio […]. Assai ò fatto a salvare il Ganimede»

Leucadio Solombrino, Caduta di Fetonte (da Michelangelo). Collezione Grimaldi Fava
Leucadio Solombrino, Caduta di Fetonte (da Michelangelo). Collezione Grimaldi Fava

La ragione di tanto apprezzamento, ignota a Cavalieri, è chiara a noi. Attraverso questi disegni si scopre un Michelangelo inedito ai più: non il travolgente regista di titaniche imprese in marmo o ad affresco, ma un raffinatissimo disegnatore e inventore di iconografie, un Michelangelo che passa senza soluzione di continuità dalla narrazione mitologica a quella sacra, infondendovi senza distinguo passione e immedesimazione.

Il successo delle invenzioni michelangiolesche è attestato dalle numerose copie e traduzioni in disegno, pittura, scultura, incisione, cristallo, metallo, maiolica e smalto esposte in mostra. Un Rinascimento che non è fatto esclusivamente di grandi cantieri ma anche di oggetti minuti, non solo di autografia ma anche di replica e imitazione.

 

D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento, a cura di Alessia Alberti, Alessandro Rovetta, Claudio Salsi, Castello Sforzesco, fino al 10 gennaio 2016

In copertina: particolare di Alessandro Allori (attr.), La caduta di Fetonte, copia da Michelangelo, Washington, National Gallery of Art

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