Isabelle Huppert e una cerimonia degli addii in una terra lontana

In Cinema

Scrittrice in crisi, da poco rimasta vedova dell’amatissimo marito, il personaggio di Sidonie concede all’attrice francese l’occasione di un’ennesima, intensa prova di interprete. In un “Viaggio in Giappone” che si trasforma nella struggente, ma mai insistita, elaborazione del lutto. Un film minimalista, ricco di sfumature, diviso tra squarci strazianti e qualche momento buffo. Passato all’ultima Mostra di Venezia e affidato alla mano di Elise Girard, regista/sceneggiatrice che si conferma davvero brava

Sidonie (Isabelle Huppert) – la protagonista di Viaggio in Giappone della sceneggiatrice e regista francese Elise Girard, passato all’ultima Mostra di Venezia – è una scrittrice in crisi, una donna sola, una sopravvissuta. L’amatissimo marito è appena morto in un incidente e molti anni prima, sempre in un incidente stradale, erano scomparsi i suoi genitori e il fratello, tutta la sua famiglia. Proprio nel tentativo di rielaborare quel terribile lutto aveva scritto allora il suo primo libro, il titolo di maggior successo dell’intera sua carriera, di recente ristampato dall’editore giapponese. Proprio questa è l’occasione che induce Sidonie ad affrontare un lungo viaggio da Parigi a Osaka, che volentieri avrebbe evitato. Al suo arrivo trova ad attenderla l’editore in persona, Kenzo Mizoguchi (nessuna parentela con il famoso regista, ma un gioco cinefilo evidente da parte dell’autrice), interpretato con enigmatica profondità dal bravo Tsuyoshi Ihara, che intende farle da personale guida in un itinerario di avvicinamento e scoperta, attraverso diversi luoghi-simbolo del paese del Sol Levante, da Kyoto a Tokyo all’isola di Naoshima.

Il viaggio è in effetti il fulcro di questo film gentile e sorprendente (Sidonie au Japon è il titolo originale), che si apre e si chiude sulla figura esile ed elegante della protagonista, una donna dall’aspetto fragile ma dalla tempra indistruttibile, che procede con passo leggero, un sorriso appena accennato, lo sguardo curioso, spesso venato di malinconia. Un viaggio che è anche e soprattutto una cerimonia degli addii, un percorso dell’anima, sulle tracce di una cultura estranea e affascinante, nelle profondità del ricordo e del rimpianto. Un’elaborazione del lutto struggente ma tutt’altro che strappalacrime. Le apparizioni del marito morto (August Diehl), come un fantasma gentile e discreto, strappano infatti più volte il sorriso e lasciano intravedere un profondo desiderio di raccontare l’intreccio inevitabile di visibile e invisibile, di vita e di morte, in un sinuoso movimento alternato tra passato e futuro, in bilico sull’incanto del presente.

Un film che rimane in fragile, perfetto equilibrio tra svelamenti e segreti, ondeggiando sulla superficie delle cose e sfiorando sentimenti, sofferenze, consolazioni. Senza farsi troppe illusioni, ma senza arrendersi mai. Da scrittrice (e soprattutto da autrice che ha attinto alla propria vita per raccontare una storia) Sidonie rivendica una sorta di potere salvifico delle parole, ma al tempo stesso non sembra molto convinta della possibilità di raccontarsi davvero. «La scrittura è ciò che resta quando non abbiamo più nulla», dice proprio all’inizio del film. «C’è la disperazione. E a volte non c’è nemmeno più la disperazione. Non c’è niente».

Un film esile, minimalista, fatto di sfumature, dialoghi sospesi, momenti buffi, improvvisi affondi e strazianti squarci di senso. Il tutto sullo sfondo di un mondo, il Giappone, dove tutto ci sembra simile e al tempo stesso diverso, riconoscibile e però perfettamente estraneo. Anche la consistenza del cibo, come dice la protagonista a un certo punto, guardandosi intorno incantata e perplessa. Inutile dire che la riuscita di un film come questo poggia sulla delicatezza e la precisione di sguardo della regista – al suo terzo film, dopo il pregevole debutto cinefilo di Belleville Tokyo e l’insolito, romantico thriller Strange Birds – ma anche e soprattutto sul fascino infinito di Isabelle Huppert, sempre intensa, mai leziosa, strepitosamente brava. 

Viaggio in Giappone, di Elise Girard, con Isabelle Huppert, Tsuyoshi Ihara, August Diehl