Le stagioni di Giosetta Fioroni

In Arte

Un’importante mostra al Museo del Novecento ripercorre vita e arte di Giosetta Fioroni: un percorso attraverso le stagioni più vitali della ricerca artistica italiana del secondo Novecento.

Dire Scuola di Piazza del Popolo vuol dire evocare un periodo artistico che vede nella capitale una straordinaria sintesi di talenti che si muovono in un periodo curioso e stimolante. Alla fine degli anni Cinquanta Roma si sta risollevando dalla catastrofe bellica. Si annuncia il periodo della Dolce vita, gli americani sbarcano a Cinecittà, tra via del Corso e piazza del Popolo si ritrova una concentrazione di artisti che esprime il cinema Neorealista, il nuovo romanzo italiano del dopoguerra, un approccio all’arte figurativa completamente diverso.

Tra questi intellettuali, che saranno poi riconosciuti come i giganti della rinascita culturale italiana, si afferma un gruppo di giovani creativi che si ritrova al Caffè Rosati di Piazza del Popolo: Gaetano Festa, Mario Schifano, Fabio Mauri, Franco Angeli e altri ancora più giovani: Renato Mambor, Jannis Kounellis, Pino Pascali. E una sola donna. Giosetta Fioroni.

La bella mostra che il Museo del Novecento le dedica fa luce sul complesso mondo di questa artista-poetessa.

Giosetta Fioroni, Interno con freccia rossa, 1960. Collezione Privata, Bologna  © Carlo Favero

Giosetta Fioroni è nata a Roma nel 1932 da due genitori artisti, Mario, scultore, e Francesca Barbanti, pittrice e marionettista. Si iscrive all’Accademia d’arte dove frequenta i corsi di Toti Scialoja. Conosce Cy Twombly che si è trasferito nella capitale nel 1958. Nel 1959, e per quattro anni, si trasferisce a Parigi.

I suoi primi lavori sono in debito della pittura informale e devono molto alle tecniche assimilate con Scialoja e al calligrafismo mutuato da Twombly.

Ma presto la sua poetica comincia a rivolgersi a nuove ricerche. In mostra sono due dipinti del 1959 e del 1960 che ne rendono testimonianza: un letto e una lampadina in cui si comincia a esprimere un’interiorità diversa. E una nuova tecnica: delicate matite e smalto alluminio che danno un effetto argentato particolare: pittura industriale ma anche specchio di una nuova sensibilità. Negli anni Sessanta questa interiorità si rivolge a quella che è la nuova realtà italiana: il cinema, la pubblicità, un nuovo contesto urbano. Le matite e gli smalti argentati si compongono in grandi tele bianche.

Giosetta Fioroni, Paesaggio Picasso, 1965. Matita, smalti bianchi e alluminio su tela, 115x115cm, Collezione Emiliano e Ottavia Cerasi

Nel 1964 il gruppo di Piazza del Popolo è presente alla Biennale di Venezia, quella vinta da Rauschenberg in cui la Pop art americana la fa da padrona. Il confronto è inevitabile. La Fioroni rivendica, a mio avviso giustamente, una sensibilità affatto diversa. Laddove gli americani usano le icone del moderno in modo meccanico (serigrafie, fotocopie, stampe) gli italiani – e Giosetta Fioroni in particolare – usano una pittura tradizionale, quasi tattile. “Il mio era un lavoro da amanuense”. Dipinge su diapositive proiettate sulla tela icone pubblicitarie, ragazze, frammenti da Botticelli, Carpaccio, Piero di Cosimo.

Ma nell’arte di Giosetta Fioroni si comincia ad imprimere un dato tutto personale.

Che è la quarta dimensione, quella del tempo. Nel corso degli anni Sessanta emerge la tematica femminista. Forse suo malgrado i lavori dell’artista si fanno più politici. Fioroni inaugura una serie dedicata agli “obbedienti”, tratta da immagini del periodo fascista. In mostra è una giovane balilla che fa il saluto romano di commovente bellezza.

Giosetta Fioroni, Nascita di una Venere Op. (Botticelli), 1965. Olio su tela, Collezione privata © Michele Alberto Sereni

Ma il tempo incalza. La semplice figurazione le diventa sempre più stretta. Nel 1968 alla galleria La Tartaruga (che è stata il collettore della Scuola di Piazza del Popolo) installa la sua camera da letto in cui un’attrice performa lo svolgersi quotidiano della vita di una donna nella propria camera da letto. È la Spia ottica che si può osservare da uno spioncino. È lo svelamento del voyeurismo della società contemporanea che si esprime anche attraverso le azioni quotidiane più banali.

Da questa esperienza nascono i teatrini, costruzioni in legno – da osservare sempre da uno spioncino – che devono molto al quotidiano neorealista ma anche ai box di Joseph Cornell. E tantissimo ai teatri di marionette che la madre realizzava in occasione delle feste. Uno struggente cortocircuito di memoria individuale, sociale, politica.

Nel 1964 Giosetta conosce lo scrittore e giornalista Goffredo Parise. È un incontro fatale. Con lui si trasferisce nella campagna veneta, con lui – grande inviato del Corriere della sera – fa dei lunghi viaggi. Con lui, soprattutto, si accosta a quel mondo letterario che le fornirà una cifra stilistica di delicata poeticità. In Veneto legge Il ramo d’oro di Frazer e i testi sulla fiaba di Vladimir Propp. Letture e vita di campagna si incidono in una serie di carte, delicatissime, in cui l’artista opera una singolarissima ricerca del magico e del soprannaturale. È una svolta stilistica che si era preannunciata con una serie di carte – sempre matite e smalti alluminio – dedicate al paesaggio: la laguna di Venezia, il Tevere, la casa di campagna in Veneto. Sono dei piccoli lavori in cui l’arte di Fioroni si fa miracolosa: tratti appena accennati di vernice e matita che letteralmente vibrano e che esprimono l’intensità, la memoria, il tempo che vive l’artista, con la forza di un’icona bizantina.

Goffredo e Giosetta, 1970 © Archivio Parise – Fioroni

In questo periodo, e con la medesima poetica, Giosetta comincia ad illustrare testi e fiabe di grandi scrittori italiani

A questa magica atmosfera – ancora manifestazione di una testimonianza della memoria che si fa politica – fa da controfigura la scioccante serie dell’Atlante di medicina legale del 1975. In piccole, cornelliane, bacheche e con un’estetica tutta concettuale, vengono proposte le fotografie di delitti e devianze sessuali raccolte in Austria negli anni Venti del Novecento. Le foto, sottolineate da brevi didascalie in inchiostro, sono accompagnate da dattiloscritti in cui si descrivono personaggi ed episodi di depravazione sessuale. Ancora un’esplorazione della memoria che non si contrappone alla delicata poetica delle opere precedenti ma ne costituisce semmai un onesto e coerente complemento.

Nel 1986 muore Goffredo Parise. È un episodio traumatico ed è come se l’artista avesse bisogno di prendere una pausa.

Negli anni Novanta ritorna alla pittura con grandi tele dai colori intensi, impressionistici. Ma il grande ritorno alla poetica della memoria si ha tra la fine del millennio e l’inizio degli anni 2000. L’arte di Giosetta Fioroni si rinnova, e straordinariamente, grazie all’incontro con due grandi artigiani: Dante Servadei della Ceramica Gatti di Faenza e il fotografo Marco Delogu.

Giosetta Fioroni, Giosetta con Giosetta a nove anni, 2002. Resina sintetica, 209 x 210 x 133 cm. Archivio Parise – Fioroni © Giuseppe Schiavinotto

Le ceramiche ripropongono i teatri, e delle nuove sculture di manichini sontuosamente abbigliati. Riproposizioni tridimensionali dei quadri “glamour” della stagione pop. Le foto di Delogu sono un omaggio al lavoro di Fioroni sul tempo: l’artista è ripresa in pose mascherate che svelano il proprio corpo entrato in un’altra fase della vita. I titoli delle fotografie sono significativamente Senex e Alter Ego. Il ritorno alla poetica della memoria si esprime anche grazie a una serie di composizioni a matita, carboncino e smalti su carta dal significativo titolo di Movimenti remoti del 2005-2006.

La mostra si conclude idealmente con quella che è l’opera che racchiude con maggiore coerenza lo straordinario lavoro nelle quattro dimensioni di Giosetta Fioroni: una scultura-tempo. Giosetta con Giosetta a nove anni, una resina sintetica del 2002 in cui la ricerca della memoria, l’espressione del tempo, la sua sintesi nello spazio, trovano compiuta realizzazione.

 

Giosetta Fioroni. Viaggio sentimentale, a cura di Flavio Arensi ed Elettra Bottazzi, Milano, Museo del 900, fino al 26 agosto.

Immagine di copertina: Giosetta Fioroni, Liberty, 1964.Matita, smalti bianco e rosso su tela, cm 146 x 114, collezione Nanni Benazzo, Roma.