Diario americano: è Natale. Comunque, it’s ok!

In diarioCult, Weekend

Piccola lista per trovare qualcosa di bello e di buono in un Natale in cui il mondo rimanda echi di guerra e di problemi che ci sovrastano. Fatela anche voi e auguri a chi ci legge!

Mi sono riproposta di trovare qualcosa di positivo da festeggiare a Natale. Dopotutto, vivo in un Paese in cui si dice it’s ok anche quando la figlia quattordicenne cocainomane è incinta con un ex galeotto, il padre alcolizzato incendia la casa e il nonno ha un mitra in casa. La mamma, forse bombata di calmanti, dice sempre: “It’s ok!”. Quindi qualcosa di occhei dovrei riuscire a trovarlo anch’io in questo disastro mondiale.

Il Medioriente sta annegando nel sangue, nel dolore, nelle ingiustizie, tra i morti, i bombardamenti, le politiche di destre assassine e di terroristi. Per ora non si riescono neanche a vedere lontanamente le possibilità di una fine del conflitto. L’Ucraina e la Russia continuano ad ammazzarsi per una guerra il cui obiettivo è distruggere famiglie intere, città, infrastrutture, ospedali, scuole. Guerre fatte da ragazzini che vengono mandati al macello senza neanche sapere il perché.

Negli Stati Uniti, una donna texana incinta di un feto che potrebbe ammazzarla, ha lottato per ottenere un aborto che non le veniva concesso. L’unica soluzione per lei è stato abortire in un altro Stato, dove è ancora legale farlo. Per ora, s’intende.

Il candidato Trump promette di essere dittatore (per un giorno, dice): ha già fatto danni profondi alla democrazia e non ha certo intenzione di fermarsi. A novembre sapremo chi vincerà le elezioni, ma per ora trema la democrazia occidentale, tremano gli immigrati, i sistemi economici e sociali del Paese e del mondo. Se davvero vincesse lui, sarebbe la fine. Biden inciampa anche nelle sue parole, e per quanto sia stato un ottimo presidente, forse è il caso che vada in pensione.

In Italia siamo governati da una destra spaventosa, con nostalgie fasciste; la televisione pubblica vorrebbe portare nelle case degli italiani serie televisive sul Duce, sui treni che arrivavano sempre in orario, su quanto fosse bello essere tutti felici, non come adesso, con questi musulmani o africani che ci stanno rubando l’identità italiana. I femminicidi sono all’ordine del giorno: ormai è più pericolo essere una donna che buttarsi sotto un tram. Le carceri italiane sono una vergogna, la sanità pubblica anche; l’istruzione non si riconosce neanche più rispetto a prima e sono ancora lì a litigare sul salario minimo, mentre i giovani scappano in altri paesi meno disastrati e le coppie non fanno più figli.

Malgrado l’it’s ok, dunque, quest’anno stento a trovare qualcosa da festeggiare, né in Italia, né altrove. È da ieri sera che ci penso: ci sarà pur qualcosa, anche piccola, che attendiamo con ansia, che speriamo vada bene. Oppure già accaduta, che ci ha fatto pensare per un attimo strano al positivo. Ho tentato di fare una lista, che in questo periodo natalizio vanno molto di moda. Eccola.

Sono felice, e sorpresa, che mio figlio Luca, 27 anni, autistico a basso funzionamento, con la sindrome di Down ed epilettico sia felice nella sua casa-famiglia e che sia circondato da operatori capaci e sensibili. Mi manca come l’aria, ma sono felice per lui.

Sono felice che la Corte Suprema del Colorado abbia stabilito che il nome di Donald Trump non possa apparire sulle schede elettorali. Il motivo è l’articolo 14 della Costituzione, che vieta a chi ha fatto parte di un’insurrezione di poter diventare presidente. Durerà poco: la Corte Suprema federale, composta da giudici amici di Trump, boccera certamente tutto, ma intanto, godiamo.

Mia sorella arriva a Boston per passare il Natale con la mia famiglia.

Giorgia Meloni ha l’influenza. No, per carità, mi spiace. Ma almeno se ne sta zitta per un paio di giorni e magari riusciamo a stare un attimo tranquilli e chissà, schivare qualche atra figura di merda internazionale.

È uscito nei cinema Il Ragazzo e L’Airone, l’ultimo film di Miyazaki. È bellissimo.

Né io né probabilmente voi che state leggendo passeremo il Natale in via Corelli a Milano, dove persone molto più bisognose di noi sono trattate peggio degli animali.

Oggi c’è il sole.

It’s ok!

Buon Natale a tutti!

Foto di Annie Spratt su Unsplash