Brian Eno e la musica eterna

In Musica

“Che non si ripeta mai e che possa durare in eterno”. Funziona ancora la musica generativa? Che futuro le si prospetta? E in Italia chi si applica ai suoi principi? A due giorni dal compleanno di Brian Eno facciamo il punto con il compositore Alessandro Anatrini su una delle brillanti intuizioni del grande musicista britannico

Compie gli anni dopodomani 15 maggio. Brian Eno, musicista sperimentatore quanto pochi altri, ha inventato la musica ambient e ha dato struttura e definizione alla musica generativa: “che essa non si ripeta mai e che possa durare in eterno”

Ma davvero questo genere musicale ha un futuro davanti a sé? E quale? Ne parliamo con Alessandro Anatrini, compositore, tecnologo e ricercatore presso la Hochschule für Music und Theater di Amburgo. Il suo campo d’indagine è, appunto, la musica generativa, DSP (Digital Signal Processing). Nel dettaglio conduce una ricerca sulle componenti fisico-acustiche dei luoghi per un loro impiego in ambito compositivo e performativo. Si occupa inoltre di pedagogia multimediale e musicoterapia. 

Buongiorno Alessandro dove ti trovi e come va?
Mi trovo a Berlino e qui la situazione è ora relativamente tranquilla.

Come potremmo definire la musica generativa
In generale si potrebbe dire che qualsiasi composizione che sia assoggettata a delle regole, che abbia una durata virtualmente infinita e che non si ripeta mai può essere ascritta al genere.
Due miei brani fanno comprendere in maniera pratica di cosa stiamo parlando.

Mono (excerpt) è un estratto di uno studio sulla generazione del rumore, risultato di un processo di stratificazione. 8 differenti buffer (contenitori di dati destinati ad essere rielaborati ndr) contengono 8 onde di 8 frequenze diverse tra loro in un rapporto armonico.

Ad un intervallo di tempo regolare due porzioni casuali di 2 buffer scelti a caso vengono selezionate, il loro contenuto viene poi scambiato.

Il risultato delle stratificazioni produce dapprima strutture ritmiche e la sovrapposizione di tali strutture conduce presto a un risultato caotico e infine al rumore.

Un altro esempio può essere Divertissement. Come procedimento generativo applicato agli strumenti e non all’elettronica è sicuramente più inusuale. In questo caso una melodia è distribuita statisticamente tra gli strumenti a seconda del loro registro. L’algoritmo di distribuzione, che si occupa di generare le durate e assegnare le altezze decise in partenza, è il processo generativo.

Divertissement (2019) di Alessandro Anatrini su #SoundCloud

Quale potrebbe essere essere il ruolo di questa musica?
Io penso che si possa prendere questo fenomeno che può sembrare astratto e di nicchia e trasformarlo in un ponte verso la cultura “pop” (nel senso di popolare). In molta musica “pop” e anche elettronica si usano procedimenti generativi per gli scopi più disparati, si pensi ad esempio a quei sequencer che contengono algoritmi per generare e aggiustare pattern automaticamente o anche a procedimenti più complessi che si possono applicare in fase di mastering per rendere più interessante una traccia. È un’ottima cosa che campi della produzione musicale solo apparentemente distanti si parlino e magari si contaminino a vicenda, fino a quando magari riusciremo a superare tutte quelle etichette farlocche create al solo scopo di classificare un fenomeno in continua evoluzione.

Cosa rappresenta per te Brian Eno?
Beh, nel corso del tempo è diventato uno dei miei compositori di riferimento. Non tanto per le qualità estetiche della sua vasta produzione musicale, quanto per la sua capacità di creare ponti tra modi di intendere e fare musica solo apparentemente distanti e anche per il suo approccio antidogmatico. Ma direi anche per la profondità di pensiero nel campo delle arti tout court. Un brano che mi piace molto della sua produzione ad esempio è The Secret Place dall’album Apollo.

Come può l’applicazione tecnologica plasmare un pezzo musicale?
Vi sono essenzialmente due correnti di pensiero. Chi vede la tecnologia come mezzo neutro e che usa per i propri scopi e chi pensa che lo strumento tecnologico che si va ad utilizzare abbia un impatto notevole. Da questo punto di vista è interessante constatare come i procedimenti generativi, in senso lato, siano una “panacea” per quella tentazione che ha la tecnologia di appiattire tutto. Si sentono spesso produzioni in cui ogni suono è limato fin nel più piccolo dettaglio fino a quando ogni molecola di vita e di autenticità non sia stata rimossa. I procedimenti generativi possono portare quel tanto di imprevedibilità e quel margine di errore tipici della musica suonata dal vivo, pur rimanendo nell’alveo della tecnica.

Cosa pensi dell’uso/abuso dell’autotune in molte produzione contemporanee?
Eccessivo. Indubbiamente, mi ricorda il riverbero abusato in certe produzioni, ma il mio giudizio personale non è rilevante, sicuramente che lo si voglia o meno plasma un genere musicale.

Che idea ti sei fatto della scena musicale italiana oggi?
In generale non seguo la scena musicale italiana, spesso e volentieri non mi suscita quel poco di curiosità che è necessaria per l’ascolto. L’ultimo concerto al quale mi sono divertito è stato quello di Salmo circa un anno fa sentito per caso a Prato.

Che musica ascolti di solito?
Se dovessi nominare in ordine sparso alcuni dei musicisti che più ammiro il mio pensiero va a Agostino Di Scipio, con il suo concetto di eco-sistema in ambito sonoro e il fatto che il suono può diventare sensibile ai luoghi che lo ospitano. Non più una semplice presenza, ma il risultato di un’interazione con l’ambiente. 

In Robert Henke apprezzo che mette gli autori in primo piano rispetto agli strumenti che usano. Strumenti che poi plasmeranno, in maniere diverse e anche imprevedibili, il pensiero musicale e quindi il risultato sonoro. 

Di Refik Anadol ammiro l’uso poetico dei dati per fini artistici e la sua capacità di trasferire la logica dei nuovi media in un contesto spaziale immersivo. 

Di Pierluigi Billone mi convince l’approccio visionario allo strumento, l’attenzione maniacale alle più intime particelle di suono, l’instabilità e l’inafferabilità della vibrazione che si fa corpo e quindi suono. 

Un pensiero va al visionario e purtroppo compianto Pinuccio Sciola.

Inoltre Miles Davis e John Coltrane non mancano mai.


Immagine di copertina: Brian Eno

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