Ascesa e caduta dell’impero Bakker: la fede in tv è business e ossessione

In Cinema

Un’eccellente Jessica Chastain guida il cast di “Gli occhi di Tammy Faye”, biopic di Michael Showalter che racconta la straordinaria epopea di una coppia di predicatori televisivi. Tra gli anni 70 e 80 raggiunsero un’eccezionale polarità negli States portando alla nascita del parco a tema Heritage Usa. Ma il film, che ha molti pregi, sembra restare in superficie e la minuziosa ricostruzione dell’epoca sfiora a tratti la caricatura. Nonostante le buone prove anche di Andrew Garfield e Vincent D’Onofrio

1952, da qualche parte in Minnesota. Tammy Faye (Jessica Chastain) è una bimbetta ma ha già le idee chiare: nessuno può dirle cosa fare e dove stare, né sua madre, né il pastore che guida la locale congregazione. Per farlo sapere a tutti, si presenta in chiesa e parla direttamente con il crocefisso. Otto anni dopo a Minneapolis, mentre frequenta il North Central Bible College, Tammy conosce Jim Bakker (Andrew Garfield) ed è amore a prima vista. I due si sposano, mettono al mondo due figli e cominciano la loro carriera facendo i predicatori itineranti, nell’America in bilico fra perbenismo e rivoluzione sessuale. 

Fra gli anni Settanta e gli Ottanta la coppia dà vita al più famoso canale televisivo religioso degli Stati Uniti e il loro programma, The Jim and Tammy Show, diventa un vero e proprio fenomeno di massa, punto di riferimento per milioni di fedeli, ai quali viene trasmesso un messaggio di fede, amore e tolleranza, parlando anche di sesso, omosessualità e Aids. Tammy si guadagna il favore del pubblico anche intonando canzoni religiose con la sua magnifica voce, capace di conquistare all’istante persone di ogni ceto sociale. Una parabola di enorme successo che culminerà con il parco a tema cristiano Heritage Usa e porterà i coniugi Bakker a costruire un immenso impero. Ma ricchezza e potere non dureranno a lungo: fra scandali sessuali e irregolarità fiscali, all’ascesa seguirà ben presto la caduta. Grazie anche allo zampino che ci metterà l’influente reverendo Jerry Falwell (Vincent D’Onofrio), perfido e ultraconservatore.

È una storia vera, drammaticamente vera, quella raccontata nel biopic Gli occhi di Tammy Faye di  Michael Showalter, dall’impianto classico che può contare su un cast eccellente. Chastain in particolare è strepitosamente brava e potrebbe reggere il film da sola. Comunque, anche Garfield, D’Onofrio e Cherry Jones (nel ruolo della madre di Tammy) se la cavano con onore. La ricostruzione d’epoca è precisa fin nei dettagli e del tutto convincente, la regia corretta, la sceneggiatura priva di smagliature. Tutto bene, quindi? Sì e no. Questo film potrebbe essere usato per dimostrare che al cinema due più due non fa necessariamente quattro. Nel risultato complessivo entrano infatti in gioco tanti ingredienti che possono anche essere di buona qualità, singolarmente presi, ma si rivelano tristemente incapaci di dare vita a un piatto davvero interessante. 

Nel racconto in parallelo di un matrimonio quasi perennemente in crisi e di un impero economico-religioso destinato alla rovina, fra una buffa scenetta televisiva e una canzone, un litigio coniugale e un dialogo in diretta con l’onnipotente, tensioni e ossessioni vengono fin troppo sviscerate, al punto da renderle quasi caricaturali, ma allo stesso tempo sembrano curiosamente poco approfondite, per nulla interpretate. Insomma, un film piacevole ma del tutto incapace di andare oltre la superficie, e lasciare anche solo intravedere il terribile mistero, tutto americano, della fede come lucroso business individuale e profondissima ossessione collettiva. 

Gli occhi di Tammy Faye di Michael Showalter, con Jessica Chastain, Andrew Garfield, Cherry Jones, Vincent D’Onofrio, Fredric Lehne