Tanti Auguri Andrea

In Letteratura

Andrea Camilleri ieri ha compiuto 90 anni. Cultweek gli fa gli auguri ripubblicando tre articoli sull’autore di Montalbano

Ieri Andrea Camilleri ha compiuto 90 anni. Eppure, con mente lucida e mano ferma, continua ad essere un autore molto prolifico. Per omaggiarlo noi di Cultweek abbiamo deciso di ripubblicare tre recensioni apparse sul nostro giornale tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Tre libri in tre mesi a 89 anni. Auguri.

Piramide di fango

[pubblicato il 10/11/2014]

L’ormai 64enne Salvo Montalbano non è più quello di una volta. I colpi cominciano a mancare e – possiamo dirlo – si sta rimbambendo alquanto. D’altra parte, è dal 1994 che riempie romanzi e che affianca la letteratura storica e politica di Andrea Camilleri.

Tutto comincia nel fango. Una consueta vicenda d’intrecci tra politica e mafia arriva sulla scrivania di Montalbano quando, dopo settimane di piogge, si scopre un cadavere in mezzo a un cantiere. Sembra scorrere persino nelle vene, tutto quel fangue – direbbe Catarella con un inquietante malapropismo.

Ma il caso di Giugiù Nicotra, trovato mezzo nudo affacciabocconi, non riesce a pigliarlo più di tanto, al commissario. Porta avanti le indagini con lo stesso entusiasmo con il quale firma la montagna di carte che si ritrova sulla scrivania.

Fin da subito si aggira un fantasma: la moglie della vittima di cui non si vedrà mai il cadavere. E poi un ospite fisso in casa Nicotra la cui identità e funzione resteranno un mistero fino quasi alla fine. A poco a poco – dopo vari tentativi di deviare le indagini verso il delitto passionale – ogni tassello va a ricomporre un puzzle che altro non è se non un’enorme piramide di fangonella quale si muovono costruttori, amministratori pubblici, giornalisti. Un’opira di pupi durante la quale tra i pupari succede qualcosa che fa saltare lo spettacolo.

Si tratta di un Camilleri particolarmente cupo. È già lo stile a rivelarlo: il pastiche linguistico a cui l’autore ci ha abituati trascura la teatralità e si infittisce di aggettivi e descrizioni, come a voler creare la coreografia espressionistica della vicenda.

Pare, insomma, che l’urgenza di dire qualcosa abbia avuto la meglio sulle ragioni drammaturgiche. Oppure che la cosa più importante fosse stata esprimere un enorme sentimento di disgusto.

“Piramide di fango” di Andrea Camilleri (Sellerio, pp. 272, 14 euro, e-book 9,99 euro)

C’era una volta a Vigata un commissario…

[pubblicato l’08/12/2014]

«Andrè, troppe parole siciliane ci sono» scrive Sciascia ad Andrea Camilleri quando la Sellerio, di cui l’autore di Todo modo è consulente editoriale, sta finalmente decidendosi a pubblicare le sue prime opere. «Stai attento, eccedendo in dialetto ti tagli comprensione. Non dico dal punto di vista commerciale, lo dico dal punto di vista della trasmissione di un’idea».

Eppure Vigata, ormai, la conosciamo tutti e l’effetto che la miscela linguistica “camilleriana” provoca nel lettore è ben lontana dal, voluto, effetto straniante della narrativa sperimentale novecentesca. Si prenda il suo personaggio più noto, il commissario Montalbano: se c’è un termine che meglio descrive il rapporto che i lettori hanno creato con lui, è sicuramente quello di “familiarità”.

Proprio a questo proposito, l’ultimo volume che lo scrittore siciliano ha dato alle stampe, Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano, contribuisce, in continuità con il percorso iniziato con La prima indagine di Montalbano nel 2004, a creare affezione verso il commissario di Vigata il quale, dalla sua comparsa nel romanzo La forma dell’acqua del 1994, ha venduto oltre 15 milioni di copie e pubblicato più di venti titoli con la sola Sellerio. E certamente, la serie tv, pur stravolgendone alcune caratteristiche, ha decisamente partecipato a inserire il nostro funzionario pubblico piuttosto stravagante nell’immaginario collettivo degli italiani.

Questi racconti –qui che si rivela importante l’affezione – riescono a mettere a fuoco alcune questioni irrisolte della sua vita. Come il rapporto col padre, per esempio. Sapevamo come fosse stato piuttosto problematico, ma non se ne riuscivano a cogliere ragioni e sviluppi. C’è poi il rapporto con Livia, quello con Fazio e con Mimì Augello, con le donne particolari di cui il commissario è amico, ecc.

Il tempo di ogni indagine è ricavabile dai dati testuali che, con grande abilità, l’autore dissemina nei racconti. Si tratta di solito di eventi politici, sociali o culturali di grande impatto: l’attentato al Papa, l’omicidio Sindona, il telefilm La piovra, … Tutti risalgono a prima del 1996 quando, come si ricava da II ladro di merendine, il questore Burlando viene sostituito e il padre muore di cancro.

Più impulsivo ma già abitudinario, queste otto indagini ci rivelano un commissario poco diverso da quello che ormai conosciamo bene. Tutti i suoi caratteri peculiari a volte sono riportati in maniera un po’ stereotipata: la passione per la buona cucina di pesce, il gusto per il whiskey, l’irascibilità, l’intuizione geniale, l’incostanza, la metodicità individualista. E, spesso, le tipicità narrative della saga sono inserite come caratterizzazioni ricorrenti da commedia dell’arte: il medico legale, Pasquano, che solo davanti a una guantiera di cannoli di ricotta può valutare l’idea di mettere da parte la sua finta scontrosità; il vicecommissario Mimì Augello che conosce il catalogo e le vite delle donne più belle e disponibili del villaggio; l’ispettore capo, Fazio, che, con il suo «già fatto», è il solito solerte e indisponente miglior collaboratore del commissario; le due contrapposte televisioni locali, abilmente strumentalizzate da Montalbano, che sembrano ancora più radicate nelle loro rivalità politiche e “morali”.

Anche per quanto riguarda la lingua, poi, è come se Camilleri avesse preso dal suo campionario quegli stilemi caratteristici e li abbia montati seguendo lo schema generale della saga. Secondo un sistema che rende molto evidente lo strano rapporto che si crea nei romanzi polizieschi dello scrittore siciliano tra dialetto, pastiche, italiano letterario e italiani standard e neostandard.

Tutto ciò contribuisce a far sembrare ognuno di questi racconti un romanzo mancato. Non solo questo: spesso l’azione procede in maniera sbrigativa e la narrazione si fa sommaria. Un po’ come, insomma, si trattasse della traccia di romanzi che non sono stati scritti.

“Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano” di Andra Camilleri (Sellerio, pp. 320, 14 euro, ebook 9,99 euro)

 

Un Camilleri da brivido

[pubblicato il 02/02/2015]

Sono passati solo pochi mesi dall’uscita, presso Sellerio, delle otto indagini del giovane Montalbano (ne abbiamo parlato qui) che già Camilleri dà alle stampe un nuovo e più intrigante thriller. Con lo scrittore siciliano, ormai, ci siamo assuefatti: non si finisce di leggerne (e recensirne!) uno che già ne arriva un altro. La relazione, uscito qualche settimana fa per Mondadori, ci presenta, però, un narratore piuttosto diverso da quello a cui siamo abituati. Innanzitutto parla in italiano letterario: con stilemi tipici della narrativa degli ultimi decenni ma, anche, con una sapiente dose di abilità linguistica “innovativa”. Il personaggio principale, poi, – un commissario bancario romano – è molto diverso, sia da Montalbano, sia dai soliti protagonisti dell’immaginario vigatese.

Abbiamo, tuttavia, già qualche precedente, sempre per Mondadori: L’intermittenza, in particolare. Anche qui ci troviamo di fronte a un thriller finanziario scritto in italiano letterario e a personaggi piuttosto insoliti (e per lo più ripugnanti). E, inoltre, siamo lontani da Vigata, dai suoi abitanti e dal tratteggio espressionistico della sua lingua.

È la “macchina del fango” il vero protagonista di questo testo. Per strana coincidenza, anche l’ultimo romanzo di Umberto Eco, Numero zero, uscito qualche giorno dopo, costruisce la storia intorno a questo tema (ne abbiamo parlato qui). Nella Relazione, infatti, vediamo come la narrazione – quella personale e quella pubblica – possano distruggere un uomo. Mauro sta preparando un rapporto (un racconto, appunto) a proposito di una banca – la Santamaria – creata da un importante senatore e ora piuttosto in lotta con la legalità. Le conseguenze sono prevedibili: appena consegnato, il fascicolo passerebbe alla magistratura.

È per questo che inizia tutta una serie di azioni finalizzate a far desistere il commissario dai suoi propositi. E il tutto finirà per immergere il protagonista in un complicato intrico in cui si ritrova a fare la parte di quello che non è: il malato mentale, il ladro, …

Certo, Mauro non è come Montalbano: è di un ingenuo, in fondo, che stiamo parlando. Un instancabile lavoratore, metodico e preciso ma del tutto privo di intuito e di malizia. La figura femminile che ne stravolge l’esistenza, incontrata per caso in seguito a un “errore” e allo stesso modo re-incontrata, non fa altro che far uscire progressivamente tutta l’umanità più autentica dell’uomo, quella che, sempre progressivamente, viene corrosa e distrutta.

Se non fosse per l’atmosfera luminosa di una Roma estiva e chiassosa, non saremmo lontani da un classico noir di metà Novecento. Il conflitto psicologico, l’autodistruzione, il mistero destabilizzante sono sapientemente resi da un linguaggio povero di aggettivi, dai tempi verbali al presente utilizzati senza molte delle banalità tipiche del finto-sperimentalismo degli ultimi decenni, da una sintassi equilibrata che sa calibrare l’uso dell’ipotassi su di un ritmo narrativo da thriller cinematografico.

Camilleri, insomma, pur all’augusta età di 88 anni, non smette di palesarsi come un narratore eccellente che sa maneggiare la materia letteraria con abilità, intuito e passione. Siamo lontani dalle formidabili ingegnerie letterarie prive di fantasia che caratterizzano alcuni accademici e ci troviamo di fronte un artigiano ancora perfettamente capace di interpretare con lucidità il presente e trasformarlo in una narrazione efficace e memorabile.

La relazione di Andrea Camilleri, Mondadori, 2015, pp. 180, 17€, ebook 9,99€

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