A Mezzanotte Demetrio Stratos e gli altri

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Midnight Jazz Festival 2019 omaggia l’indimenticabile leader degli Area ma anche altri grandi musicisti come Fabrizio De André e Pino Daniele. Per iniziare, il 16 luglio sul palco di Palazzo Mezzanotte salirà Patrizio Fariselli storico tastierista degli Area

Il titolo del Midnight Jazz Festival 2019 A doppio passo – Omaggi non si riferisce alla celebre finta del grande centrocampista Amedeo Biavati.

Il significato è svelato dal comunicato stampa (invero un po’ oscuro) laddove spiega che ogni artista coinvolto proporrà “il proprio punto di arrivo (o di partenza) nel suo percorso artistico, accostandone parte del repertorio ad una rilettura stilistica, dialettica o di citazione del repertorio di artisti scomparsi (come Django Rehinardt e Pino Daniele) o viventi come il grande trombonista e compositore Marcello Rosa […]”. Concetto meglio riassunto nella seconda parte del titolo: Omaggi. Cinque concerti per rendere onore a cinque musicisti per due dei quali, Fabrizio De André (1999) e Demetrio Stratos (1979), ricorre l’anniversario della morte.

Proprio a quest’ultimo viene dedicata l’apertura del festival il 16 luglio a Palazzo Mezzanotte con doppio appuntamento alle 16.30 e alle 21. La figura di Stratos è ormai leggendaria tanto nel mondo del rock quanto in quello dell’avanguardia sperimentale e non sorprende sentirlo nominare nelle aule di un conservatorio durante una lezione su Berio e Berberian così come ai tavoli di un vecchio centro sociale sorseggiando una birra. Il giornalista musicale Giordano Casiraghi alle 16.30 presenterà testimonianze video tratte da diversi documentari e dal concerto per Demetrio Stratos tenutosi nel ’79, da molti considerato il funerale di un’epoca. A quell’evento parteciparono tanti dei grandi (basti ricordare Guccini, Finardi, Vecchioni, Branduardi e gli stessi Area… ma la lista potrebbe continuare a lungo); costoro però non diedero voce a quell’altro Demetrio, quello della ricerca e della sperimentazione, della voce intesa come strumento e delle collaborazioni con John Cage e Merce Cunningham. Riguardando oggi i numerosi video (si trovano online) in cui Stratos parla del mistero della voce o di tecniche di emissione vocale fuori dal comune, apprese nei più remoti angoli del pianeta, ci sembra quasi di trovarci di fronte a un mistico o a un santo del XX secolo. La dedizione e l’amore per il suo lavoro, la voglia di condividerlo, di insegnare la buona novella, sono tra le particolarità che hanno fatto di lui qualcosa di molto più grande di un bravo cantante – sentire per credere.

Quando nel 1972 Demetrio Stratos fondò gli Area, il tastierista della band era tal Leandro Gaetano. Già prima di registrare il primo Lp, però, si inserì come sostituto colui che diventerà il tastierista storico del gruppo, Patrizio Fariselli. Pianista e compositore, Fariselli il 16 alle 21 presenterà con Area Open Project il suo ultimo (ma non nuovo, è uscito nel 2018) album 100 Ghosts, alternandolo a classici brani degli Area e a un omaggio originale all’amico scomparso quarant’anni fa.

Seguendo lo spirito di ricerca e sperimentazione della storica band, le tracce di questo album partono da spunti tra i più diversi, e basta leggere i titoli per rendersene conto: Pajdushka (che ha tutta l’aria di essere una danza bulgara), Il lamento di Tecmessa (proveniente dalla Grecia classica), Song from Ugarit (ispirata alla più antica iscrizione musicale esistente), fino a Parafrasi (del più jazz tra i pezzi jazz, Giant Steps). Studiando più a fondo si scoprono nuovi riferimenti a culture differenti, vicine e lontane, antiche e moderne, fino a che non ci si arrende all’ascolto per approfondire cosa rimane di ciò nella musica. Prima di tutto si nota lo sforzo compiuto nel cercare di rendere questo ricco calderone di idee il più coeso possibile, attraverso una ricerca timbrica, un “sound” omogeneo pur nell’estrema varietà, come un quadro di Pollock o un brano strutturalista, in cui l’uniformità è data proprio dalla frammentazione. Sono numerosi gli strumenti tradizionali campionati che suonano le melodie modali e in più di un brano la “lavorazione” elettronica è notevole, assumendo a volte persino una valenza formale – come succede proprio nel primo, in cui l’introduzione dura diversi minuti, per quanto accompagnata dal pianoforte. A prendere la voce di Demetrio e a darla ad alcuni brani dell’album è Claudia Tellini, che, raddoppiata da quello che sembra essere un clarinetto basso, rende piuttosto suggestiva l’atmosfera di un brano come Song from Ugarit.

Rispetto ai precedenti lavori (da solista e non) questo album indaga la storia e si spinge più verso colori folkloristici, cercando fortunatamente di evitare elementi troppo stereotipati e di dare una visione il più possibile personale e matura della musica: come sottolinea Fariselli, non di fare della filologia ma di proporre una propria opinione soggettiva da artista. La ricerca formale e timbrica è notevole e non c’è dubbio che l’idea sia di fare non solo qualcosa di bello, ma anche – speriamo non soprattutto – qualcosa di inaudito. A volte porre troppa attenzione nella resa di un particolare fa sbiadire l’idea dell’insieme e, sebbene si senta l’intenzione di rendere tutto il più scorrevole possibile, il meccanismo rischia di incepparsi. È proprio nei brani più semplici e scarni che spesso si trovano i risultati più convincenti – penso ad Aria, in cui, preceduto da una malinconica melodia “a minore” affidata a una specie di cornamusa, Fariselli esibisce una parafrasi del solo di Köln Concert di Jarrett.

Ma il Midnight Jazz Festival conta altri quattro concerti che metteranno in fila Rudy Migliardi e il suo omaggio al trombonista Marcello Rosa, Roberto Martinelli che proporrà una rilettura di Pino Daniele, il chitarrista gipsy Angelo Debarre che ricorderà Django Reinhardt e infine il quartetto Marcotulli, Di Battista, Tommaso, Varela che riproporrà brani di Fabrizio De André.