1968: 50 anni dopo il racconto collettivo delle donne che c’erano

In Letteratura, Weekend

L’anno dell’anniversario del ’68 si conclude, e nella marea di titoli vale segnalare la novità di alcuni che danno voce alle donne, molte delle quali approdate al femminismo: sono quelle che il ’68 lo hanno fatto, che hanno vissuto dalle radici la trasformazione della loro vita e, senza retorica, segnalano le continuità ma anche i conflitti aperti da quell’esperienza

L’anno del celebratissimo anniversario si è appena concluso. I 50 anni dal ’68 hanno in tutte le declinazioni – dibattiti, rievocazioni, mostre fotografiche, articoli giornalistici, libri, cicli televisivi e su tutti i mezzi dalla radio alla stampa e al web, dalla tv al cinema – scandito l’anno appena concluso e sono stati occasione di rivisitazioni, ripensamenti e confronti, ardui, con il presente. 

Prima di archiviare l’anniversario, ‘ingombrante’ sia in sé  che per la mole di materiali prodotti alla distanza, vale però ripescare e valorizzare dalla marea di proposte che abbiamo visto in libreria un elemento di novità, almeno in quanto a numerosità di titoli, il che lo tramuta in un piccolo ma prezioso e autonomo filone di indagine su quegli anni. Sono i libri che hanno al centro l’esperienza delle donne e della ragazze nel e del ’68 e qui parliamo di saggistica, altra cosa è la narrativa che gira intorno a quell’anno, ‘il primo del mondo’ scrive Annie Ernaux. Sono spesso volumi  collettivi che hanno già nella loro intenzione e costruzione quel senso del noi che è una delle eredità più importanti oltre che cifra fondamentale di quel tempo ed è questa la prima delle similitudini: donne che a distanza di 50 anni prendono parola su quell’anno, riconoscendo a quel momento il valore di una chiave di volta della propria esistenza, nell’incrocio tra vicenda privata e vita pubblica, tra destino individuale, quanto mai già disegnato, per le giovani che erano allora e orizzonti collettivi. È l’anno della trasformazione: tutto cambia, niente più sarà come prima, dentro e intorno.

 

Si parlerà qui di alcuni di questi libri che hanno in comune questa logica di restituzione della specifica esperienza delle donne nel 1968, che è rimasta spesso sotto traccia in una pubblicistica su quell’anno e su quel movimento profondamente virata al maschile, che le ha messe in seconda fila fino a relegarle nello stereotipo dell’angelo del ciclostile.

Primo merito dunque di questi libri – come del fortunato ciclo televisivo andato in onda su Rai3 e ora rintracciabile su Raiplay ‘ Le ragazze del ’68’ – è l’aver staccato dallo sfondo del quadro le biografie femminili – ‘famose’ o meno vedremo, ma poco importa –  e avere conferito loro autonomia: perché nel prisma delle lotte aintiautoritarie che il ’68 ingaggia in università, in fabbrica, nella società  c’è una embrionale ma dirompente specificità femminile che porterà alcune a vivere contraddizioni e conflitti con famiglie tradizionaliste ma anche con i compagni già dentro il movimento, molte a diventare protagoniste del femminismo italiano degli anni ’70, tutte – nei propri differenti ambiti – a prendere saldamente in mano le redini della propria vita e a contribuire ad un profondo cambiamento che troverà esito anche nella legislazione, dal divorzio all’aborto, alla riforma del diritto di famiglia.

In Donne del ’68,  mandato in libreria per il Mulino dal collettivo di giornaliste e scrittrici Controparola, che ha all’attivo numerosi titoli con la precisa lente del muoversi delle donne nella storia del nostro paese, è interessante la scelta delle donne chiamate a rappresentare con la propria biografia l’anno del cambiamento.  Sono in totale 16, ciascuna raccontata o intervistata da una delle autrici: Franca Viola da Claudia Galimberti; Elena Gianini Belotti da Cristiana di San Marzano; Amelia Rosselli da Mirella Serri; Carla Accardi da Linda Laura Sabbadini; Mira Furlani da Francesca Sancin; Carla Lonzi da Chiara Valentini; Letizia Battaglia da Dacia Maraini; Giovanna Marini di Lia Levi; Rossana Rossanda da Eliana Di Caro; Margherita Cagol da Chiara Valentini; Annabella Miscuglio da Chiara Galimberti; Patty Pravo da Paola Cioni; Tina Lagostena Bassi da Cristiana di San Marzano; Perla Peragallo da Paola Gaglianone; Krizia da Paola Cioni; Emma Bonino da Claudia Galimberti. L’eterogeneità dei percorsi, oltre ad essere accattivante in sé e a movimentare questo racconto collettivo, spinge alla ricerca di un filo rosso non scontato: non sono infatti tutte militanti le donne di questo libro, non tutte ‘politiche’ e tra le politiche c’è anche l’esperienza dissonante di Mara Cagol che approda alla lotta armata nelle fila delle Brigate rosse, restando uccisa in un conflitto fuoco con i carabinieri nel 1975. E se ci si può dunque legittimamente chiedere come si possa allineare la sua storia a quella di Patty Pravo o di Krizia la risposta viene da Dacia Maraini in un’intervista di Silvana Mazzocchi: ‘Sono tutte donne che hanno combattuto contro i tabù del loro tempo, che hanno difeso le loro idee e la loro libertà. Non sempre si  consideravano femministe, anzi alcune erano decisamente contrarie a una ideologia legata all’appartenenza sessuale, ma nella prassi davano un esempio di autonomia dagli stereotipi patriarcali che era come se lo fossero’. 

L’approdo comune al femminismo è invece la chiave dichiarata dal volume, anche questo collettivo,  Ragazze nel ’68 voluto e curato dalla Fondazione Badaracco di studi e documentazione sulle donne e mandato libreria dall’Enciclopedia delle donne. L’altra chiave la rivela la preposizione nel titolo: quel nel ’68 denuncia l’intenzione che i racconti autobiografici firmati da 19 donne che quell’anno hanno vissuto in prevalenza all’università e a Milano andassero a costruire una sorta di collettivo ‘Correva l’anno’ quasi in presa diretta e non una riflessione ex post. Scorre dunque, di scritto in scritto, un nastro che ha, in qualche passaggio, un’immediatezza quasi visiva che si ritrova nel portfolio di Paola Mattioli: i corpi, i vestiti, le strade, le case di famiglia da cui si usciva e quelle collettive e precarie nelle quali si entrava, le bandiere, le piazze, le assemblee e le aule universitarie, i maschi e le femmine, i viaggi, le lotte degli altri, il tempo del noi.

Donatella Barazzetti, Donatella Borghesi, Marta Boneschi, Diana De Pietri, Franca Fossati, Nicoletta Gandus, Joan Haim, Carmen Leccardi, Grazia Longoni, Vittoria Longoni, Barbara Mapelli, Paola Mattioli, Lea Melandri, Silvia Motta, Giuliana Peyronel, Marina Piazza, Franca Pizzini, Ada Servida e Adriana Servida sono le autrici di questo racconto corale in cui si possono rintracciare molteplici fili e differenze: le ragazze di città e quelle che vengono da fuori, le differenti provenienze di classe, il rapporto con la famiglia e la religione, la scoperta dei saperi e la loro messa indiscussione, il mondo grande di cui occuparsi dall’America alla Cina  e al Vietnam, la percezione – in alcune già politica, per la maggioranza ancora embrionale e connessa alla scoperta della sessualità – di sé in quanto donna in un contesto dai profondi tratti patriarcali.

Tira, nella pagine, vento di libertà e di libertà femminile – lo stesso che Marina Piazza ha ritrovato nel libro delle donne genovesi La ragazza che ero, la  riconosco di cui ha scritto qui  e che, pur riferendosi al dopo ’68  e alla stagione del femminismo degli anni ’70, si iscrive perfettamente nel ragionamento su questa robusta e collettiva presa di parola delle donne sui movimenti che le hanno viste appassionate partecipi e che hanno, dalle radici, rivoltato la loro esistenza.

Accanto alle 19 testimonianze, Ragazze nel ’68 annovera tre interventi di donne di generazioni successive e che hanno anch’esse esperienze di femminismi: la più giovane è Carlotta Cossutta, poi Sveva Magaraggia e poi chi scrive, tutte e tre a raccontare che rapporto ha avuto la propria generazione con le protagoniste del ’68 e del femminismo degli anni ’70. Non è quello che emerge dal libro un racconto omogeneo e coerente, ma segnato da discontinuità e conflitti dentro e dopo il ’68. Nella postfazione a cura del comitato scientifico di Fondazione Badaracco è detto con chiarezza: l’assenza dentro il movimento del ’68 di ‘un’intenzionalità politica che denunciasse il predominio maschile’ è stata quella che ‘il femminismo ha individuato, nominato e rilevato’  e che fa sì che non si possa parlare di una ‘semplice linearità di passaggio  dall’una all’altra esperienza’ ma di un quadro segnato da ‘consonanze e dissonanze’.

In ultimo vale la pena ricordare come anche in Francia l’anniversario abbia visto uscite librarie in linea con ciò che è accaduto in Italia: ne parla Dora Vedova in un articolo che segnala due volumi: il primo, autrice la  storica femminista Malka Marcovich, mette a problema gli esiti della rivoluzione sessuale, ragionando di porno, mercato eccetera. L’altro è Filles de Mai. 68 mon Mai à moi. Mémoires de femmes e, nella forma originale di un vocabolario collettivo con termini che vanno da  Adolescenza a verità, raccoglie testimonianze di donne che il ’68 l’hanno vissuto e, come accade qui, non lo dimenticano. 

   

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