Metti una start-up di nome Compagnia delle Indie. Ed è subito “Anarchia”.

In Letteratura

La prima (vera) multinazionale della Storia? La Compagnia Britannica delle Indie Orientali: da start-up di belle speranze a dominatrice del mondo. Con esercito privato, possedimenti da capogiro, diplomazia spregiudicata e l’intero impero moghul sulla coscienza. William Dalrymple firma una fedele e istruttiva ricostruzione storica delle vicende che portarono una piccola società a conquistare un potere in grado di condizionare la stessa Inghilterra.

Fino a dove può arrivare una start-up spregiudicata e aggressiva? William Dalrymple, grande studioso delle religioni e della cultura indiana, lo racconta partendo da un caso clamoroso iniziato quattrocento anni fa ad opera di una società che realizzò – letteralmente – la conquista del mondo.

In Anarchia (pubblicato da Adelphi), Dalrymple ricostruisce questa volta la storia della Compagnia delle Indie Orientali e, soprattutto, cerca di rispondere a una domanda: come è stato possibile che una semplice azienda, basata su un piccolo ufficio nella City di Londra, abbia potuto sostituirsi all’immenso impero Moghul nel controllo dell’intero sub-continente indiano tra il 1756 e il 1803.
A partire da documenti originali e rari, lo storico narra la storia di come la Compagnia sconfisse i suoi principali rivali – i nababbi del Bengala e dell’Avadh, il Sultanato del Mysore e la grande confederazione maharata – e prese sotto la sua ‘ala protettrice’ l’imperatore Shah Alam: l’uomo che divenne il drammatico, inconsapevole testimone dell’aggressione della Compagnia contro l’India e della sua ascesa da umile società mercantile a grande potenza coloniale.


Nel diciottesimo secolo l’India era economicamente molto forte, deteneva il primato mondiale per la produzione di tessuti e manufatti, ma era dilaniata da lotte intestine. Approfittando di questi disordini e anzi suscitandone alcuni con inganni e tradimenti, nel 1765 il giovane imperatore moghul Shah Alam, esiliato a Delhi e tenuto in scacco dalla stessa Compagnia delle Indie Orientali, fu costretto a quella che oggi chiameremmo una privatizzazione forzata: licenziò i suoi esattori e li sostituì con quelli della Compagnia, che divenne la più potente multinazionale del mondo, protetta dal suo stesso esercito privato.
La Compagnia infatti era autorizzata dalla sua patente costitutiva a ‘muovere guerra’ ed è appunto nel 1765 che cessò di somigliare a un’impresa mercantile convenzionale, che commercia in sete e spezie, per tramutarsi in un’aggressiva potenza coloniale.
Nel giro di pochi mesi, i suoi duecentocinquanta impiegati, sostenuti da un esercito di ventimila sodati indiani reclutati in loco, diventano i governanti effettivi dell’impero moghul. Nel 1803, in soli cinquant’anni, tutta l’India è sottomessa.
La storia della Compagnia Britannica delle Indie Orientali è la storia di una Società per Azioni che, grazie a un uso spregiudicato della forza e della diplomazia, si appropriò di territori sconfinati, governati al di fuori di ogni legittimazione democratica e costituzionale, finendo per condizionare anche il paese che le ha permesso di nascere ed esistere.

Il fattore più sconcertante, nella lettura di Anarchia, è considerare l’appoggio che la Compagnia ricevette dal Parlamento britannico. La loro relazione diede vita a quello che chiameremmo oggi un partenariato pubblico-privato: in cambio di astronomiche mazzette il Parlamento forniva addirittura navi e soldati pur di contrastare l’analoga struttura francese. Di fatto la Compagnia divenne la prima lobby aziendale.

Dopo infinite razzie e guadagni da capogiro, la bolla delle Indie orientali scoppiò quando il saccheggio del Bengala, seguito dalla carestia, fece crollare le rendite fondiarie.
La CIO si trovò con un debito di 1,5 milioni di sterline e con un milione di sterline di imposte arretrate dovute alla Corona. Decine di banche in tutta Europa crollarono.
In uno scenario che ci risulta tristemente familiare, la Compagnia dovette uscire allo scoperto e chiedere un massiccio intervento di salvataggio pubblico che non riuscì a restituire nonostante i ripetuti rinvii.
Ma la Compagnia era troppo grande e potente per fallire. Così nel 1773 la prima multinazionale predatoria del mondo fu salvata da uno dei primi mega-interventi pubblici della storia.

Lettura appassionante e preziosa, per capire fino a dove possa spingersi una corporation senza controllo.