L’intervista a Nabokov? Se la fa lui (e spara a zero su tutti)

In Letteratura

Ossessione del controllo, puntiglio e genio: le interviste, tutte guidate, concesse da Vladimir Nabokov ai giornali del suo tempo sono pubblicate da Adelphi con il titolo, azzeccatissimo, di “Intransigenze”. Una galleria di sommersi (tanti) e salvati (ma non incolumi) dal miglior jet set intellettuale del Novecento.

Sotto il titolo di Intransigenze, Vladimir Nabokov raccoglie una serie di interviste concesse a vari periodici europei e americani, pubblicata da Adelphi.

Il titolo dice molto: Nabokov detestava concedere interviste e parlare in pubblico, non sopportava di essere interrogato né sulle sue faccende personali –  naturalmente Lolita suscitava le più pruriginose curiosità – né su questioni letterarie, né tantomeno politiche. Così, tanto per mettere le cose in chiaro, poneva ai giornalisti che volevano intervistarlo ‘tre condizioni inderogabili’: le domande dovevano essere inviate in anticipo, le risposte formulate per scritto, e le parole riportate alla lettera.

A questo punto è facile immaginarsi scritti ingessati, una specie di botta e risposta meccanico e senza vita, e sarebbe un errore: tutto ciò che passa per le mani della magnifica scrittura di Nabokov, della sua beffarda intelligenza, prende il volo come le sue amate farfalle ed è un prodigio di fuochi d’artificio e di divertimento.

Nabokov – aspetto, questo, un po’ nascosto, ma non sarebbe interessante se non ci volesse un po’ di attenzione a svelarlo – fa principale bersaglio della sua ironia proprio sé stesso: con pudore, ma con buon senso.

Prendiamo qualche riga dalla sua prefazione:

Penso come un genio, scrivo come un autore eminente e parlo come un bambino. Dall’inizio alla fine della mia carriera accademica negli Stati Uniti, da sparuto professore incaricato a professore di ruolo, non ho mai trasmesso al mio uditorio un solo briciolo di sapere che non fosse stato preparato e dattiloscritto in anticipo e che non fosse sotto i miei occhi sul leggio ben illuminato.


Perché l’eminente scrittore altrimenti si emoziona, è timido, farfuglia.

Scegliamo a caso (sono tutte interessanti), un’intervista concessa a Playboy del 1964.
Il giornalista fa di tutto per dare l’illusione di uno scambio di battute spontaneo, ma – confessa Nabokov – tutto aveva seguito la solita procedura: domande scritte e risposte meticolosamente trascritte, senza nessuna conversazione, scambio, contatto, tant’è che un paio di volte mancano le risposte per una qualche distrazione della redazione.
A proposito della sua attenzione quasi ossessiva per il periodare, il ritmo, la cadenza e la connotazione delle parole, Nabokov racconta della sua scelta dei nomi per Lolita e Humbert Humbert.  

Per la mia ninfetta avevo bisogno di un diminutivo che suonasse come un motivetto pieno di lirismo. Una delle lettere più limpide e luminose è la ”L”. Il suffisso “-ita” trabocca di tenerezza latina, e a me serviva anche questa. Dunque Lolita…Un altro motivo è stato il gradevole mormorio che si può cogliere nel nome originario, nella sorgente da cui scaturisce ” Lolita”: le rose e le lacrime di “ Dolores”. Dovevo tener conto dello straziante destino della mia ragazzina, oltre che della sua grazia e limpidezza.

E a proposito del protagonista maschile:

Anche questo è stato facile. Il doppio brontolio è, a mio avviso, oltremodo sgradevole e allusivo. È un nome odioso, per una persona odiosa. Allo stesso tempo un nome da re, e a me occorreva una vibrazione regale per Humbert il Feroce e per Humbert l’Umile.

Dalla letteratura all’arte, dalla politica alla sociologia e alla psicoanalisi: in pochissimi si salvano dalle considerazioni taglienti di Nabokov (tra questi James Joyce e Kafka, Pushkin, Tolstoj e Balthus, o i grandi comici, da Buster Keaton a Charlie Chaplin), che non risparmia, per esempio, D.H. Lawrence e Sartre, il Thomas Mann di Morte a Venezia e il Pasternak del Dottor Zivago.

Provocatore, a tratti insolente, Nabokov lascia in questi testi – tutte infine manipolazioni letterarie travestite da articoli di intervista – una lettura vivace e acuta del suo tempo.