Tenere traccia. Dieci anni di processi nell’opera di Monica Sgrò per lo sviluppo di «eco-competenze»

In Arte

Alla Fondazione Corrente Monica Sgrò espone dieci anni di pratiche artistiche ed educative sul pastoralismo: un’installazione mostra i processi di questo lavoro.

Sono passati quasi sessant’anni da quando, nel 1969, la Kunsthalle di Berna ospitò Live in Your Head. When Attitudes Become Form, la mostra curata da Harald Szeemann nella quale l’idea e il gesto presero il posto dell’opera compiuta. Da allora l’esposizione del processo è diventata una pratica condivisa da tendenze diverse. La mostra di Monica Sgrò torna su questa questione e sposta l’attitudine dalla dimensione individuale – condensata nell’espressione live in your head – a quella collettiva del laboratorio, nel quale l’arte prende corpo come pratica politica e sociale. Il lavoro di Sgrò interroga tuttavia anche l’arte relazionale, laddove essa si esaurisce nell’evento e nel consumo dell’opera: la sua ricerca si svolge nei tempi lunghi di un progetto oggi decennale, del quale l’esposizione alla Fondazione Corrente costituisce un momento di riflessione.

Pianta desiderio

Sgrò è artista, teorica e insegnante, e tutte queste forme entrano nella sua opera come parte di una ricerca sull’«eco-competenza». Il tema ha ormai una tradizione, che intende la natura come socializzata e storica e che, pur nella diversità delle rispettive poetiche, accomuna Joseph Beuys e Piero Gilardi, e trova in Le tre ecologie di Félix Guattari un altro orizzonte teorico: l’estensione dell’ecologia ai rapporti sociali e alla soggettività. Oggi la sensibilità ecologica trova uno spazio crescente nel dibattito artistico, come segnala il recente libro L’artista ecologista di Filipa Ramos. Perché il richiamo all’ecologia non si esaurisca in un’etichetta, occorre tuttavia chiedersi quali competenze richieda e come queste prendano forma nelle pratiche artistiche.

Soglia d’attenzione

Monica Sgrò affronta questa domanda leggendo il paesaggio pastorale come una natura sociale e storica e interrogandone le rappresentazioni. Il riconoscimento UNESCO della transumanza come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, nel 2019, non la sottrae alle logiche del consumo turistico, mentre l’idealizzazione mediatica del pastore può oscurare la marginalità sociale del mestiere. È su questa svalutazione che interviene la pratica artistica: «Ora mi sento fiera di essere figlia di un pastore», scrive una studentessa al termine di un laboratorio; un pastore racconta di essersi sentito «meno solo». L’«eco-competenza» indagata da Sgrò acquista concretezza in queste esperienze: nell’ascolto, nella possibilità di modificare la percezione di sé e degli altri, nel riconoscimento delle interdipendenze che sostengono l’esistenza.

Mangiare i prati

La mostra, a cura di Wurmkos, traduce questa ricerca in un’installazione ambientale concentrata nello spazio della biblioteca della Fondazione Corrente: gli interventi a muro, le teche lungo le pareti e i tavoli centrali disegnano percorsi molteplici. Collage, rielaborazioni grafiche, fotografie, mascherine e oggetti si distribuiscono fra questi supporti, mettendo in relazione materiali provenienti da progetti diversi. Di Andare con il gregge (2019–2022), nato in Val Camonica nell’ambito della residenza Aperto Art on the Border e sviluppato attraverso quattro anni di laboratori con pastori, scuole, famiglie e associazioni, si riconoscono i segni tracciati dal vivo su fogli trasparenti durante la transumanza tradotti in matrici e impressi a fuoco sul feltro fino a comporre una cartografia collettiva. Il passaggio delle immagini fra supporti diversi prosegue in Mangiare i prati (2024), con i frammenti del collage collettivo trasferiti sulle magliette indossate dagli studenti. Nei lavori di Batida Onlife (2025–2026), le rielaborazioni delle fotografie di Carlo Meazza entrano in nuove composizioni.

Nel lavoro degli studenti guidati da Sgrò, queste operazioni diventano un esercizio critico dello sguardo: scegliere un dettaglio e accostarlo ad altri elementi significa intervenire sul significato dell’immagine, interrogando ciò che si rende visibile, ciò che si esclude e la posizione dalla quale si guarda. Chi entra nella stanza prosegue, con lo sguardo, questo lavoro di composizione: si avvicina alle teche, distingue le forme fra le sovrapposizioni, segue il passaggio dei segni da un supporto all’altro. Accostati fuori da una sequenza cronologica, i materiali lasciano emergere relazioni che durante la realizzazione dei progetti potevano restare inosservate. Lo sguardo si esercita ai margini, nei dettagli, negli intervalli fra un frammento e l’altro. Le proiezioni di In questo mondo (2018), il film di Anna Kauber vincitore del Torino Film Festival, estendono questa attenzione alle voci delle donne pastore, facendo affiorare esperienze e saperi spesso lasciati ai margini della rappresentazione del lavoro. Tra voci e silenzi, immagini e vuoti, il visitatore può riconoscere una relazione e scegliere una traccia da seguire.

Monica Sgrò, Tenere traccia, Fondazione Corrente, Milano, fino al 7 novembre 2026

In copertina: Andare con il gregge. Accampamento