Gli ultimi Jedi riportano Star Wars sugli eterni binari del mito

In Cinema

Se non il miglior film dell’intera saga di “Guerre stellari” questo ottavo episodio, scritto e girato dal quasi esordiente Rian Johnson, è sicuramente il più denso e spettacolare. Migliorano le prove dei recenti acquisti Adam Driver e John Boyega, svetta il camaleontico Benicio del Toro, grande new entry, ma soprattutto il redivivo Mark Hamill porta il “suo” Luke Skywalker a livelli di epicità mai visti

Come si fa a chiedere di recensire in maniera imparziale il nuovo Star Wars: Gli ultimi Jedi diretto da Rian Johnson? Non si può. Sarebbe come chiedere un giudizio equilibrato sul Natale: c’è chi sgomita in metropolitana imprecando contro il freddo e lo shopping compulsivo, e chi scodinzola intorno all’albero già addobbato a festa, scuotendo ogni pacchetto per indovinarne il contenuto. Poi, certo, può capitare la delusione, un libro già letto, un maglione troppo lungo o una cravatta dai colori orrendi. Ma, per gli appassionati del fantastico su pellicola, l’ormai irrinunciabile binomio Natale/nuovo capitolo di Star Wars è un pacchetto regalo da scodinzolamento al quadrato. Tanti saluti, spirito critico, ci vediamo al prossimo filmaccio della Comencini o di Zack Snyder. Bentornata magia.

Già, magia: il lato oscuro e la luce, il maestro e l’allievo, i cavalieri (Jedi) e i mostri, la forza sovrannaturale e le battaglie spaziali. Perché Star Wars è innanzitutto quella storia che, come bambini prima di prendere sonno, abbiamo ancora bisogno di sentirci raccontare ogni volta uguale. A volte anche troppo uguale. Ma se al precedente episodio, quello diretto da J. J. Abrams (il nuovo guru della serie, già creatore di Lost e del reboot di Star Trek) in persona, poteva essere imputata quella che sarebbe eufemistico definire una marcata somiglianza con il primo Star Wars: Una nuova speranza, quest’ultima puntata è letteralmente tutta un’altra storia.

E non perché il capitolo due di tre sia per usanza ben più dark rispetto al precedente. Al contrario: chi auspicava o prevedeva una svolta seriosa e meno favolistica, com’era stato per L’Impero colpisce ancora, film centrale e tutt’ora ineguagliato nell’olimpo dei fan della trilogia “classica”, rimarrà deluso. Gli ultimi Jedi è, a dispetto del titolo, una fiaba multistrato per tutte le età, colorata e roboante dall’inizio alla fine, un viaggio fantastico ben al di là della polverosa tecnologia vintage già ripassata da Abrams e dal Gareth Edwards di Rogue One.

Prodotto da merchandise per bambini come da tradizione di casa Disney, dunque? Sbagliato di nuovo: quel poco di buono (e di nuovo) che la trama e i personaggi di Il risveglio della forza avevano seminato qua e là, tra un omaggio e un occhiolino, germoglia convinto in questo seguito monumentale, facendo de Gli ultimi Jedi se non il film di Star Wars più riuscito di sempre, senz’altro il più denso e spettacolare mai realizzato.

Non solo: laddove Abrams giocava con affetti e ricordi dello spettatore citando a mani basse, senza per questo mai riuscire a stupire davvero, il quasi esordiente regista e sceneggiatore Rian Johnson compie finalmente scelte coraggiose, intrigando e spiazzando costantemente con continui plot twist e colpi di scena. Il risultato è un intreccio così aggrovigliato e complesso, per i canoni abituali della saga, da non concedere un attimo di tregua al pubblico, tra battaglie e inseguimenti a colpi di adrenalina e sviluppi imprevisti di vicende e personaggi.

Non è un film perfetto, certo, né probabilmente quello che molti devoti si aspetterebbero (salvo poi lamentarsi del prodotto canonico perché “uffa, mai niente di nuovo”). Ha i suoi difetti, ovvio: capita che esageri con le buone intenzioni, finendo per strafare, per esempio ingarbugliandosi in passaggi di trama più barocchi che necessari, o provando ad allentare la tensione cercando di far ridere senza riuscirci quasi mai. Ma sono ancora una volta i personaggi la vera scommessa vinta della nuova trilogia.

Non deludono e, anzi, promettono molto bene le new entries, primo fra tutti l’eccezionale e camaleontico Benicio Del Toro. Si confermano di ottimo livello i giovani protagonisti già conosciuti, da Daisy Ridley e Oscar Isaac ai miglioratissimi John Boyega e soprattutto Adam Driver, molto criticato due anni fa e ora sempre più fulcro e leva della vicenda. Ma, con buona pace dell’ormai pensionato (ed era ora) Harrison Ford e della monoespressiva Carrie Fisher, è soprattutto il redivivo Mark Hamill a recitare la parte del leone, riempiendo la pellicola in un crescendo capace di culminare in applausi a scena aperta. Meritatamente recuperato sul grande schermo dopo una carriera da doppiatore e qualche esilarante comparsata alle convention di appassionati, il suo Luke Skywalker raggiunge un livello di epicità mai visto finora, rubando la scena a qualunque altro sub-plot (i soliti inseguimenti tra gatto e topo, Impero e Ribelli, tanto cari alla Lucasfilm) e riportando una storia che sembrava smarrita sugli eterni binari del mito.

Piaccia o no, di questo si tratta: pur tra le infinite pieghe di rivisitazioni e stravolgimenti, tra il malcontento degli ortodossi e lo scetticismo dei non-credenti, Star Wars – Gli ultimi Jedi è l’ennesimo volume (l’ottavo) di una mitologia capace di segnare i nostri tempi in maniera indelebile, e destinata ad accompagnarci ancora a lungo. Nel bene e nel male.

Star Wars: Episodio VIII – Gli ultimi Jedi, di Rian Johnson, con Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridely, John Boyega, Oscar Isaac, Andy Serkis, Lupita Nyong’o, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Benicio Del Toro, Peter Mayhew, Jimmy Vee, Tom Hardy, Billie Lourd