Lucia Derighetti. Occorre non voler sapere cosa c’è oltre la porta

In Arte

Ha da poco chiuso i battenti, alla galleria Galleria Job di Giubiasco in Svizzera, la mostra di Lucia Derighetti dall’evocativo titolo “Occorre non voler sapere cosa c’è oltre la porta”. Un invito a sostare là dove non vi sono certezze e dove inizia il possibile, come altro modo di abitare il mondo.

Anche gli amici del Canton Ticino più esperti in fatto di cose d’arte, mi hanno confessato di non conoscere la Galleria Job situata nel Borghetto di Giubiasco.

E’ un vero peccato perché questo spazio, piccolo e incantevole, ricavato dallo studio di un fotografo, è impegnato da più di vent’anni nella promozione e nella conoscenza di artisti, al di là e al di qua delle Alpi.

Entrando in questo mondo, ci si accorge che Milano sembra una città grande e attraente, come quando dal Ticino sembrava inevitabile prendere la strada di Brera.

Quando l’arte era pittura e scultura e decorazione e scenografia.

Oggi l’offerta e i richiami si sono ampliati, di qua e di là del Gottardo, e Milano si trova a competere con Ginevra, Losanna e Zurigo – eppure un’artista come Lucia Derighetti rappresenta al meglio le competenze e le qualità che si possono acquisire in Italia.

Lucia ha alle spalle la storia di una restauratrice, di un’insegnante, e arriva a tenere in mano il fatto artistico – anche se da neo laureata – con una buona maturità.

Colpisce il respiro d’insieme della stanza della galleria che ha arredato con uno spirito di meraviglia che arriva quasi sempre al risultato che si è prefissa.

Il tavolino con una zampa più corta delle altre , i sacchi in gesso che simulano gli originali afflosciati, sono e sarebbero cose che “si vedono spesso in Accademia”. Nelle mani di Lucia le stesse invenzioni non sono solo realizzate con una tecnica sicura, trovano anche una collocazione, un’ispirazione che le rende più “vere” e coerenti.

Lucia “crede” a queste e ad altre cose non perché qualcuno le ha detto di crederci, ma perché le sente. Le sa fare meglio, le sa finire rifinendole e ci propone – così – un ambiente che ha un piccolo fascino misterioso. In vetrina c’è un’asse sospesa, come in bilico, tra due pesi ; in una parete c’è una porta dipinta che imita un’apertura che è stata chiusa, poco prima ci sono dei gradini, attaccati al muro, di una scala che non va in nessun posto ; appoggiata sull’altro lato c’è una bicicletta in legno che è una sagoma grezza, ma ben tornita, che non può muoversi.

E’ un mistero che convince, come lo sguardo su un treno notturno che Lucia fissa in una fotografia per scoprire l’interno di ogni scompartimento illuminato. Ed è un mistero congruo alla piazza del piccolo borgo dove c’è una fontana e per l’inaugurazione il padrone della galleria non serve l’aperitivo agli invitati ma gli gnocchi a tutti gli abitanti del paese. 

Tutte le immagini: Lucia Derighetti, Occorre non voler sapere cosa c’è oltre la porta, installation view alla Galleria Job, ph. Massimo Pacciorini-Job

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