Lo scatto di Tata Vivian

In Arte, Weekend

Di sè diceva che era una spia con una doppia vita, la seconda dietro un obiettivo. Fotografa straordinaria, la Maier: un film per arrivare a lei

Quando ero piccola c’era la mamma, il papà e la Tata. La Tata ha tirato su noi bambini e anche quando siamo diventati grandi ha continuato a vivere a casa nostra. Ha trascorso più di 30 anni con noi eppure non credo di averla mai conosciuta davvero. Forse perché lei era reale solo in quanto era la mia Tata. Al di là di questo nient’altro sembrava necessario. Solo nella sua camera, simile a una piccola sagrestia ordinatissima, piena d’immaginette religiose e di foto di famiglia, la Tata tornava Anna, il suo vero nome e per questo difendeva fermamente questo luogo contro i nostri tentativi di forzare uno spazio per lei sacro. Eppure, se almeno una volta avessi superato quella corazza fatta di cornicette d’argento, oggi avrei potuto conoscerla meglio.

Non credo che la camera di Vivian Maier fosse così ordinata, ma penso che con la mia Tata abbia condiviso lo stesso bisogno di protezione della sua privacy per arginare una vita altrimenti alla mercé degli altri. Ma nel caso  di Vivian forzare lo spazio segreto ha portato a scoprire un tesoro.

Vivian Maier è la protagonista del documentario, Alla ricerca di Vivian Maier, di John Maloof e Charlie Siskel, Il film, presentato ai Festival di Toronto e Berlino è andato in onda su Sky Arte venerdì 14 novembre. Ma se ve lo siete persi, Feltrinelli Real Cinema ha pubblicato in un cofanetto con DVD e libro. La storia di Vivian è appassionante. Una tata che per 40 anni ha tenuto bambini altrui, vissuto in case altrui, abitato letti altrui. E fatto foto. Bellissime. Fra gli anni ‘50 e ‘70 ha scattato più di centomila immagini in giro per Chicago, la città dove lavorava. Eppure, durante la sua lunga vita (è morta nel 2009 a 83 anni), la Maier non ha mai pubblicato nessuno di questi scatti e spesso neanche sviluppato i negativi.

 

Il documentario di John Maloof racconta come nel 2007, aspirante fotografo che stava preparando un libro su Chicago, si trovò ad acquistare a un’asta pubblica una scatola di negativi che una volta stampati mostrarono le immagini struggenti di un mondo in bianco e nero, fatto di vecchie signore impellicciate, bambini piangenti, barboni sul ciglio della strada, animali morti e vecchie bambole buttate nel cestino. Colpito dalla qualità del lavoro della Maier, Maloof ha iniziato una ricerca meticolosa del suo materiale fino a riuscire a recuperarne la maggior parte. Così da decine di scatoloni è emersa dall’oblio una donna singolare. Lo dimostrano anche le decine di autoscatti di Vivian, quasi nel tentativo di ridisegnare una sua identità al di fuori di quella ordinatamente offerta a coloro che la ospitavano.

La scopriamo alta e con un grande naso tanto che sembra uscita da un film di Jacques Tati (la madre di Vivian era francese e lei stessa trascorse lunghi anni della sua infanzia in un paesino delle montagne savoiarde) e come Tati, anche Vivian attraversa i paesaggi urbani silenziosamente, ma con una sua singolare genialità che oggi è riconosciuta ovunque. Dopo un iniziale rifiuto del Moma Museum, il lavoro della Meier viene esposto nelle maggiori gallerie del mondo e la tata di Chicago è considerata una delle grandi street photographer del ‘900. A una signora che una volta le chiese cosa facesse nella vita, Vivian Maier rispose che era una spia. Certo, con la sua macchina fotografica la Maier spiava persone, cose e animali. Ma soprattutto, come una spia, la Maier conduceva una doppia vita: una socialmente accettata, visibile, contornata dai bambini e dalle famiglie per cui lavorava. E poi c’era l’altra vita. Quella di una donna solitaria, eccentrica al limite dell’alienazione, che ha fatto fotografie bellissime, profondamente empatiche verso un mondo che riusciva a leggere con lucidità. Non le ha mai pubblicate, ma non le ha mai distrutte. Come mai? Forse per tracciare, come Pollicino, una sorta di sentiero che permettesse a chi avesse davvero voluto, di raggiungere una zona molto vicina al suo cuore e alle sue emozioni più profonde. Finché fu in vita non successe mai.

Il senso del film però sta soprattutto in questo: che per quanto sia difficile per tutti noi entrare davvero in contatto con i nostri simili, al tempo stesso questo imponente desiderio di mostrarci agli altri per come siamo veramente e metterli a parte del nostro mondo interiore sia la cosa che desideriamo di più. Spesso non è sufficiente una vita per riuscirci, ma talvolta basta forzare un po’ e un piccolo miracolo accade. Con esiti meravigliosi.

Alla ricerca di Vivian Maier, Feltrinelli Real Cinema, (cofanetto DVD e libro, 16,90 euro)

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