Le ceneri di Pasolini

In Letteratura

La macchinazione di David Grieco è un saggio sulla morte di Pier Paolo Pasolini, scomparso tragicamente il 2 novembre di quarant’anni fa

La notte tra il primo e il due novembre 1975 Pier Paolo Pasolini viene assassinato. Quando viene ritrovato, in un campetto di calcio alla periferia di Roma, è un cadavere scomposto con diverse fratture, lividi e lacerazioni; il naso schiacciato e inclinato a destra; i segni degli pneumatici dell’auto che l’ha investito marchiati sulla pelle. Il giorno successivo la confessione di Pino Pelosi, un marchettaro diciassettenne che fa la vita nei pressi della stazione di Termini: Paolo ha cercato di violentarmi, mi sono difeso e la cosa è finita male.

Questa è la prima versione ufficiale di una questione processuale lunga, discussa, contorta, contraddittoria, mai risolta e riaperta dal 2009 grazie al lavoro di Stefano Maccioni e Simona Ruffini. Una questione di cui si è parlato parecchio, ma superficialmente e frammentariamente, a cui il grande pubblico si è avvicinato solo grazie a imprecisi titoloni sulla stampa. Oggi la maggior parte dei ventenni- e io ero una di loro – non sa come è morto Pasolini. Non sa nemmeno cosa abbia scritto o prodotto, perché a scuola, sia ben chiaro, di Pasolini non si parla: è provocatorio, pornografico, istigatore.

La macchinazione di David Grieco (Rizzoli, saggi, pp. 252, 18.50€) è innanzitutto un bel saggio divulgativo che colma questa grande carenza d’informazione. Fornisce fatti, prove, atti processuali, nomi che ricostruiscono un quadro più che valido e storicamente probabile, senza tuttavia risultare freddo. Una prosa scorrevole, dalle sfumature noir e dal taglio chiaramente giornalistico, si fa garante del piacere della lettura. Il dato fattuale non rende sterile il racconto, anzi permette al lettore di essere travolto dalla coralità di una Roma in putrefazione (qui cito Moravia), in cui si intersecano diverse voci, rumori e linguaggi, frammenti di vita di Pasolini. Ci sono Ninetto Davoli, Alberto Moravia, Johnny lo Zingaro, la banda della Magliana, Susanna Pasolini, Faustino Durante, la stampa, il partito, l’ombra del fascismo e della guerra e tanti altri; la pioggia che cadeva in quel due novembre, il caos del traffico.

Nel coro, emerge sincera la voce di Grieco che offre al lettore il suo sguardo sulla vicenda, arricchito dai propri ricordi, essendo stato legato a Pasolini per molti anni, sia da rapporti di lavoro, sia da una buona amicizia. Grieco si esprime molto chiaramente dimostrando il suo impegno attivo nei confronti di un patrimonio culturale e umano che non può andare perduto. Se afferma esplicitamente che una morte violenta e apparentemente scandalosa ha offuscato il Pasolini poeta, regista, giornalista, politico, pensatore, afferma altrettanto esplicitamente che i lettori dovrebbero riappropriarsi di quel tesoro letterario e cinematografico. «Ho sempre pensato che Pasolini appartiene a tutti, soprattutto a coloro che non hanno avuto la fortuna di incontrarlo e in particolare a coloro che sono nati dopo la sua morte ma hanno voluto interessarsi, spesso anche appassionarsi, alle sue opere e al suo pensiero» scrive. Non invita tuttavia a una riappropriazione ingenua e superficiale. Il lettore di Pasolini – e così il lettore di Grieco- non si accontenta del già noto: solleva interrogativi, stimola il proprio senso critico, collega le trame della realtà, si intellettualizza. Impara a pensare. Resta nella massa, certo, ma diventa individuo. Ha il coraggio di essere sé stesso.

Credo sia molto interessante che l’attivismo di Grieco non si manifesti solo sulla carta stampata, ma si proponga di tessere una trama intermediale: tra qualche mese, probabilmente in febbraio, La macchinazione passerà al cinema; a interpretare Pasolini sarà Massimo Ranieri; la colonna sonora Atom Heart Mother dei Pink Floyd. L’ultima parte del saggio di Grieco è dedicata proprio a spiegare il rapporto tra libro e film, tra realtà, saggistica e interpretazione cinematografica. Anche in questa versatilità transmediale si nota l’influenza che Pasolini, letterato e regista, ha avuto su Grieco, la versatilità di chi ha molto da dire (e che sa come dirlo).

Il risultato del lavoro di Grieco è un bellissimo testo-filtro, un testo-testimonianza e reazione in cui Pasolini ci parla a voce alta. Rivive.

La macchinazione vale più di una lettura.

 

Questa sera (lunedì 2 Novembre) noi di Cultweek ci riuniremo da Colibrì, tutti insieme per ricordare Pier Paolo Pasolini a 40 anni dalla sua morte, attraverso le letture di alcune delle sue opere più belle