La dura legge del (super) mercato

In Cinema

Un intenso Vincent Lindon, premiato a Cannes, costruisce il ritratto malinconico di un operaio che diventa guardiano, per sopravvivere nella realtà d’oggi

Il cinema francese è uno dei più attenti ai temi della condizione operaia, oggi soprattutto post-operaia. Se con L’uscita dalla fabbriche Lumière, nel 1895, i celebri fratelli “inventarono” il cinema, e molti grandi del passato, più o meno recente, da Jean Renoir (La vita è nostra, 1936) a Jean-Luc Godard (Crepa padrone, tutto va bene, 1972) si sono occupati in vario modo della classe ouvrière, è dal 1999, anno dell’amaro e anticipatore Risorse umane di Laurent Cantet (e beffardamente anche di Full Monty di Peter Cattaneo), che titoli importanti si sono susseguiti con frequenza. Dilagano la disoccupazione e l’indigenza negli strati medio bassi della popolazione, e l’occhio della cinepresa scruta e rimanda guerre generazionali tra poveri (Le nevi del kilimangiaro, 2011, di Robert Guédiguian) e resistenze disperate (Due giorni, una notte, 2014, dei fratelli Dardenne, belgi di lingua francese).

Arriva ora in sala, forte del meritatissmo premio conquistato dal protagonista Vincent Lindon all’ultimo Festival di Cannes, La legge del mercato di Stéphane Brizé. Ottimo sodalizio, quello tra regista e primattore, iniziato nel 2009 con Mademoiselle Chambon e proseguito tre anni dopo con Quelques Heures de Printemps.

Il 51enne Thierry, senza lavoro da più di un anno, è esasperato dalle inutili convocazioni all’agenzia del lavoro, dalle infinite riunioni sindacali in cui si progettano cause aziendali poi perse, dagli umilianti colloqui con i suoi potenziali datori di lavoro, tra i quali se ne segnala uno tragicamente divertente, via skype, in cui il direttore del personale di turno, senza aver fatto il minimo accenno alle condizioni economiche e di lavoro che la sua azienda propone, gli richiede in anticipo un’infinita serie di sconti e disponibilità, su stipendio, diritti, orari di lavoro.

https://www.youtube.com/watch?v=Re0ESPT17wU

Il mondo intorno a lui è gentilmente feroce: l’impiegata di banca, col sorriso sulle labbra, gli suggerisce una polizza sulla vita e la vendita della casa, così farà almeno benestanti, se non ricchi, i suoi cari quando non ci sarà più; l’insegnante del figlio disabile, che è intelligente e speranzoso di andare all’università, non gli lesina varie preoccupazioni sull’andamento discontinuo del ragazzo; un possibile acquirente del suo camper cerca di tirare sul prezzo fino a spingerlo a non vendere: “non chiedo l’elemosina”, sbotta esasperato Thierry. Che alla fine, senza altri spiragli di futuro, accetta il per lui odioso compito di vigilante alle casse di un immenso supermercato, a caccia di clienti immiseriti che cercano goffamente di trafugare brandelli di spesa, o di cassiere incaute che lucrano sul passaggio delle merci o i bollini risparmio dell’azienda.

E il gioco, lì, si fa pesante: anziani e anziane signore si umiliano davanti ai suoi occhi, e a quelli di una collega che ha la spietatezza della gioventù e del “mors tua, vita mea”, nella speranza, spesso vana, che non venga chiamata la polizia, o di non perdere il lavoro in cassa. Finché una di loro si suicida nei locali del mall (“ma”, tuona cinicamente il direttore del personale, tra il rincuorante e il minaccioso, “nessuno deve sentirsi colpevole per quel che è successo”), non sopportando l’onta, dopo una vita di onesto lavoro, di dover rubare pochi spiccioli per dar da mangiare a sé e al figlio tossico.

Ben raccontato e interpretato, asciutto fin quasi ai limiti del documentario, freddo quanto basta nelle riprese, che inglobano panoramiche e totali rubati al sistema video interno del supermercato, La legge del mercato è un film a tratti straziante, per quanta umanità disperata mette in mostra, ma nelle conclusioni lucido, come l’agire del suo protagonista. Che sceglierà, alla fine, una vita di cui non vergognarsi. Costi quel che costi.

La legge del mercato di Stéphane Brizé, con Vincent Lindon, Karine de Mirbeck, Matthieu Schaller, Yves Ory, Xavier Mathieu