La figlia del samurai. Forte “Come un fiore di ciliegio nel vento”

In Letteratura

Nascere alla fine di un impero, ma appartenere a una famiglia di alto rango. Ricevere una rigida educazione da samurai, però essere costretta ad andare sposa negli Stati Uniti: per la prima volta in italiano, un libro che, nel 1925, è stato un enorme successo. La storia di Etsu Inagaki Sugimoto, bambina nel tramonto della società feudale giapponese e giovane donna in un altro mondo che non si è scelta.

Il titolo originale, The daughter of the Samurai, fa capire meglio a una mentalità occidentale la forza di carattere della delicata Etsu Inagaki Sugimoto, che sboccia, come un determinato e strano fiore nel suo romanzo autobiografico del 1929, tradotto per la prima volta in italiano da Giunti col titolo Come un fiore di ciliegio nel vento.
Noi occidentali associamo i fiori di ciliegio alla bellezza fragile ed evanescente che si stacca dai rami e si libra nell’aria, ma leggendo il libro di Sugimoto impariamo che, nella cultura giapponese, il fior di ciliegio è invece attributo del samurai: vince il vento col volo dei suoi petali e ricopre la terra col suo manto rosato.



Il mondo di Sugimoto si apre nella dolorosa e stimolante fase di fermento culturale dell’era Meiji.
La sua vita è un ponte tra XIX e XX secolo, tra l’antica bellezza e rigidità di una famiglia di samurai e le libertà disorientanti e progressiste dell’America.
‘Moltissime cose venivano fraintese in quegli strani giorni’, scrive appunto a proposito delle idee e delle pratiche occidentali in Giappone.
CI sono dettagli nelle sue memorie che riescono a farci sentire dal di dentro quel mondo che ci sembra così controllato.
Ecco la neve immacolata del villaggio di montagna dove è nata, che ricopre col suo manto tutto. Si scavano tunnel sotto la coltre per unire le case, la scuola, sui muri altissimi i bambini si rincorrono, scivolano a velocità pazza. Quella stessa neve è sciolta per preparare l’inchiostro da usare per gli esercizi di calligrafia da usare nel freddo pungente; neanche un piccolo braciere era consentito nelle ore di studio, era impensabile cedere a certe debolezze.

C’è un episodio che ci fa capire bene questo concetto; un giorno la madre, preoccupata per il rigore nell’educazione di Etsu, si rivolge al consorte:

“Onorevole marito di tanto in tanto sono così audace dal chiedermi se gli studi di Etsu-Bo non siano un po’ troppo severi per una bambina non molto forte”.
Lui mi tirò verso il suo cuscino e mi appoggiò dolcemente la mano sulla spalla.
“ Non dobbiamo dimenticare, moglie “ rispose “ l’insegnamento di una famiglia di samurai. La leonessa spinge il cucciolo giù dal dirupo e lo guarda risalire lentamente dalla valle senza il minimo segno di pietà, sebbene il suo cuore soffra per la piccola creatura, che solo così può acquisire la forza necessaria per affrontare la vita”.


Il fatto che Etsu ricevesse un addestramento e una formazione da maschio, non esclude che imparasse tutte le abilità domestiche di un donna: cucire, tessere, ricamare, cucinare, creare composizioni floreali, oltre alla complicata etichetta della cerimonia del tè. Tutte abilità che le torneranno utili nelle sue due vite.
Trasferitasi in America per raggiungere il marito, quando lui morirà improvvisamente, per mantenere sé e le due figlie, cucirà raffinati cuscini, insegnerà all’università, sarà maestra della cerimonia del tè, creatrice di giardini, in casa e nel mondo, sempre la stessa: la figlia del samurai è addestrata a tutto. Mai un rimpianto, mai e poi mai autocommiserazione.

La parte dedicata all’infanzia è la più intima e rivelatrice di questo libro, mentre quella ambientata negli States è chiassosa: a Etsu le americane sembrano tutte, tranne due anziane amorevoli e materne signore, delle Barbie.
La stupiscono per la loro allegria, perché fraternizzano con tutti senza tante cerimonie, ma la riempiono di sgomento con la loro infantile incompetenza nelle questioni riguardanti la proprietà e le finanze domestiche.
Quanto costa questo o quello?
Compri questo, ti piace?
Non so, chiedo a mio marito, ci pensa lui.
Nessuna che sapesse far di conto, maneggiare i soldi, ragiona Etsu, se non per comprarsi l’ultimo modello o un paio di scarpe nuove.
La donna, al contrario, in Giappone tiene l’amministrazione delle proprietà e della casa, e passa al marito una quota stabilita.

il libro è intessuto di aneddoti delicati e significativi, come quello di una cugina il cui fidanzato aveva un fiore di pruno nello stemma di famiglia, il che la costringeva a rendere particolare onore a quella pianta, impedendole perfino di mangiare la gelatina di prugne, perché sarebbe stato irriguardoso.
Visto con gli occhi di chi ci permette di comprenderlo dal di dentro, il libro di Sugimoto è un incantevole apprendistato di un mondo che poggia forza e bellezza delle sue tradizioni in un formalismo estremo.

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